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PRESENTAZIONE 

Gentili lettori e amici della nostra pagina della “cultura” e della musica, la nostra Redazione segue ormai da 5 anni monograficamente la importante kermesse jazzistica perugina di Umbriajazz e presidia sia quanto alla inaugurazione  che ad alcuni concerti la stagione di musica classica perugina offerta dagli Amici della Musica e dalla Fondazione Perugia Musica Classica. Quest’anno, la nostra redazione tenterà di fare di più, lavorando con maggiore sistematicità nei confronti della musica classica, creando uno spazio monografico che durerà per tutta la stagione dei concerti sostenuti da queste Istituzioni perugine. L’obiettivo sarà infatti di dare continuità alla informazione sulla musica colta di riferimento a Perugia. Riteniamo infatti che la stagione offerta dagli Amici della Musica di Perugia sia di sicuro standard internazionale, ponendo  storicamente questa città quale una tappa musicale fissa a livello mondiale per i migliori musicisti presenti su piazza, specialmente allorquando emergenti e giovani. Seguiremo in particolare e sempre con obiettivo e “piglio” monografico tutti i concerti per “tastiera” offerti dalla stagione classica, in modo da offrire alla fine del prossimo anno uno spaccato critico e musicale trasversale, omogeneo e coerente.

Agenziadistampaitalia e le redazioni sportive ad essa collegate, costituiscono un notevole bacino di utenza a livello umbro oltre che nazionale attraverso i propri 5000 accessi giornalieri. Gli articoli che per le ore iniziali saranno ospitati nella prima pagina della agenzia di stampa, resteranno poi costantemente e facilmente consultabili nella sezione “archivio”.

Diamo quindi un buon ascolto ai nostri lettori con questa rubrica dedicata a “Le tastiere degli Amici della Musica di Perugia”.

  

ARTICOLO 1- del 6/11/2011

KHATIA BUNIATISHVILI: UNA GEORGIANA  E IL SUO MASTODONTICO PROGRAMMA

velocità da capogiro forse eccessive tra impulsività, personalità  e coerenza stilistica.

  

Programma
F. Liszt
           Sonata Si min.
           La danza nella locanda del villaggio
            Mephisto-Walzer n.1 

F. Chopin
            Scherzo, n.1, op. 20
            Scherzo, n.2, op. 31
            Scherzo, n.3, op. 39

I. Stravinsky
            Tre movimenti da Petrouchka

 Bis
Khatia Buniatishvili
On the Georgian folksong – “Vagiorquoma” 

Iniziamo dalle note negative raccontando, di una pianista relativamente giovane che mi è piaciuta moltissimo: velocità esasperate non sempre sostenute che hanno determinato, anche se raramente e soprattutto nello Chopin, suoni poco chiari, fraseggi poco scanditi e per dirla tecnicamente “note non suonate”, una  nota sbagliata o poco chiara nello Scherzo n. 2, una esposizione che genera perplessità quanto al “corale” del medesimo Scherzo. È forse questo che perlomeno inizialmente ha determinato una certa freddezza nel foltissimo pubblico presente. Un  pubblico sicuramente maturo quello perugino, non grettamente esigente ma piuttosto molto consapevole e storicamente tanto avvezzo ai grandi esecutori. Tutto giusto, ma solo entro certi limiti, poiché nel complesso l’esecuzione è stata ugualmente entusiasmante e mirabile. I suoni sono infatti ancora in grado di restare nelle orecchie, come il retrogusto di un buon vino ancora giovane lo fa nei palati più raffinati…e indulgenti. Certo non sono stati i timbri di un Campanella che ricorderemo proprio alla sala dei Notari eseguire su uno Steinway originale di proprietà Liszt o di un Gould da sala di incisione, ma comunque quelli di una pianista alle soglie della maturità, con una età anagrafica vicina alla gioventù, che ha presentato un programma “mastodontico” che è scorso velocemente, “d’un fiato”, dando sensazione della semplicità. Un programma difficile quindi e impegnativo, ben strutturato e pensato presentato da una pianista dai bei, anzi bellissimi scintillanti suoni, che anche quando suonati pianissimo hanno avuto anima e sono stati distintamente udibili fin nelle ultime file.

Splendido il Liszt, esposto con un pedale carchissimo, perfetto che è stato eseguito filologicamente e rigorosamente, rispettando le peculiarità stilistiche proprie del compositore. Atmosfera lizstiana subito creata. Ottima gestione dei volumi e dei forti, che non esplodono subito e non cadono mai nella tentazione di un romanticismo smielato o ridondante. Bellissimi i “tempestosi” alternati alla   languidità e alla misticità quasi esoterica che la partitura richiede. Una lettura intelligente della pagina lisztiana che ha dato sensazione di grande organicità, omogeneità. Impeccabile poi nella danza i virtuosismi che hanno prodotto esattamente cristallinità e limpidità di suono.

Si conferma come positiva dunque la ottima scelta operata ormai da alcuni anni da questa  associazione musicale, di scommettere su musicisti giovani tra quelli pur sempre appartenenti alla scena internazionale dei grandi interpreti.  

Lo Chopin del secondo tempo poi, pur rendendo sempre giustizia alla grande coerenza stilistica operata nei confronti dell’autore e evidentemente propria dell’esecutrice, perde di fascino nel secondo Scherzo. Strepitoso, geniale e precisissimo invece è stato il numero tre. Nella interpretazione, in cui prevalgono di più gli aspetti propriamente armonici e logici che quelli meramente romantici, si evincono sempre anima, ricchissima  personalità, originalità, freschezza, attualizzazione. Il tutto attraverso quelle velocità vertiginose e quell’ego pianistico che nello Chopin hanno tradito in parte ma, a ben ricordare, hanno riprodotto quell’amabile impasto sonoro frutto di spontaneità e di passione a cui neppure Rubinstein era immune. 

Nel complesso splendida tavolozza sonora, grandissima musicalità, eccellente gestione dei pianissimi ad eccezione dei quanto diversamente segnalato, “tocco pianistico” indiscutibilmente professionale. 

È infine con Stravinsky, esposto con grande impeto e attraverso quel virtuosismo da ricordarsi di non portare sempre al limite, che l’anima musicale della pianista georgiana secondo me è emersa veramente. Una interpretazione correttamente robusta, con una gamma dei forti gestita meravigliosamente, con note secche, dure (per i miei gusti portate un po’ all’accesso), con cambi di atteggiamento e versatilità musicale correttamente esasperata. Ottimamente proposta la natura estremamente percussiva del testo.

Piacevolissimo il bis, dal gusto tutto neoromantico e dalle grandi aperture armoniche in cui la esecutrice ha tradito uno splendido romanticismo russo ed una sublime leggerezza.

Rumorosa la sala e abbastanza il pubblico.

 

Giuseppe Nardelli

9/11/2011

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