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(ASI) Ieri i si è tenuto alla Camera dei Deputati - Sala della Mercede - Via della Mercede, 55  in Roma il Convegno: “La perdita del potere d’acquisto e della sovranità monetaria. L’Italia fuori dall’Euro?” Vi riportiamo l'interessante intervento del Prof.Claudio Moffa.


Convegno: “La perdita del potere d’acquisto e della sovranità monetaria. L’Italia fuori dall’Euro?”  Intervento di Caluddio Moffa

L’Italia ha conquistato la sovranità monetaria nel 1936. L’ha confermata e anzi rafforzata con l’avvento della Repubblica e la promulgazione della Costituzione del 1947 (1). L’ha cominciata a perdere nel 1981, con una lettera del ministro del Tesoro Andreatta al governatore della Banca d’Italia Carli. L’ha persa definitivamente con le privatizzazioni della notte del 31 luglio 1992 e con l’adesione all’eurosistema del 1998-2002. Il Trattato di Lisbona del 2007-2009 ha perfezionato il processo di espropriazione: oggi la sovranità monetaria appartiene all’Autorità europea competente - la BCE - e con essa la rendita da emissione monetaria derivante dalla differenza tra il costo tipografico della banconota e il valore nominale (ma reale, all’atto dell’immissione sul mercato) ad essa attribuita. In tal modo il Popolo italiano e i Popoli europei, che stanno vivendo la più terribile crisi economica della loro storia, sono stati privati di una risorsa certo non determinante ed esaustiva, ma comunque utile per superare la crisi da debito che li attanaglia e ferisce quotidianamente.

In prospettiva la sovranità monetaria, oggi la rendita monetaria devono essere restituite ai Popoli europei e per quel che è di competenza del nostro Parlamento allo Stato italiano. Questa misura sempre più urgente non corrisponde affatto all’uscita dall’Euro, né ha colore e tonalità politici particolari: nella storia passata e presente, personalità moderate e liberali come il Presidente statunitense Thomas Jefferson e il primo ministro liberale canadese William Mackenzie King, paesi come il Canada e il Giappone, hanno convenuto o convengono sulla necessità che lo Stato detenga il controllo e la rendita da emissione monetaria. E’ una questione di banale e basilare democrazia, e di rispetto del principio che la moneta non può che essere, e deve essere in premessa teorica, la proiezione convenzionale dell’Economia Reale costruita dal lavoro dei Cittadini. Occorre dunque semplicemente procedere all’affidamento allo Stato italiano della stampa e del conio della quota di banconote e monete attribuite dalla Banca Centrale Europea al nostro paese. In tal modo la rendita da emissione monetaria tornerà allo Stato italiano, come nel periodo 1936-1992

La sovranità statale sulla rendita monetaria non ha nulla di “statalista”: essa al contrario è la base fondante dello sviluppo della libera impresa, fino al 1992 meglio difesa e sostenuta dallo Stato, e oggi gravata dalle ristrettezze e dalla difficoltà dei rapporti con le Banche private. Il problema a tutti noto è invero quello di iniziare a porre un argine allo strapotere della speculazione finanziaria sulla produzione di ricchezza reale, in un sistema di economia libera da esagerate intrusioni dello Stato. Tanto è vero quanto appena detto, che a partire dal 1999 molti partiti italiani di tutte le tendenze hanno presentato progetti di legge per il ripristino della sovranità monetaria dello Stato italiano (2).

Un cammino da riprendere al più presto, coinvolgendo attivamente nel nuovo istituto di emissione monetaria oltre all’ABI, la Confindustria, la Confapi, le Organizzazioni Sindacali, le Associazioni Professionali e dei Consumatori. Obbiettivo è dare solide e imprescindibili basi, sotto il controllo delle categorie produttive, alla battaglia per il superamento della crisi da debito che sta strangolando le economie delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese italiane. Il progetto di legge che verrà prima o poi presentato dovrà perseguire questi obbiettivi e ispirarsi ai sopraddetti principi, nel rispetto e in applicazione degli artt. 1 e 4 (e 117) della Costituzione della Repubblica italiana (Claudio Moffa)

[1] "Fra il 1945 ed il 1948 il ruolo strategico della Banca d’Italia nel settore del controllo e della manovra valutari, già ad essa in larga misura riconosciuto nella legislazione intervenuta in materia fra la seconda metà degli anni ’20 e la seconda metà degli anni ’30, viene ulteriormente consolidato e potenziato" (…) “la disciplina dell’ organizzazione e delle funzioni della Banca d’Italia vigen-te al momento dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana è destinata a rimanere pressoché intatta per circa un quarantennio” (Giusto Puccini, “L’indipendenza della Banca d’Italia dalla legge istitutiva del 1893 alla riforma del 2005”, in Quaderni dell'Associazione per gli Studi e le Ricerche Parlamentari, n. 17, Torino, Giappichelli. Puccini è ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Firenze).

[2] DS (D'Alema) 1999; FI (Tremonti) 2005; AN (Buontempo) 2006; IdV (Lanutti) 2008; Storace (La Destra) 2011.

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