(ASI) Domenica 9 novembre scorsa, alle ore 17,30 in punto alla Sala dei Notari di Perugia si è tenuto  il secondo concerto della stagione degli Amici della Musica di Perugia.

Si è potuto ascoltare un  concerto di pianoforte molto bello e dal programma assolutamente coerente e tematico, direi “monografico”. Si è trattato di un concerto pianistico molto buono eseguito dal pianista solista Shai Wosner, allievo di Emanuel Ax alla Julliard, New Generation Artist per la BBC e insignito del Borletti Buitoni Trust. Ha collaborato tra glia altri con Zubin Mehta e Daniel Barenboim. Il programma organizzato cronologicamente e collegato da fini legami compositivi tra gli autori apre con rari momenti musicali di Haydn, la Fantasia (Capriccio) in do maggiore e il Capriccio in sol maggiore. Di seguito quanto eseguito:

Franz Joseph Haydn

Fantasia (Capriccio) in do maggiore, Hob. XVII:4

Capriccio in sol maggiore (“Acht Sauschneider mussen sein”), Hob. XVII:1

Ludwig van Beethoven

Sonata in do maggiore op. 2, n3. (dedicata ad Haydn)

Franz Schubert

Sonata in la maggiore D.959

 

Il pubblico è stato molto numeroso e la Sala dei Notari era eccezionalmente gremita, con una risposta caratterizzata dalla presenza di giovanissimi e giovani. Ciò indice e frutto di una indovinata (strategie e programmi) politica della Associazione, con la quale ci complimentiamo. L’esordio è immediato, la concentrazione alta. L’intera esecuzione è stato caratterizzata da una impostazione molto filologica, per una impostazione esecutiva non originale ma rispettabilissima e ben conosciuta, che ha saputo perfettamente rendere al pubblico la temperie musicali degli autori della “Vienna (o Germania?) classica”. Ritengo essere stata eccellente la esecuzione di Haydn, altamente rispettosa delle sonorità e spirito, brio, seriosità, comicità, serietà che caratterizzano questo compositore. I suoni, anche i più tenui, sono netti, esatti, arrivano chiarissimi al fondo della sala nella loro interezza e la esecuzione è molto equilibrata, così come lo sarà tutto il resto del concerto. Piani e pianissimi quindi molto efficaci e piacevoli. Il sapore è del fortepiano e mi ripeto filologico, soprattutto nel procedere con un Beethoven (dal “teso rapporto con Hyden”, come ben cita il libretto di sala) che brilla soprattutto nel secondo movimento della sonata (Adagio) eseguito benissimo con suoni ovattati quanto serve e senza rendere stucchevole la romanticità e poeticità del passo. Una lettura profonda di tutti gli autori, che soddisfa soprattutto in Haydn. Una eccellenza nel pedale e una grande cristallinità dei suoni. Sempre nei capricci iniziali bella è la resa delle fioriture e degli abbellimenti come tali o sviluppati, resi costantemente in modo eccellente, valorizzati. Un grande piacere tattile emerge dall’ascolto in generale. Ampia gamma agogica e grande compostezza formale (si ricordi la uguaglianza delle frasi ripetute). Il concerto lascia con una sensazione di omogeneità di esecuzione tra gli autori ed approccio filologico, sensazioni non nuove da strumento antico, sonorità non esasperate, equilibrio, brillanza, capacità di trasmettere una temperie d’oltralpe genericamente teutonica e  soprattutto grande gusto proprio della musica viennese.

Giuseppe Marino Nardelli - Agenzia Stampa Italia

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