"Su un carro del corteo lo striscione «Vaffanculo Pro Vita». Coghe: «Reagiscono così perché abbiamo smascherato il loro manifesto»
(ASI) Uno striscione con la scritta «Vaffanculo Pro Vita» campeggiava oggi su uno dei carri del Pride di Roma, sfilato con il patrocinio del Comune e con il sindaco Roberto Gualtieri in testa al corteo. A rispondere all’attacco è Pro Vita & Famiglia.
«Ci hanno dedicato un insulto volgare su uno striscione, e va bene, ce ne faremo una ragione. Ma una domanda sorge spontanea: non erano loro i paladini dei diritti, dell’inclusione, del rispetto e della tolleranza? Evidentemente rispetto e tolleranza valgono solo per chi la pensa come loro. Chi dissente va zittito, possibilmente con un “vaffa”», dichiara . In una nota Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
«Non è un caso che ce l’abbiano con noi - prosegue Coghe -. Nei giorni scorsi abbiamo letto e analizzato, parola per parola, il loro documento politico ufficiale, smascherandone i contenuti ideologici e pericolosi: chiedono l’autodeterminazione di genere per i minori, anche per quelle che chiamano “persone piccole” - e non “bambini”, così da aggirarne le tutele giuridiche; invocano l’utero in affitto “etico e solidale”, che resta comunque mercato di esseri umani; paragonano addirittura alla “tortura” i percorsi di psicoterapia che etichettano come “terapie di conversione”; pretendevano il ritiro del Ddl Valditara sul consenso informato dei genitori, poi invece approvato. Lo stesso manifesto, per giunta, ci cita per nome accusandoci di “disinformazione”. Ecco la verità: non sopportano che qualcuno mostri agli italiani cosa c’è scritto nei loro documenti».
«La cosa più grave - aggiunge Coghe - è che questo spettacolo ideologico sfila ancora una volta grazie a soldi e patrocini pubblici: solo lo scorso anno il Comune di Roma aveva stanziato 80.000 euro per il Pride, e anche quest’anno il sindaco Gualtieri ha voluto marciare in prima fila. Le istituzioni dovrebbero rappresentare tutti i cittadini, non sostenere chi insulta chi la pensa diversamente».
«A chi ci ha dedicato quello striscione rispondiamo senza alcun rancore: continueremo a difendere la vita, la famiglia e la libertà educativa dei genitori, e continueremo a raccontare la verità, a costo di risultare scomodi. Gli insulti non ci fermeranno: semmai, ci confermano che stiamo colpendo nel segno», conclude Coghe.



