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(ASI)Lettere in Redazione - Oggi il legittimo proprietario dei dati (ricercatori o industria farmaceutica) può decidere a propria discrezione e per finalità poco nobili di non pubblicare i risultati delle sperimentazioni cliniche. Questa forma di manipolazione dei dati della ricerca - nota come bias di pubblicazione - implica disastrose conseguenze cliniche, economiche ed etiche: infatti, altera il profilo di efficacia-sicurezza dei trattamenti, aumenta i rischi per i pazienti, consuma preziose risorse, infrange il patto sottoscritto nel consenso informato e tradisce la fiducia dei partecipanti, convinti di contribuire al progresso della medicina.

Contro questa intollerabile consuetudine la comunità scientifica deve seriamente impegnarsi a introdurre le adeguate innovazioni per garantire l’accesso a tutte le informazioni sugli studi condotti, in particolare sulle sperimentazioni cliniche che hanno un ruolo fondamentale per valutare l’efficacia degli interventi sanitari.

Considerato che “Tutti i soggetti coinvolti nella ricerca hanno la responsabilità di garantire che ogni pubblicazione rappresenti accuratamente e in maniera non distorta lo studio realizzato” la Fondazione GIMBE - accanto all’iniziativa AllTrials che invita a pubblicare tutti i risultati di tutte le sperimentazioni cliniche - sostiene la “dichiarazione di trasparenza” pubblicata dal British Medical Journal.

Secondo Altman e Moher l’autore principale di uno studio dovrebbe firmare una dichiarazione di trasparenza, quale elemento integrante della sottomissione dell’articolo alla rivista, dichiarando che:

a. il manoscritto è un resoconto onesto, accurato e trasparente dello studio a cui si riferisce; b. non è stato omesso alcun aspetto rilevante dello studio; c. ogni eventuale discrepanza rispetto allo studio pianificato (ed eventualmente registrato) è stata spiegata.

Fondazione GIMBE

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