(ASI) La Merkel ha deciso di dichiarare guerra allo Stato Islamico. In Germania è stata fatta una scelta coraggiosa. Mentre in Italia si ritorna ad un uomo della Prima Repubblica, sciogliendo il nodo della Presidenza della Repubblica, i

tedeschi si sono spinti oltre l’invio di armi ai curdi e hanno approvato il primo invio di truppe contro lo Stato Islamico. La prima missione della Germania post nazista, se si escludono gli aiuti alla Nato e all’ONU.

A livello formale si tratta di un contingente della Bundeswehr di cento militari, i quali saranno impegnati ad addestrare combattenti contro i jihadisti dello Stato islamico. Lo stesso partito dei Verdi ha ammesso la possibilità che possano verificarsi scontri armati. Ma questo non sembra preoccupare il Bundestag, che ha registrato un’alta percentuale di voti favorevoli (457 sì, 79 contrari e 54 astenuti).

Il problema della legittimità costituzionale della missione rimane sospeso, ma è innegabile che si tratta di una questione controversa, che ha le sue radici nel secondo dopoguerra e cerca di dimenticare i trascorsi del Terzo Reich. L’opinione pubblica rimane spaccata su questo argomento, mentre le prime truppe stanno già agendo sul terreno. L'istituto di ricerca tedesco Tns Infratest ha individuato come favorevole solo il 34% dei cittadini, percentuale che nel 2014 raggiungeva il 37%.

Quali possono essere i motivi di questa decisione? Cosa spinge la Germania ad abbandonare la propria politica estera moderata? Si tratta di lotta al terrorismo o di strascichi imperialisti? I fattori sono molteplici: dalla modernizzazione dell’esercito alla lotta contro i combattenti stranieri nell’Isis (che in Germania sono tra i 500 e i 600, seconda solo alla Francia), passando per la campagna di propaganda della Merkel che si fa ritrarre con il velo e punta ad acquisire i voti dei musulmani moderati. A fare da sfondo, i vertici di Berlino si trovano ad affrontare la crescita del proselitismo salafita, che secondo le stime ha quasi triplicato i suoi seguaci in soli due anni.

Dall’Africa di Boko Haram fino alle cellule jihadiste in Kurdistan, passando per i missili tedeschi posizionati in Turchia, l’impegno della Germania sembra orientato ad un approccio generale, in grado di affrontare contemporaneamente varie minacce e giocare su più scacchiere. Fino a quando questo impegno contro il terrorismo rientrerà nei canoni della difesa nazionale professata nella Legge Fondamentale del 1949?

 Guglielmo Cassiani Ingoni – Agenzia Stampa Italia

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