(ASI) Torna a salire la tensione tra la Siria e gli Stati Uniti e dunque anche tra questi ultimi e la Russia che protegge militarmente, dal 1971, il rais Bashar al – Assad.

Alcuni alti funzionari dell’amministrazione Trump hanno dichiarato oggi che l’esercito di Damasco starebbe sviluppando altre armi chimiche, nonostante la decisione nel 2013 di eliminarle. Il pentagono sarebbe pronto quindi a sfidare Mosca e a intraprendere, se necessario, una nuova azione offensiva con una potenza di fuoco maggiore rispetto a quella usata nella scorsa primavera. L’iniziativa di Washington di aprile era motivata dal fatto che riteneva responsabile il regime di un attacco, sferrato con i gas tossici, in una zona del paese controllata dai ribelli.

Il duro monito odierno è giunto a un mese di distanza dalla nuova accusa della casa bianca relativa all’utilizzo di tali mezzi non convenzionali in un’area, amministrata dagli oppositori del governo siriano, nei pressi della capitale. La deflagrazione degli ordigni, vietati dalle convenzioni internazionali, avrebbe provocato una ventina di morti tra cui molti bambini. La strage è stata confermata dall’Onu, ma le fonti indipendenti non sono riuscite a stabilire la paternità dell’accaduto. E’ sempre più forte anche il rischio che le sostanze nocive possano finire nelle mani degli estremisti dell’Isis (sostenuti dall’Occidente) che combattono in Medio Oriente e che stanno rappresentando un pericolo sempre maggiore a causa degli attentati nelle nostre città. Potrebbero arrivare a danneggiarle anche con le temibili “bombe sporche”, cioè quelle in grado di contenere dei gas e dei materiali radioattivi che produrrebbero un maggior numero di danni e di vittime.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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