(ASI) Si potrà pensare quello che si vuole, ma la finanza islamica rappresenta un fenomeno in continua ascesa: vi sono ancora molte differenze dal punto di vista geografico, con l'intera Africa settentrionale e il continente europeo che non sembrano capire di cosa si tratta, mentre l'intera Asia è già ben abituata, con

degli esempi di successo che hanno messo in luce dei rendimenti superiori a quelli messi a disposizione dagli istituti di credito.

Gli ultimi dati aggiornati in questo senso si possono estrapolare da un'analisi condotta da Monte dei Paschi di Siena, la quale ha voluto sottolineare soprattutto come il Vecchio Continente sia ancora poco avvezzo a investimenti finanziari di questo tipo. L'unica eccezione è forse rappresentata dalla Gran Bretagna, con l'Irlanda che ha cominciato a interessarsi in maniera convinta.
Infatti a ben vedere certamente l'Irlanda sara' il primo paese europeo ad emettere "SUKUK".

Ma non si tratta ovviamente dello stesso sviluppo che ha interessato nazioni come la Malesia, la Turchia, l'Indonesia, l'Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Il fatto che invece l'Africa del nord non sia ricompresa in questo elenco così vasto può essere spiegato in maniera abbastanza semplice: in effetti, i governi delle nazioni che si trovano in tale parte del mondo non hanno voluto sostenere lo sviluppo della finanza islamica puntando sulle emissioni di sukuk (i tradizionali titoli obbligazionari), senza dimenticare la normativa su questi prodotti così particolari, del tutto assente.

La Malesia è sempre più leader del mercato dei sukuk.
Il motto ufficiale della Malesia recita espressamente "l'unità è forza": ebbene, l'unità e la forza della nazione asiatica sono ben testimoniate in questo momento storico dagli investimenti finanziari, dato che l'emissione totale di sukuk sia per scopi governativi che societari sono destinati a raggiungere un totale molto importante nel corso di quest'anno, vale a dire44 miliardi di dollari americani, di cui un buon 60% sarà riferibile a questo paese (si tratta di circa ventisei miliardi di dollari per la precisione).

Se si vuole effettuare un confronto interessante, c'è da dire che lo scorso anno le quotazioni globali erano di gran lunga inferiori, di poco superiori ai ventisei miliardi.
Come accennato prima in Europa abbiamo anche il Regno Unito che si è caratterizzato in maniera positiva con degli attivi pari a ben 1,1 miliardi di sterline.

In Irlanda il ministero delle finanze sembra pronto a una iniziativa che sta già dividendo i punti di vista: la nazione nordeuropea è una di quelle maggiormente invischiate nella crisi economica dell'eurozona, dunque è praticamente scontato che si stiano percorrendo tutte le direzioni possibili per uscire da queste difficoltà.

Una di queste direzioni risponde al nome di sukuk, i titoli obbligazionari islamici, uno strumento praticamente sconosciuto per quel che concerne il Vecchio Continente. In effetti, se le indiscrezioni dovessero essere confermate, l'Irlanda sarebbe il primo paese europeo a emettere un bond di questo tipo.

La tipica caratteristica dei sukuk è l'armonizzazione tra il rischio e il rendimento, con una serie di flussi di cassa che sono rispettosi dei dettami della legge della Sharia.

Il 2015 dovrebbe essere l'anno del boom vero e proprio di tali prodotti, le cui performance sono state comunque, dalle prime valutazioni, lusinghiere anche nel 2013, grazie a paesi come l'Arabia Saudita, il Bahrain e soprattutto la Malesia.
Anche in Francia, in Lussemburgo e nel Regno Unito se ne è parlato in maniera abbastanza diffusa, ma si può trattare di un rimedio efficace? Le condizioni di salute della nazione sono note da tempo, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale si sono impegnati con prestiti sostanziosi per risollevare le sorti finanziarie, ma lo spread tra i titoli nazionali e i corrispettivi tedeschi non ha aiutato il nostro "Bel Paese" !

Cosa c'è da dire in relazione all'Italia? Secondo l'indagine di Monte dei Paschi, nonostante 1,3 milioni di musulmani presenti nel nostro territorio non si è ancora sperimentato nessuno strumento relativo alla finanza islamica, anche se si sta studiano uno strumento come il Mediterranean Partnership Fund per il sostegno del settore privato.

Speriamo che la nostra cultura considerata sempre l'eccellenza,non perda anche questa chance! E ponga in essere tutto quanto possa servire, nell'interesse reciproco ad una vera integrazione e non viva solamente di spot, enunciazione di principi, belle parole ma poi ai fatti, siamo inaffidabili.


Prof.Mauro Norton Rosati di Monteprandone – Agenzia Stampa Italia

 

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