(ASI) La Romania rappresenta l’avamposto della Nato ai confini della Russia e rappresenta una minaccia a causa dello scudo missilistico statunitense. Lo riferisce l’agenzia di stampa russa Interfax citando Alexander Botsan-Kharchenko, un funzionario del ministero degli Esteri di Mosca.


La Nato e gli Usa si sono sempre difesi dalle accuse mosse da Mosca sostenendo che lo scudo missilistico è funzionale a proteggere l’Europa dal un possibile attacco da parte dell’Iran e non ha nessun intento offensivo nei confronti della Russia. Un altro scudo simile dovrebbe a breve sorgere a breve in Polonia, ufficialmente sempre in funzione anti iraniana.
Botsan-Kharchenko ha riferito “la posizione della Romania e della sua leadership verso la Russia hanno trasformato il paese in un avamposto Nato, in una minaccia per noi”.
Lo scorso maggio è stato inaugurato in Romania l’Aegis Ashore, lo scudo missilistico difensivo da 800 milioni di dollari della Nato presso la base militare di Deveselu. Il sistema Aegis ballistic missile defense system (Abmd) è un programma dell’Agenzia per la difesa missilistica del dipartimento della Difesa Usa sviluppato per creare uno scudo di protezione contro i missili balistici di corto e medio raggio. Dopo la Romania, la prossima installazione dell’Aegis Ashore dovrebbe avvenire in Polonia nel 2018. Il sistema si estende dalla Groenlandia alle Azzorre e serve ad intercettare missili lanciati contro i paesi Nato e alleati degli Usa.
Il sistema difensivo atlantico si basa su una serie di radar che rilevano il lancio di uno o più missili balistici nello spazio; a quel punto il sistema misura la traiettoria del razzo e lancia dei missili, sia da navi che da siti terrestri, per distruggerli.
Lo sviluppo dell’Abmd è iniziato nella metà degli anni’80 come parte della strategia presidenziale di Ronald Reagan Strategic defense initiative (Sdi), inizialmente pensato come sistema per le “guerre stellari” quindi fu trasformato in sistema terrestre-navale, per i limiti tecnologici dell’epoca.
Tra alti e bassi nelle amministrazioni successive il progetto fu poi ripreso nel corso della presidenza di George W. Bush ricevendo poi un’ulteriormente spinta dall’amministrazione di Barack Obama nel settembre 2009, quando dichiarò il dispiegamento del sistema terrestre in Polonia, al posto di quello sulle navi U.S. Navy.
Nei giorni scorsi inoltre sono giunti in Lituani i primi soldati Nato secondo quanto stabilito nel vertice dell’Alleanza atlantica tenutosi lo scorso anno a Varsavia dove i rappresentanti dei 28 paesi hanno deciso di rafforzare lo schieramento di uomini al confine con la Russia e la Bielorussia, paese strettamente legato a Mosca dopo che l’amministrazione Putin avrebbe mostrato la propria forza in Georgia ed Ucraina negli ultimi anni.
Ufficialmente a fare pressione sulla Nato per aumentare gli uomini di stanza nei paesi baltici sarebbero stati proprio i paesi dell’area e la Polonia, timorosi di una possibile avanzata russa verso ovest.
I soldati che sono giunti in Lituania provengono dalla Germania, che negli ultimi anni ha visto una riduzione di uomini Nato nei propri confini proprio perché l’Alleanza atlantica si sta spingendo sempre più ad est per fare pressioni sulla Russia. I 1000 soldati saranno di stanza nei pressi Kalingrad, in una base navale ed avranno in dotazione missili a lungo raggio. Altre unità nato dovrebbero recarsi anche in Polonia, Lettonia ed Estonia.
Per il momento sono giunti nel paese 130 soldati tedeschi, 100 belgi e 17 dai Paesi Bassi. A pieno regime, il battaglione conterà mille uomini, di cui 450 tedeschi. Il nucleo delle Forze armate tedesche è costituito da un battaglione di fanteria; entro la fine del mese vi giungeranno anche 20 veicoli corazzati per la fanteria Marder e sei carri armati Leopard 2.
Dopo la caduta dell’Unione sovietica, e contrariamente a quanto promesso da George Bush a Gorbaciov la Nato si è spinta sempre più verso est, aprendo nuove basi intorno alla Russia, nonostante ciò la vulgata occidentale, legata a Washington continua a parlare di continua aggressione di Mosca verso l’Europa.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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