(ASI) Perugia – Nella storica Sala della vaccare di Palazzo dei Priori, è tempo di bilanci per l’Afas. Circa un anno fa, il 23 giugno 2015, gli stessi vertici dell’Azienda Speciale delle Farmacie Comunali di Perugia presentavano il proprio piano industriale annuale. 
Ad oggi, ad un anno di distanza, Afas ha potuto chiudere l’anno con un bilancio più che positivo avendo generato un fatturato di oltre 19 milioni di euro. A fronte di questo buon risultato, che rappresenta un trend in crescita rispetto agli anni passati, Afas ha ufficializzato il proprio impegno affinché gli utili dell’azienda vengano utilizzati per progetti e finalità sociali. Gli utili saranno insomma devoluti alla comunità grazie alla rinnovata solidità imprenditoriale ed economica dell’azienda. Alla conferenza di oggi era presente tutto il cda dell’azienda: il presidente Virgilio Puletti, il vicepresidente Federico ricci ed il direttore generale Raimondo Cerquiglini.

“Questo incontro” – ha affermato Cerquiglini – “ è un importante occasione per rendere noto quanto fatto. L’anima imprenditoriale di un azienda impone di riportare dei profitti senza dimenticare la socialità”. Il direttore generale di Afas ha poi annunciato delle “variazioni geografiche dell’offerta con lo spostamento di due grandi farmacie, e l’aggiornamento di quelle operative a moderni standard”. Per il vicepresidente di Afas, Federico Ricci, l’azienda “gode di grande salute”. Ricci ha poi enunciato gli obbiettivi per il presente ed il futuro sostenendo –“ Cerchiamo di stimolare gli investimenti che sono necessari per crescere. Una simile azienda ha quindi la possibilità di incidere sul sociale. Si tratta della responsabilità sociale di aziende che vanno bene di contrastare un welfare che si va sgretolando”. Certo è però che, specialmente al giorno d’oggi, ogni impresa economica necessita di solidità per potersi cimentare in progetti che prevedono il finanziamento del sociale. Questo concetto è stato al centro dell’intervento del presidente Virgilio Puletti. “Impossibile pensare di sostenere l’attività sociale se non si riesce a far quadrare i numeri e conseguire risultati importanti. L’Afas ha fatto registrare un monte ricavi di oltre 19 milioni di euro. Importanti incrementi rispetto al 2014 e ancor di più rispetto al 2013. Si tratta di un utile di 400.000 euro pre – tasse che poi al netto delle imposte verranno devoluti al socio unico di Afas che è il comune di Perugia. Quest’ultimo li investirà a sua volta in attività sociali. Tra l’altro, oltre a conseguire questo risultato in termini economici, Afas corrisponde al comune di Perugia oltre 750.000 euro. Per cui il reddito operativo in termini industriali supera il milione e cento mila euro. Con queste risorse facciamo proseguire l’attività di restyling delle farmacie. Non si tratta di una mera questione estetica. Lo facciamo perché la farmacia deve diventare sempre più un luogo di accoglienza in quanto si tratta a tutti gli effetti di un presidio del servizio sanitario nazionale. Questo andrà anche a beneficio del personale, oltre che degli utenti, che potrà così esprimere i propri talenti e le proprie capacità”.

L’obbiettivo principale dichiarato del restyling delle farmacie Afas saranno le esigenze delle neo mamme. La consigliera Annalisa Mierla ha specificato come si tratta della prima volta in assoluto che questo accade in Umbria. Il progetto di assistenza alle neo mamme prenderà il nome di Baby Pit Stop. La consigliera Annalisa Mierla ha spiegato che il nome non è stato scelto casualmente poiché “come nella formula uno le auto in pista ricevono l’assistenza necessaria al corretto funzionamento, cambio gomme e rifornimento carburante, le neo mamme riceveranno assistenza da parte di personale espressamente formato e avranno un posto dove poter allattare e cambiare i pannolini”. Il progetto del Baby Pit stop, il cui primo aprirà a Perugia, in Via della Pallotta, e altri sette sono previsti nelle farmacie Afas, andrà ad inserirsi in un quadro ben più ampio. “Il baby Pit Stop è un concetto sviluppato in accordo con le linee guida di Unicef e dell’Oms. L’Oms ha stabilito la necessità di giungere ad una percentuale del 50% dell’allattamento esclusivo al seno fino ai sei mesi di età . In Italia la percentuale di allattamento al seno è inferiore al 37% e non si tratta nemmeno di un allattamento esclusivo al seno. Questo perché in Italia per una neo mamma sussistono oggettive difficoltà di poterlo fare anche per la mancanza di luoghi dedicati. Il fatto di renderli operativi nelle farmacie garantirà l’assoluta capillarità del servizio. Inoltre in Italia manca una debita assistenza post-parto. Mentre nella fase pre-parto vi è un sistema di assistenza sufficientemente organizzato, per la fase post-parto non si è riusciti ad implementare un sistema altrettanto valido, e spesso le neo mamme devono quindi fare da sole o rivolgersi a Google. Il lavoro di pediatri ed ostetriche, sicuramente prezioso, non è sufficiente per rispondere alle esigenze ed ai dubbi giornalieri delle neo mamme. Quindi noi abbiamo già formato oltre 20 farmacisti per assistere le neo mamme. Non si tratta quindi di un servizio improvvisato, ma di professionisti che sono stati formati seguendo le linee guida dell’Oms e dell’Unicef. La gente deve sapere che ci siamo e che possono rivolgersi ai propri farmacisti” – ha spiegato Annalisa Mierla. Secondo la stessa Mierla, la formazione del personale nelle farmacie inoltre potrà solo favorire il lavoro di ostetriche e pediatri, poiché ne alleggerirà il carico lavorativo “di tutte quelle situazioni di routine giornaliere” e ne favorirà quindi l’efficienza lavorativa a beneficio della comunità, per i casi che necessiteranno di prestazioni mediche approfondite.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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