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(ASI) Imponenti manifestazioni pacifiche del movimento islamico sono in corso in tutto l'Egitto, a sostegno del presidente Mohamed Morsi, uscito vincitore da una competizione elettorale democratica, ma vittima di un atto di forza dall'esercito, consumato nel sorprendente quasi-silenzio generale delle cancellerie euro-atlantiche e nell'abulia estiva delle fonti di informazione (soprattutto a stampa). Certamente senza quella indignazione (anch'essa ad orologeria?) dell'opinione pubblica che, per esempio, suscitarono l'invasione sovietica della Cecoslovacchia (20 agosto 1968) o il colpo di Stato contro Salvador Allende in Cile (11 settembre 1973).

I “Fratelli Musulmani” denunciano interferenze esterne anche attraverso le organizzazioni non-governative (ONG) internazionali operanti in Egitto (non ultima la famigerata Open Society del finanziere George Soros), che avrebbero dato sostegno finanziario e organizzativo alle attività anti-governative dei gruppi politico-religiosi di opposizione. Gli Islamici più radicali si riservano azioni ritorsive contro Israele, ritenuto con gli USA, Francia e Gran Bretagna corresponsabile di quanto accade in Egitto.

Com'è noto, il governo di Tel-Aviv si è sempre dimostrato ostile alla svolta politico-umanitaria del presidente Morsi e alla sua volontà di soccorrere la popolazione palestinese di Gaza, duramente provata da interminabili anni di vessazioni e isolamento a cui l'aveva costretta Israele, non senza la tacita approvazione dell'ex rais egiziano Mubarak. Nel Sinai si sono appena registrati attacchi di commandos islamisti a posti di blocco egiziani vicino al confine con Gaza e Israele.

Commento - Oscure nubi si addensano dunque sul futuro dell'Egitto, anche se la situazione anomala, determinatasi con la “sospensione della democrazia” da parte dei militari, sembra solo il primo passo verso  il riallineamento dell'Egitto al “nuovo ordine mondiale”. Caos e ingovernabilità protratti nel tempo, infatti, potrebbero aprire le porte ad un intervento militare “umanitario” della NATO. Con la conseguente distruzione dell'unità territoriale dell'Egitto: come in Iraq, in Sudan, in Libia, in Mali e in Siria, sebbene in quest'ultimo Paese il disegno euro-atlantico sembri destinato a naufragare.

OcToBer Agenzia Stampa Italia

 

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