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(ASI) Secondo i risultati di una recente demoscopea oltre il 66% degli italiani intervistati è contrario all'unione Europea così come è. La crisi economica ha acuito ed esasperato questa sfiducia, sempre più diffusa nei Paesi del Vecchio Continente. Un'Europa in mano ai banchieri di ogni latitudine, agli invisibili speculatori del mercato virtuale globalizzato, specchio di un'economia fittizia e non reale, ha generato solo disastri sociali: ricchezza per pochi, povertà per molti. Tante sono le soluzioni prospettate per uscire dal sistema usurario mondiale. Ne sono esempi l'Argentina, l'Islanda, l'Iran, il Venezuela e più recentemente l'Ungheria. 


Dal 1971 l'uscita degli Usa da Bretton Woods ha imposto che le transazioni commerciali fossero regolate con il dollaro cartaceo (quindi, senza il valore intrisenco dell'oro o dell'argento). Gli statunitensi con questa spregiudicata mossa hanno messo le basi per vivere alle spalle del resto del mondo.  Se l'Euro rappresenta la necessaria moneta unica di una reale Europa concepita come unione dei popoli e Stati, dove ognuno di essi conserva la propria moneta per la circolazione interna. Mentre la Banca centrale deve essere espressione diretta (e non mediata da terzi).

Per questo motivo, mi proponiamo la lettura dell'articolo uscito l'8/1/2012 su www.dazebaonews.it  a firma di Marta Bossi

Operation Pesetas, per uscire dalla crisi si accetta di nuovo la moneta spagnola

MADRID - Fino al lancio dell’Operazione Peseta (27 dicembre utlimo scorso) gli affari andavano molto male, per evitare il tracollo 50 commercianti di Salvaterra di Mino, in Galizia – Spagna del Nord Est - hanno deciso di accettare nuovamente la moneta spagnola allo stesso cambio applicato nel 2002 al momento del passaggio all’Euro.

Il risultato è stato un vero e proprio esodo di persone attratte a spendere nel Villaggio Galiziano.
Per i pagamenti si accettano banconote e monete dal conio del 1940 in poi, sembra che gli spagnoli ne abbiano conservate molte in casa e nelle casseforti, ma la pesante crisi economica non permette di essere nostalgici o collezionisti. Così l’iniziativa dei negozianti di Salvaterra, che è stata ben accolta da Unes Association (Camera di Commercio locale), è arrivata alla seconda iniziativa del genere e intendono ripetersi di nuovo per fine gennaio.
La brillante idea è venuta alla Signora Rivas, ottico, che si ricordava di come la Banca Centrale di Spagna avesse calcolato che 1.7 miliardi di Euro in pesata erano rimasti in circolazione. Così, dal momento che in Spagna, non è stato imposto un limite di tempo per cambiare il vecchio conio con la nuova moneta europea, gli intraprendenti esercenti del villaggio spagnolo hanno deciso di sfruttare l’opportunità e lanciarsi in questa rinnovata opportunità di incrementare gli incassi.


In Spagna, come in Italia, il 70% delle persone sono convinte che l’Euro non abbia portato nessun miglioramento nelle proprie vite, anche perché, com’è noto, i prezzi per gli acquisti sono a dir poco raddoppiati mentre i salari no. Purtroppo, presto o tardi, le Pesetas in circolazione finiranno e di conseguenza anche l’iniezione di “fiducia” per i cittadini e i gestori dei negozi di Salvaterra. Chi aiuterà La Signora Perez, proprietaria della profumeria, il cui compagno è disoccupato da un anno? Chi, la Signora Rodriguez, del negozio di casalinghi? Il parrucchiere Signor Ledo?
Le attività commerciali cittadine concorrono in maniera significativa all’economia delle città, di qualsiasi nazionalità esse siano, ora che si trovano in evidente difficoltà (per la crisi economica che ha colpito l’intero sistema occidentale cui si aggiungono criticità prettamente locali), occorre mettere in atto tutte le iniziative possibili per sostenerle e rilanciarle, in teoria dovrebbero essere le istituzioni ad intervenire, ma in questo come in molti altri campi di applicazione i cittadini chiamano e nessuno risponde.





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