(ASI) Il 28 e 29 giugno prossimi, la città giapponese di Osaka ospiterà il vertice generale del G20. A tre anni da Hangzhou, dopo aver "viaggiato" fra Germania e Argentina, il gruppo delle prime venti economie mondiali torna in Asia, sullo sfondo di una serie di grandi questioni internazionali da risolvere. Su tutte tiene banco la guerra commerciale dichiarata da Donald Trump ai danni della Cina per cercare di riequilibrare il deficit commerciale accumulato nei confronti di Pechino.

Dal canto suo, il presidente cinese Xi Jinping ha già messo le mani avanti chiarendo che durante il summit non saranno ammesse ingerenze sulla vicenda relativa a Hong Kong, la regione amministrativa speciale cinese dove alcune centinaia di migliaia di persone sono scese più volte in piazza nel corso delle ultime due settimane per chiedere il ritiro della proposta di legge in materia di estradizione presentata dalla governatrice Carrie Lam. «Affari interni», naturalmente, è stata la risposta di Pechino che sente ancora una volta il fiato sul collo dei governi e delle organizzazioni occidentali da sempre attive nell'ex colonia britannica, tornata alla madrepatria nel 1997.

Una violazione della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale che la Cina non tollera, alla stessa stregua dell'unilateralismo praticato da Washington, non solo adesso con Trump ma ormai da molti anni. Oggi, infatti, semplicemente la politica egemonica della Casa Bianca sembra assumere una forma diversa, più economica e meno militare. Tuttavia, ad essa, la leadership del Paese asiatico continua a contrapporre pratiche di politica estera orientate al multilateralismo e al dialogo di civiltà.

«Siamo pronti a lavorare con tutti per preservare fermamente il multilateralismo, salvaguardare l'ordine  globale basato sul diritto internazionale e proteggere l'equità e la giustizia», ha affermato nella giornata di ieri Zhang Jun, assistente del ministro degli Affari Esteri Wang Yi, in conferenza stampa, citato da Xinhua. «La Cina - ha aggiunto - sosterrà lo spirito del partenariato, promuoverà la coordinazione delle politiche e lavorerà per l'unità e la cooperazione durante il vertice».

Gli ha fatto eco, da un punto di vista più tecnico, il viceministro al Commercio Wang Shouwen, che ha parlato dell'intenzione cinese di contribuire a creare un ecosistema per il commercio e gli investimenti «libero, equo, non-discriminatorio, trasparente, affidabile e stabile». In tema di inclusività, Wang ha espresso l'auspicio del governo cinese che il vertice in terra nipponica possa promuovere l'integrazione profonda del commercio, degli investimenti e dell'economia digitale al fine di creare beneficio per sempre più nazioni e popoli: «Crediamo che il vertice di Osaka spingerà la globalizzazione economica nella direzione di maggiori apertura, inclusività, benessere universale, equilibrio e vantaggio reciproco».

Da più parti si vocifera che il vertice di Osaka dovrebbe concludersi con un accordo fra Xi Jinping e Donald Trump, ma la prudenza è d'obbligo. Pochi giorni dopo la stretta di mano di Buenos Aires dello scorso anno per una tregua negoziale di novanta giorni, fu infatti arrestata in Canada la direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, su ordine degli Stati Uniti. Da allora, Washington ha dato il via ad una guerra legale senza esclusione di colpi nei confronti del gigante asiatico delle telecomunicazioni e, più recentemente, di altri big cinesi dell'hi-tech. Oltre ai dazi, dunque, l'agenda metterà all'ordine del giorno dell'incontro bilaterale a margine del G20 anche questa sfida in tema di alta tecnologia e reti di comunicazione.

Oltre all'incontro - si spera chiarificatore - con Trump, da Xi dovremo attenderci un intervento a 360 gradi, su tutti i principali nodi della governance mondiale, dal commercio all'economia digitale, dalla crescita sostenibile ed inclusiva alle infrastrutture, dal clima all'energia, in cui il presidente cinese ribadirà le posizioni e le soluzioni proposte dalla leadership del Paese asiatico nel quadro di una nuova idea di globalizzazione: multipolare, sostenibile, paritaria e compatibile con le particolarità e le diversità culturali.

Xi era stato molto chiaro in questo senso già fra aprile e maggio. Prima, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione della Fiera Orticolturale Internazionale di Pechino, dove aveva affermato che «il futuro sarà guidato da uno sviluppo eco-compatibile in armonia con le regole delle natura», poi nel discorso di apertura della Conferenza sul Dialogo fra le Civiltà Asiatiche, dove aveva parlato della diversità culturale del pianeta come di un valore da preservare e di una ricchezza da tutelare.

In cartello anche un vertice informale con i leader politici dei BRICS, un gruppo oggi meno compatto degli anni passati ma indubbiamente ancora capace di rappresentare e promuovere le istanze e le richieste delle economie emergenti. Nonostante i forti dubbi del primo ministro Narendra Modi rispetto all'adesione all'iniziativa cinese Belt and Road e la vittoria di Jair Bolsonaro, India e Brasile mantengono con la Cina scambi commerciali e tecnologici tali da mitigare di molto l'influenza di Trump a quelle latitudini, malgrado alcune affinità ideologiche dei due leader - soprattutto del presidente carioca - col tycoon. Molto meno impattante sulle relazioni con Pechino è stato, invece, il cambio al vertice in Sudafrica, dove Cyril Ramaphosa è subentrato nel febbraio 2018 al dimissionario collega di partito Jacob Zuma, per poi affermarsi definitivamente alle elezioni generali del maggio scorso.

Solidissimi restano invece i rapporti con la Russia, (ri)avviati a tutti i livelli già a partire dalla fine degli anni Novanta e recentemente rafforzati in occasione della visita di Xi Jinping a San Pietroburgo per l'annuale Forum Economico Internazionale, che ha consolidato il primato della Cina nell'elenco dei partner commerciali di Mosca. Già nel 2018, l'interscambio aveva toccato quota 108 miliardi di dollari mentre ammontava a 22 miliardi di dollari il volume degli investimenti attuati o sviluppati in Russia con la partecipazione di aziende cinesi.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

 

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