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Lettere in redazione

Moretti, Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria: "Suicidi a Regina Coeli inevitabili. Solo 2 agenti per 120 detenuti. Ora il Governo mantenga gli impegni"

(ASI) "I due suicidi verificatisi a distanza di poche ore uno dall'altro possono non essere casi isolati, viste le difficoltà oggettive ad attuare un controllo efficace dei detenuti da parte degli agenti della Polizia Penitenziaria, che ogni giorno sono costretti ad operare

Di Redazione ASI 21 Luglio 2015 – 14:52 2 min di lettura

con numeri del tutto inadeguati a sopperire ad esigenze non solo di sicurezza ma di tutela dell'integrità psico-fisica dei detenuti ristretti". Così Giuseppe Moretti Presidente della Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria, già UGLPP.

"Il fatto che in sezioni come quella dove sono accaduti gli incresciosi episodi - che turbano soprattutto gli agenti, che ogni giorno si adoperano per prevenire qualsiasi atto autolesionistico posto in essere - operassero solo due agenti nonostante la presenza di 120 detenuti, non è un caso - prosegue il sindacalista - Sempre più spesso il numero scende ancora nei turni notturni ed in sedi che, come Regina Coeli, sono quasi del tutto prive di strumenti di controllo remoto. Ogni volta che questo accade sono gli stessi operatori a chiedersi se ciò si poteva evitare. Ma non si può accettare che venga messa in dubbio la professionalità con cui opera la Polizia Penitenziaria".

"Oggi pomeriggio, durante l'incontro convocato dal Ministro Orlando sugli Stati Generali dell'Esecuzione Penale, riproporremo al Guardasigilli la necessità di non attendere oltre per occuparsi delle difficoltà operative della Polizia Penitenziaria, visto che agli annunci successivi alla (temporanea) soluzione dei problemi connessi alle sentenze della corte europea, non è ancora seguita una vera politica di rilancio del ruolo professionale della Polizia Penitenziaria, che è ancora al palo rispetto ad esempio al riallineamento del proprio vertice. Lo stesso vale per la messa in sicurezza del lavoro svolto dagli agenti, ancora soggetti ad imputazione per fatti non controllabili a causa di norme antiquate come la "colpa del custode", che resta un punto dolente per chi non riesce a svolgere correttamente i propri compiti istituzionali non per causa propria".

"Sempre al Ministro chiederemo cosa accadrà se dovesse essere approvato il testo che attualmente è tornato all'esame del Senato relativamente al "reato di Tortura" se non si modificheranno i modelli operativi ora utilizzati con difficoltà dalla Polizia Penitenziaria, garantendone l'integrità fisica, ancorché psichica sul posto di lavoro. Tutto ciò sempre nella speranza che non vi siano ulteriori episodi di suicidio "emulativi" - conclude Moretti - che, per loro natura, andranno solo ad alimentare statistiche e, temiamo, non sortiranno ulteriore effetto se non rischiare di esporre inutilmente alla gogna mediatica il personale di Polizia Penitenziaria".

Giuseppe Moretti, Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria

 

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