(ASI) Ha aperto ieri al pubblico nella capitale cinese la nuova edizione della Fiera Orticolturale Internazionale, tre anni dopo quella di Antalya, in Turchia. Riconosciuto dal Bureau International des Expositions (BIE) di Parigi come evento di livello A-1 (il più alto nella classificazione internazionale), l'esibizione giunge a pochissimi giorni dalla chiusura del 2° Forum Belt and Road per la Cooperazione Internazionale - dove era presente anche il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte - e vede la Cina ospitare nuovamente un grande evento capace di calamitare l'attenzione di buona parte dei Paesi del mondo, ancora una volta in un ambito particolarmente sentito dalla comunità internazionale, ovvero quello dell'ambiente.

Ben 110 sono infatti gli attori coinvolti, fra nazioni e organizzazioni internazionali, per una manifestazione che nei 162 giorni di durata dovrebbe ospitare, stando alle previsioni, 16 milioni di visitatori pronti a passeggiare sui 503 ettari di un'area espositiva creata ai piedi della Grande Muraglia all'altezza del distretto pechinese di Yanqing. Secondo quanto riporta Xinhua, si tratta della quarta esposizione internazionale più grande e prestigiosa ospitata in Cina dopo l'altra Fiera Orticolturale di Kunming nel 1999, l'Expo 2010 di Shanghai e la prima edizione della China International Import Expo dello scorso anno (sempre a Shanghai).

Il tema di questa edizione della Fiera Internazionale Orticolturale - Live Green, Live Better - richiama inequivocabilmente la linea di pensiero del nuovo corso della leadership cinese, che ha visto Xi Jinping spendersi più volte in prima persona per sottolineare l'importanza della salvaguardia ambientale e della corretta applicazione a livello locale delle misure messe in campo dal governo centrale allo scopo di ridurre drasticamente l'inquinamento che negli ultimi decenni ha attanagliato diverse aree del Paese, fra regioni dedicate all'industria pesante ed aree metropolitane particolarmente congestionate dal traffico urbano.

Nel discorso di apertura di domenica scorsa, il presidente cinese ha auspicato che il concetto di sviluppo sostenibile incarnato dal parco fieristico possa diffondersi in tutti gli angoli del pianeta. «Il modello di sviluppo dell''uccidere le galline per le uova' e 'prosciugare i laghi per i pesci' è al capolinea», ha detto l'altro ieri Xi Jinping, indicando che «il futuro sarà guidato da uno sviluppo eco-compatibile in armonia con le regole delle natura», fiducioso del fatto che «la gente vivrà in un ecosistema migliore fatto di cieli azzurri, montagne verdi e acque pulite».

Stando alle parole del presidente Xi, l'iniziativa cinese si sviluppa attorno a cinque punti principali: l'armonia tra uomo e natura, un benessere basato sullo sviluppo sostenibile, il coinvolgimento in stili di vita attenti alla natura, uno spirito scientifico nella governance ecologica e sforzi congiunti per affrontare le sfide ambientali. «Dovremmo proteggere l'ambiente come proteggiamo i nostri occhi e valorizzarlo allo stesso modo in cui valorizziamo le nostre vite», ha aggiunto Xi, richiamando l'impegno della Cina a centrare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall'ONU nell'Agenda 2030.

È proprio il contrasto «fra lo sviluppo squilibrato e le aspirazioni della popolazione ad una migliore qualità della vita» a caratterizzare la contraddizione principale individuata ed introdotta da Xi Jinping durante i lavori del 19° Congresso del Partito Comunista Cinese, svoltosi nell'ottobre 2017.

Anche in occasione dell'ultimo Forum Belt and Road, il leader cinese non ha perso occasione per ribadire l'importanza della sostenibilità in una materia, come lo sviluppo infrastrutturale, complessa e delicata ma decisiva per garantire la crescita e la qualità dei servizi, oltre a determinare gli equilibri geoeconomici del prossimo futuro. «L'iniziativa cinese Belt and Road deve essere verde e sostenibile», aveva detto pochi giorni fa lo stesso Xi durante il discorso di apertura del Forum, ricordando le caratteristiche di «alta qualità» che le infrastrutture devono possedere.

La trasformazione, tutt'ora in corso, del paradigma di crescita del Paese asiatico ha anticipato di qualche anno gli allarmi lanciati dall'ONU e dai governi occidentali. In Cina, i criteri della qualità e della sostenibilità stanno via via sostituendo quelli relativi alla quantità e alla velocità, che avevano per lungo tempo caratterizzato il settore manifatturiero cinese, all'epoca trainato principalmente dalle esportazioni.

Dal 2012, quando il 18° Congresso del Partito Comunista Cinese approvò il progetto di costruire una «Cina meravigliosa», sistematizzando e consolidando i piani finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nocive, la sostenibilità è entrata con forza al centro del dibattito politico nazionale, non solo nelle stanze dei governanti ma nell'intera società cinese, dove parecchi giovani hanno avuto modo di dire pubblicamente la loro grazie all'innovativo ruolo di social media affermati come Weibo, una piattaforma di microblogging fondata nel 2009 che oggi conta circa mezzo miliardo di utenti attivi, gran parte dei quali molto sensibili al tema della lotta all'inquinamento.

Il Piano d'Azione sull'Inquinamento Atmosferico pubblicato nel 2013 aveva fissato obiettivi precisi in materia di riduzione del livello di PM2.5, specie in alcune regioni osservate speciali per le alte concentrazioni di particelle nocive registrate in passato. In particolare, nel quinquennio 2013-2017, nel Nord del Paese Pechino ha visto scendere del 33% il dato relativo, mentre nel Sud la regione del Delta del Fiume delle Perle (quella inclusa nella Bay Area Estesa Guangdong - Hong Kong - Macao) ha segnato una diminuzione del 15%, come riporta Feng Hao su Chinadialogue.

Certamente c'è ancora molto da fare. A luglio dello scorso anno, infatti, delle 338 città cinesi a livello di prefettura o di municipalità (le più grandi, per intenderci), erano ben 231 a dover ancora raggiungere gli standard stabiliti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di PM2.5, eppure il trend è ormai avviato in tutto il Paese ed è destinato a produrre risultati sempre migliori nel corso del tempo. Oltre all'inquinamento dell'aria, la Cina è da tempo impegnata anche nel contrasto al disboscamento e alla desertificazione. Utilizzando i dati dei satelliti della NASA, un recente studio pubblicato lo scorso febbraio e riportato da Xinhua in questi giorni, evidenzia che in Cina si concentra circa il 25% della superficie rimboschita a livello mondiale fra il 2000 e il 2017.

I commenti dal resto del mondo sono più che incoraggianti. Bernard Oosterom, presidente dell'Associazione Internazionale degli Orticoltori, ritiene che «questo Expo porterà all'attenzione del mondo ciò che la Cina sta facendo per aiutare l'ambiente e migliorare la vita dei cittadini, attraverso le piante, la natura e il territorio». Lo stesso segretario generale del BIE, Vicente Gonzalez Loscertales, si è detto «profondamente colpito» da alcune delle soluzioni proposte da Xi Jinping nel suo discorso. Adhere Cavince, un esperto kenyota di relazioni sino-africane, ha affermato che le parole del presidente cinese hanno nuovamente trasmesso la determinazione del colosso asiatico di costruire un sistema ecologico sicuro, vivibile e sostenibile nel corso di questo secolo.

Insomma, a differenza di manifestazioni di opinione, importanti ma occasionali e spesso prive di concretezza, la Fiera Internazionale Orticolturale di Pechino è un evento che andrà seguito con grande attenzione nei prossimi cinque mesi per capire dove sta andando il nostro pianeta.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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