(ASI) - Riportiamo di seguito le parole del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, intervistato dal Messaggero, che è intervenuto sulla vicenda dei migranti: "Chi vede la questione migratoria come una questione ad altissimo rischio per la tenuta dell'Unione europea drammatizza, ma potrebbe essere profeta.

Il rischio che l'Europa si sgretoli c'è. La divisione tra gruppi di Paesi, la difficoltà a trovare intese e a lavorare insieme, stanno producendo effetti forse più dirompenti della crisi finanziaria del 2012. L’Ue potrebbe subire una battuta d'arresto rilevante. Non occorre abolire i Trattati, basterebbe renderli, di fatto, inoperanti".

Moavero ribadisce il no agli accordi bilaterali voluti da Merkel per rimandare i migranti nei Paesi di primo approdo: "Ci si può occupare dei movimenti secondari solo dopo una reale, concreta svolta sui movimenti primari". Sulla possibilità di chiudere le frontiere, "abbiamo intorno a noi, già adesso, molte frontiere chiuse. Il rischio che i confini si chiudano uno dopo l'altro esiste. Mi auguro che non dovremo mai trovarci davanti a una simile decisione".

Secondo Moavero nella mossa italiana di chiudere i porti c'è la volontà di scuotere le coscienze degli Stati europei e delle istituzioni Ue. Ciò che accade dipende dalla mancanza di un'efficace gestione, a livello Ue, del fenomeno migratorio: “L'Italia chiede il superamento, non la semplice revisione, della logica del regolamento di Dublino che è inadeguato e nei fatti frammenta l'Unione”. Inoltra aggiunge: “L'Unione europea deve fare molto di più per portare pace, libertà e migliorare le condizioni economiche e sociali nei Paesi di origine dei migranti. Servono tanti fondi e occorre investirli bene. Poi bisogna creare campi di accoglienza, assistenza e informazione. Infine chiediamo di strutturare e potenziare una vera vigilanza europea alle frontiere dell'Unione. Tuttavia le persone salvate in mare non devono essere sbarcate sempre negli stessi porti".

Sulla possibilità che il premier Conte metta il veto e minacci la riduzione del contributo italiano al bilancio europeo, "il Consiglio europeo opera su base di consenso ed è normale che, se su certi punti non c'è consenso, non si adotti alcuna conclusione. Dunque non è un veto in senso stretto", osserva Moavero. "Riguardo al bilancio 2021-2027 la discussione è solo all'inizio, si deciderà tra almeno un anno. Ma anche qui è necessaria l'unanimità e se non fossimo soddisfatti non daremmo il nostro sì".

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

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