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(ASI)Lettere in Redazione. Alle 8,16 del 6 agosto 1945 un bombardiere statunitense sganciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima; il 9 agosto successivo ci fu la “replica” con il lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette, quasi esclusivamente civili, fu solo stimato intorno alle 200.000, in quanto la gravità delle devastazioni causate dagli ordigni fu tale da rendere impossibile un censimento capillare dei decessi.Circa il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, prevale, per gli americani, la tesi secondo cui i bombardamenti atomici sarebbero serviti ad accorciare il processo di resa del governo militare giapponese e quindi la seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando vite umane nei combattimenti di terra e d'aria per la prevista invasione del Giappone. Da altre parti si sostiene, piuttosto, che la vittoria sul fronte giapponese, ormai prossimo alla resa, fosse solo un mero pretesto per effettuare dei test con le due tipologie di bomba prodotte e, contemporaneamente, una dimostrazione di potenza nei confronti di quello che si profilava come il nuovo potenziale nemico, ovvero l'URSS che si accingeva ad invadere l'arcipelago nipponico proprio in quei giorni. Pur essendo considerati i due attacchi atomici sul Giappone gli episodi bellici più atroci e significativi dell'intera storia dell'umanità, per l'utilizzo di un'arma di distruzione di massa, per i danni diretti e indiretti, protrattisi per diverse generazioni fino ai nostri giorni, i responsabili di tali atti efferati, con il Presidente americano Harry S. Truman in testa, non sono mai stati processati per crimini di guerra, oltretutto perpetrati nei confronti di una nazione oramai in ginocchio e vicina alla resa «Il mondo sappia che la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, una base militare. Abbiamo vinto la gara per la scoperta dell'atomica contro i tedeschi. L'abbiamo usata per abbreviare l'agonia della guerra, per risparmiare la vita di migliaia e migliaia di giovani americani, e continueremo a usarla sino alla completa distruzione del potenziale bellico giapponese (H.S. Truman)». Bensì sono oggi gli USA medesimi e i loro alleati a promuovere le guerre di “liberazione”, per esportare “democrazia” e “libero mercato”, contro i presunti possessori delle armi di distruzione di massa, vedi Serbia, Iraq e ora anche Iran. E’ chiaro, infatti, che i tribunali di guerra li fanno i vincitori, che l’industria degli armamenti e il suo indotto rendono molto più di aiuti umanitari in viveri, medicinali e strutture sanitarie verso popoli che aspirano alla propria indipendenza e prosperità. Nell’epoca del liberismo e della globalizzazione tutto deve essere controllato e regolato da quei pochi burattinai che detengono il potere economico e finanziario mondiale, di cui anche ogni presidente americano della nazione “Gendarme del Mondo” è strumento consapevole.    
Ro.Be

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