(ASI) Questa mattina Cinzia Pellegrino, referente romana del Dipartimento di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale dedicato alla tutela delle Vittime di violenza, ha scritto una lettera aperta al Sindaco di Roma, Ignazio Marino, nella quale chiede a Roma Capitale di aderire alla campagna "Sulla strada della parità".

Ecco il testo della lettera:

«In Italia vivono più donne che uomini, quasi due milioni in più. Eppure le pari opportunità di accesso alle professioni, alle carriere e ai sistemi di rappresentanza, restano ancora un obbiettivo lontano dall’essere pienamente realizzato. Negli ultimi anni sono stati fatti certamente piccoli passi in avanti, ma in molte di queste voci l’Italia rimane agli ultimi posti in Europa. Affinché possa avvenire una radicale inversione di tendenza, è fondamentale investire sul piano culturale. Anche i nomi delle nostre strade e delle nostre piazze contribuiscono a creare la cultura di un popolo, definendone le figure storiche degne di memorabilità. Ma è sufficiente dare un’occhiata veloce ai dati della toponomastica, su tutto il territorio nazionale, per rendersi conto che i siti comunali intitolati a donne sono una percentuale infinitesimale rispetto a quelli al maschile. A Roma, Capitale d’Italia, su 16.110 ben 7.589 sono intitolate a uomini e solo 613 a donne.

Il mio appello è pertanto indirizzato al Sindaco e all’Amministrazione Comunale affinché, cogliendo l’occasione della Giornata Internazionale della Donna, aderiscano alla campagna nazionale promossa dal nostro Dipartimento, il cui fine è quello di abbattere quella persistente ed immotivata discriminazione di genere che sta alla base della scelta dei nomi fruibili tra le opzioni possibili, e affinché si attivino per ridurre nel tempo le distanze esistenti tra toponomastica al femminile ed al maschile. Chiedo quindi un impegno concreto a creare un riequilibrio proprio “sulla strada della parità”, concetto dal quale prende vita l’iniziativa.

Questa pratica ha una sua valenza sociologica per la semplice motivazione che, riportare alla memoria donne che si sono distinte nella storia e nella scienza come nello sport e nell’arte, ricollega i cittadini, soprattutto i più giovani, con dei modelli di appartenenza al proprio territorio, nazionale o locale che sia. Facciamo in modo di intitolare un parco o una via ad una delle tante donne e madri uccise sotto i colpi dalla furia omicida di un marito o compagno accecato dalla gelosia, donne che anche solo per questo dovrebbero poter essere considerate delle martiri della società che non riesce a prevenire e contrastare la violenza domestica. Celebriamo le donne che hanno contribuito a rendere grande il nome degli italiani con gesti concreti, non solo con il giallo delle mimose».


Redazione Agenzia Stampa Italia

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