(ASI) Dopo l'ultimo Congresso del Partito Comunista Cinese, andato in archivio lo scorso mese di ottobre, il Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era è definitivamente entrato nel dibattito politico del Paese asiatico sino ad essere inserito in Costituzione lo scorso marzo, in occasione dell'Assemblea Nazionale del Popolo.

Individuata la nuova contraddizione principale in seno alla società cinese, ossia quella tra uno sviluppo economico sbilanciato e le nuove aspirazioni della popolazione ad una migliore qualità della vita, il pensiero del presidente cinese coinvolge tutte le sfere dell'azione politica, dall'economia alla finanza, dalla giustizia all'ambiente, dal welfare alle infrastrutture. Rientra in questo quadro anche la politica estera, per un Paese sempre più incisivo nelle dinamiche internazionali a tutti i livelli, a tal punto da contribuire in maniera determinante al processo di ridefinizione della governance globale, da anni in discussione in sede di G20 sino al vertice del 2016, svoltosi proprio in Cina, a Hangzhou.

Venerdì scorso, secondo quanto riportato da Xinhua, durante la Conferenza Centrale sul Lavoro relativo agli Affari Esteri, Xi Jinping ha sottolineato l'importanza di tenere a mente gli imperativi sia interni che internazionali, concentrandosi sulla realizzazione del Sogno Cinese di rinnovamento nazionale e sulla promozione del progresso umano. Il presidente cinese ha fatto inoltre ennesimo riferimento alla costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.
Sin dai tempi della prima Conferenza di Bandung (1955), la Cina si è costantemente ritagliata un ruolo-guida tra i Paesi in via sviluppo, affermando i cinque principi della coesistenza pacifica e diventando un primus inter pares fra le nazioni escluse dai due blocchi confliggenti della Guerra Fredda e, dunque, dalle grandi decisioni internazionali. Oggi, il contesto internazionale è profondamente mutato e molti dei Paesi non-allineati, all'epoca accomunati principalmente dall'avversione alla rigida logica della Mutual Assured Destruction, sono nel frattempo divenuti attori molto importanti, tenuti in grandissima considerazione, come ad esempio l'India, l'Indonesia o l'Iran, con una propria specifica identità ed una forza politica ed economica crescente.
A partire alle politiche di riforma e apertura, lanciate da Deng Xiaoping nel 1978, la Cina è senz'altro la nazione che ha corso più velocemente verso lo sviluppo, scalando posizioni su posizioni, fino a raggiungere il gradino di seconda economia mondiale per PIL nominale e il primo posto assoluto per PIL a parità di potere d'acquisto. Ciononostante, Xi Jinping ha ribadito sino a pochi mesi fa che il Paese deve continuare a ritenersi in via sviluppo, ancora impegnato, nel quadro storico del cosiddetto «stadio primario del socialismo», ad avanzare per conquistare ulteriori traguardi.
La virata verso un modello di crescita molto più attento del passato alla qualità, alla manifattura high-end e all'equilibrio sociale e territoriale del Paese ha rappresentato un passo in avanti fondamentale, caratterizzando il primo mandato di Xi Jinping come il più sensibile alla sostenibilità e all'innovazione. Altrettanto importante è stato il sorpasso, nel 2015, del settore dei servizi ai danni dell'industria, in termini di valore aggiunto sul PIL: un sorpasso che ha seguito l'inevitabile trasformazione del mercato interno e l'espansione di una classe media di consumatori più esigenti e consapevoli. Eppure, secondo la leadership cinese, c'è ancora molto da lavorare a tutti i livelli.
Di fronte ai membri del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale, tra cui il primo ministro Li Keqiang, e al vicepresidente Wang Qishan, Xi Jinping ha ribadito la priorità assoluta di proteggere la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina, prendendo attivamente parte alla riforma del sistema di governance globale e costruendo una più ampia rete di partnership globali, intensificando le relazioni diplomatiche tanto con le altre potenze mondiali quanto con i Paesi in via di sviluppo. L'obiettivo è quello di compiere passi in avanti nella direzione di una diplomazia da grande Paese con caratteristiche cinesi, ovvero di un pensiero internazionale che dovrebbe:
- Sostenere l'autorità del Comitato Centrale del PCC quale principio generale e consolidare la leadership centralizzata ed unificata del Partito in materia di lavoro esterno;
- Promuovere la diplomazia da grande Paese con caratteristiche cinesi per compiere la missione di realizzare il rinnovamento nazionale;
- Preservare la pace mondiale e mirare al comune sviluppo quali propositi per promuovere la costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità;
- Rafforzare la fiducia strategica nel socialismo con caratteristiche cinesi quale supporto;
- Portare avanti la costruzione dell'iniziativa Belt and Road secondo l'idea portante di conseguire una crescita condivisa attraverso il dialogo e la collaborazione;
- Seguire la via dello sviluppo pacifico sulla base del rispetto reciproco e della cooperazione dal mutuo vantaggio (win-win);
- Sviluppare partenariati globali, aggiornando l'agenda diplomatica;
- Guidare la riforma del sistema di governance globale secondo i criteri di equità e giustizia;
- Assumere gli interessi nazionali fondamentali quali linea di base per la protezione della sovranità, della sicurezza e degli interessi di sviluppo della Cina;
- Coltivare uno stile diplomatico distintivo attraverso la combinazione tra la fine tradizione del lavoro esterno e le caratteristiche dei tempi.
Il capo di Stato del Paese asiatico ha poi suggerito non solo di osservare l'odierna situazione internazionale ma anche di guardare al passato, facendo tesoro delle leggi della storia, e al futuro, comprendendo meglio le tendenze degli eventi. Secondo Xi, il lavoro esterno della Cina va impostato e programmato «in modo scientifico», attraverso analisi razionali dei processi internazionali e le relazioni della Cina con il resto del mondo.
 
 
Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia
 
 

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