(ASI) Festa grande ieri nelle piazze greche. La magica notte del 5 luglio 2015 è destinata ad entrare nella storia europea contemporanea come un punto di svolta. Ieri notte, tra le grida festanti delle piazze stracolme all'inverosimile, il popolo greco ha dichiarato con forza il proprio "No" alle condizioni dei creditori internazionali e dei "partners" europei.

E in questa atmosfera di festa, tra le bandiere che garrivano al vento, un nuovo Leonida è sorto; è il premier Alexis Tsipras. Così come il primo arrestò l'avanzata dell'esercito persiano, così oggi Tsipras, con un referendum in cui si giocava tutto il suo futuro politico, è riuscito ad arrestare l'avanzata della finanza internazionale. Non è certo un risultato da poco. Di fatto Tsipras non solo ha ristabilito i principi di autodeterminazione dei popoli e sovvertito il sistema dei "valori" vigente nella U.E. a trazione tedesca, ma ha anche ridimensionato il potere della finanza con la buona politica. La schiacciante vittoria dei valori umani, nazionali e politici, che si sono affermati con oltre il 61% della preferenze, ha già portato in sole poche ore notevoli conseguenze sia a livello nazionale che europeo.
In Grecia, poche ore dopo la fine delle consultazioni, il premier Tsipras ha annunciato che "la Grecia ora è pronta a trovare un accordo anche nelle prossime 48 ore". A sorpresa sono però seguite poco dopo le dimissioni del ministro delle finanze Yanis Varufakis che ha motivato la sua scelta affermando che "le dimissioni sono necessarie per non essere d'ostacolo al premier nel corso dei negoziati che si svolgeranno nelle prossime ore". Varufakis, che ha parlato di "senso di responsabilità", ha lasciato intendere che tale decisione è maturata in seguito alla sempre più manifesta avversione nei suoi confronti da parte di alcuni membri dell'Eurogruppo.
In Europa i ,malcelati nervosismi non erano mancati già dai giorni precedenti il referendum con i media europei che avevano dato un quadro piuttosto "pittoresco" della Grecia, descrivendola come una nazione già nel pieno del crack economico ed umano prima ancora di esprimere il proprio giudizio sulle proposte dei creditori. Eppure, nonostante la maggior parte dei media e dei politici di Bruxelles ostentassero sicurezza circa un esito "giusto" del referendum, il nervosismo era palpabile già da sabato. Già allora alcuni quotidiani tedeschi avevano riportato numerose discussioni della cancelliera tedesca Angela Merkel con alcuni colleghi del suo partito, la Cdu, in cui si lamentava, in maniera piuttosto colorita e senza il suo proverbiale "aplomb", del "fanatismo ideologico di Tsipras che non si rende conto di portare ad occhi aperti la Grecia contro un muro". Preoccupazioni per il "benessere" del popolo greco erano state espresse anche da Martin Schultz che ieri aveva sollevato l'interrogativo "come faranno a pagare le pensioni e gli stipendi?". Ma la Grecia non ha avuto paura dell'incertezza. Determinanti sono stati i voti dei giovani e dei pensionati che hanno preferito la speranza di un futuro migliore o che almeno consentisse alla nazione greca di "dimostrare a certa gente che non possono ciò che vogliono", come emerso da numerose interviste fatte ai votanti.
La reazione tedesca è stata pressoché immediata, ancor più rapida di quella di Bruxelles e della Bce che invece sono rimaste ancora piuttosto "possibiliste" in merito agli eventuali scenari futuri. Il vice cancelliere tedesco, commentando a caldo i risultati del referendum, ha dichiarato –"Tsipras ha distrutto l'ultimo ponte tra l'Europa e la Grecia". Poche ore dopo, nel corso della mattinata odierna, la cancelliera Merkel, è volata a Parigi per un summit d'emergenza con il presidente francese Francoise Hollande, onde discutere la strategia da far seguire all'Europa per "gestire" il risultato greco e le sue implicazioni. Anche in Italia, ormai "ombra" della Germania sia in politica estera che interna, il premier Renzi aveva dapprima bollato il referendum greco come un "errore" nel corso del fine settimana, per poi correggere il tiro nella giornata di ieri parlando di "evento importante di cui tenere conto per sedersi al tavolo delle trattative" . Oggi invece per il premier Renzi è il giorno delle consultazioni straordinarie con il ministro dell'economia Padoan tutt'ora in corso di svolgimento. Le preoccupazioni tedesche, italiane e francesi sono certamente spiegabili con l'apertura al ribasso di tutte le piazze europee, che tra l'altro si annuncia come solo "l'antipasto" di quello che potrebbe essere un crack ben più consistente per tutta l'eurozona nel corso dei prossimi giorni. A spingere i mercati e la finanza internazionale verso il pessimismo ci ha pensato sta mattina anche la Jp Morgan, stilando un rapporto nel quale si parla apertamente di "Grexit come esito finale più probabile data l'attuale situazione". Il riferimento è certamente al fatto che entro martedì la crisi di liquidità delle banche greche porterà all'esaurimento della valuta contante ben prima della scadenza fissata al 20 luglio per il rimborso dei prestiti concessi dall'Fmi. Ma c'è di più. Infatti l'eventuale Grexit avrebbe come conseguenza immediata il tracollo finanziario della Germania. La "locomotiva d'Europa" finirebbe infatti in recessione con un buco di decine di miliardi nei propri conti impossibile da sanare anche utilizzando i 14,5 miliardi di euro in riserve accantonate dalla Bundesbank, la banca nazionale tedesca. In tal caso a complicare il tutto ci si metterebbero poi anche la riduzione degli utili della Bundesbank a fronte della praticamente certa fuga degli investitori, rendendo la recessione tedesca ancor più drammatica e più difficoltosa l'eventuale ripresa. A rendere noto questo inedito scenario è stato il quotidiano tedesco Handelsblatt, che ha riportato la notizia citando fonti del governo. Secondo Handelsblatt il numero uno della Bundesbank, Jens Weidman, avrebbe esposto questo scenario alla cancelliera Merkel, la quale avrebbe commentato –"La Grecia non rispetta i principi europei". La situazione di esposizione economica tedesca, o meglio, di una Germania che finanziariamente avrebbe giocato a fare da giudice, giuria e boia del popolo greco, e non solo, arricchendosi di pura speculazione, sarebbe confermata anche da un video in cui l'ex premier italiano Massimo D'Alema, afferma sostanzialmente che "grazie al meccanismo degli interessi e del costo del denaro le risorse vanno sempre dal paese povero e in difficoltà (la Grecia), al paese ricco (la Germania), secondo un meccanismo che ha portato a far si che gli aiuti stanziati fin ora siano andati solo ed esclusivamente a finire nelle casse delle banche tedesche e francesi a saldo degli interessi che queste vantavano sui titoli greci e sugli aiuti concessi".

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

 

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