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(ASI) Lo scandalo Datagate ha riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Improvvisamente milioni di persone si sono rese conto che la loro privacy non era mai stata così sicura come credevano. Il merito della notizia che ha fatto il giro del pianeta è di Edward Snowden, che ha rivelato come la NSA americana spiava un totale di 35 leader mondiali e 80 fra consolati e ambasciate, compresi gli alleati europei, e controllava milioni di comunicazioni sospette. Negli Stati Uniti la spiegazione è stata quella della lotta al terrorismo internazionale. Dunque un effetto dell’11 Settembre. Ma se fosse vero, perché spiare Capi di Stato alleati? Siamo tutti terroristi per i servizi segreti americani? Si può giustificare la raccolta illegale di informazioni di altre nazioni e di milioni di persone con la ricerca di qualche terrorista? Siamo tutti figli dell’11 Settembre a quanto pare. Il crollo delle Torri Gemelle ha creato un trauma culturale così forte da giustificare questa pratica da Guerra Fredda.

Germania e Brasile hanno chiesto all’Assemblea generale dell’ONU di esprimersi in materia. Una bozza di risoluzione sulle intercettazioni internazionali è in preparazione e verterà sulla preoccupazione per la violazione dei diritti umani e sugli abusi derivanti dalla sorveglianza delle intercettazioni extraterritoriali. La risoluzione sarà pronta a fine mese. Intanto il capo della National Security Agency, Keith Alexander ha detto che i programmi che venivano portati avanti erano stati chiesti da responsabili politici americani, in particolare il Dipartimento di Stato. Lo stesso Obama è corso ai ripari e ha ordinato il termine delle intercettazione verso i leader mondiali, quelle nel Palazzo di Vetro dell’ONU e nelle sedi del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

La talpa Snowden si dichiara pronto a spiegare i fatti davanti ad una commissione del Congresso degli Stati Uniti, così da chiarire le accuse di spionaggio che gli sono state mosse contro. Lo ha detto il deputato tedesco Stroebele, esponente dei Verdi, che il 31 ottobre ha incontrato l’ex spia a Mosca dove ha chiesto e ricevuto asilo politico, oltre che un lavoro per un sito russo attualmente anonimo.        Il sito, proprietà privata, è uno dei più importanti della Russia e non ha annunciato la nuova assunzione per motivi di sicurezza.             La questione si annuncia complessa e rischia di sfociare in un scontro diplomatico e di intelligence tra le maggiori potenze mondiali, con un velo di Guerra Fredda e raffreddamento dei rapporti di cooperazione reciproci. Una cosa è certa: il mondo ha perso un po’ della sua sicurezza, ognuno di noi ha perso un po’ della sua privacy.

Guglielmo Cassiani Ingoni – Agenzia Stampa Italia

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