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(ASI)Esteri - La Francia si conferma paese europeo militarmente indipendente quando si tratta di difendere i propri interessi sparsi nel mondo. Un modo di operare che la fa essere una potenza colonialista anche nel III millennio. Infatti, non le basta considerare  l'Africa come il suo giardino di casa, ma interviene con il suo esercito negli affari interni del continente nero.
Mentre all'Onu si discuteva di un intervento di una coalizione internazionale in Mali, La Francia, anticipando tutti, l'ha fatto da sola.  Questa volta è toccato al socialista Francois Hollande  che, col la solita scusa dell'esportazione della democrazia, ha dato il via libera al suo esercito di iniziare la campagna bellica nel Mali. Nel primo giorno degli attacchi gli aerei francesi hanno provocato oltre 100 vittime tra ribelli e soldati governativi. Si comprende persino dalla dinamica delle operazioni che per la Francia è iniziata una nuova cinica guerra di conquista. E l'Unione Africana, realtà solo nominale, ma che non ha alcun potere diplomatico contrattuale, sta a guardare, permette e subisce passivamente l'indebita ed assai pericolosa ingerenza militare di un paese europeo in Africa. Che la Francia abbia avito il placet dall'Europa, lo dimostra la dichiarazione del presidente della Commissione Ue Jose' Manuel Barroso, il quale parlando a Marsiglia in merito ha detto: "Sosteniamo la coraggiosa azione delle truppe francesi'' in Mali. Mentre la Farnesina tace, interviene  Giacomo Filibeck coordinatore del Dipartimento Esteri del PD e responsabile per Africa e Medio Oriente: "L’intreccio criminale che vede protagonisti gli estremisti islamici e i terroristi attivi nella regione del Sahel per il traffico di armi, droga e il business dei rapimenti, è una situazione che richiede da tempo tutta l’attenzione della comunità internazionale. Riteniamo per questo utile la presenza di forze internazionali e regionali a sostegno delle autorità nazionali del Mali a difesa dell’integrità territoriale e del controllo locale, purché il tutto sia nel pieno rispetto della risoluzione Onu 2085. Colpisce il fatto che il ministro della Difesa Jean-Ives Le Drian abbia ovviamente sentito il dovere di confrontarsi con i suoi omologhi americani, inglesi e tedeschi e non abbia avuto la stessa attenzione nel condividere la posizione francese col nostro governo. A dispetto di un certo recente trionfalismo, sono ancora poco solide le basi della recuperata credibilità italiana nel contesto internazionale. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per riportare veramente l’Italia a giocare il ruolo che le spetta nel mondo.Ettore Bertolni - Agenzia Stampa Italia

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