(ASI) Continuano le indagini, in Siria, sul presunto attacco con mezzi bellici vietati dalle convenzioni internazionali nella regione della Douma orientale.

Il capo dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche ha affermato che saranno riesumati i corpi di alcune delle vittime per appurare l’eventuale utilizzo, nell’azione ostile compiuta lo scorso 7 aprile nella regione della Ghouta orientale, di cloro o sarin contro i ribelli sostenuti dal pentagono (tesi, sostenuta con convinzione dall’Occidente, a cui si oppone fermamente la Russia che è alleata del rais Bashar al - Assad). Ahmet Uzumcu ha aggiunto che sono stati raccolti già, in seguito all’accesso al sito dove sarebbe accaduto il tragico evento, oltre 100 “campioni”, specificando che “potrebbe passare un mese per la stesura della relazione. E’ un processo molto delicato e per questo andiamo cauti”. I servizi segreti di Mosca hanno lanciato, intanto, un altro allarme (uguale a quello divulgato poche settimane prima dell’attacco chimico, non ancora accertato da fonti indipendenti, sul suolo siriano). Sarebbero in corso, dallo scorso 23 aprile nei pressi del giacimento petrolifero di Al Zhafra a 27 chilometri da Deir Ez Zor dove è presente una base militare statunitense, i preparativi per un nuovo uso di dispositivi non convenzionali. La fonte ha precisato che gli abitanti si starebbero ammassando, nella parte orientale del fiume Eufrate, per partecipare alle riprese. L’obiettivo sarebbe quello di incolpare l’esercito del paese e trovare ulteriori pretesti per compiere altri interventi militari. La situazione potrebbe aggravarsi quindi sia sotto il profilo umanitario (oltre mezzo milione di morti dal 2011), ma soprattutto geopolitico. Le recenti operazioni compiute da Israele, in loco contro impianti iraniani, potrebbero spingere Teheran a iniziare un conflitto aperto contro Tel Aviv (lo Stato ebraico è tutelato dalla Casa Bianca, mentre il paese dei Pasdaran da Russia e Cina). Lo scenario che si sta creando potrebbe peggiorare anche per la sempre più probabile decisione, entro il 12 maggio, da parte di Donald Trump di annullare l’accordo sul nucleare iraniano. La scelta del tycoon inoltre, prevista a breve, di inaugurare la nuova ambasciata Usa a Gerusalemme (quella a Tel Aviv non sarà più operativa) potrebbe scatenare una pesante rivolta dei palestinesi. Questi ultimi non vogliono che la Città Santa, cara alle tre fedi monoteiste, sia riconosciuta come capitale israeliana.

 

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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