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Taormina: trionfale accoglienza per la “Cavalleria rusticana” con la regia di Enrico Castiglione

Di Redazione ASI 9 Agosto 2013 – 16:10 3 min di lettura
(ASI) Gremitissimo, con oltre 3500 spettatori, il Teatro Antico per il nuovo allestimento dell’opera di Mascagni, omaggio al centocinquantenario della nascita del compositore. Venti minuti finali di applausi. E successo personale per Enrico Castiglione che ha ricevuto applausi a scena aperta alla fine dell’Intermezzo.

 

Venti minuti finali di applausi hanno salutato al Teatro Antico di Taormina il nuovo allestimento di "Cavalleria rusticana", che ha visto ieri il debutto del secondo titolo della Stagione Lirica programmata nella Perla dello Jonio: uno spettacolo concepito dal regista e scenografo Enrico Castiglione come una sorta di struggente Via Crucis, grazie alla suggestiva scenografia incentrata su un’enorme croce "schiacciata" sul palcoscenico, che dominava l’intero scenario. Una messinscena che il pubblico ha salutato con applausi a scena aperta e bissa il successo del "Rigoletto", trasmesso via satellite dalla RAI in tutto il mondo, che ha aperto in luglio la stagione lirica taorminese.

Per l’atto unico di "Cavalleria rusticana", Enrico Castiglione ha concepito una scenografia moderna ed indubbiamente insolita. Un simbolo, la Croce, che racchiude in sé tutto il clima tragico della Passione, sentimentale ma anche sacro-religiosa, che avvolge la vicenda collocata nel giorno di Pasqua, già nella celeberrima fonte letteraria della novella di Giovanni Verga. I costumi di Sonia Cammarata, pure salutata da grandi applausi, riproducevano antichi decori delle ceramiche siciliane del 1500 e hanno sprigionato l’esuberanza della Sicilia, con tutta la gamma dei suoi colori più tradizionali, completando un allestimento destinato a restare nella memoria delle produzioni del capolavoro di Mascagni.

Applausi a scena aperta anche per il cast, che ha visto il debutto assoluto di Daniela Dessì nel ruolo di Santuzza. La voce vellutata e l’introspezione del personaggio sono doti che ha saputo dispiegare grazie ad un’impostazione registica attoriale molto evidente, che ha visto la Dessì essere attrice sia nel preludio iniziale che nell’acclamatissimo Intermezzo, quando simboliche figure femminili velate di nero hanno prima avvolto la figura di Turiddu e poi, attratte dalla negatività della "disonorata" Santuzza, hanno avvinghiato la stessa protagonista. Un personaggio a lungo meditato nella concezione di Castiglione, che sbalza a tutto tondo la psicologia di una donna rosa dalla gelosia, disperata, eppure sempre innamorata, mai ieratica o vendicativa, che nella Dessì ha trovato una straordinaria interprete. Il "suo" Turiddu è il marito Fabio Armiliato, tenore tra i maggiori dei nostri giorni, celebrato interprete del capolavoro mascagnano di cui ha dato ancora una volta possente dimostrazione, disegnando il ritratto di un uomo imbrigliato negli schemi sociali della sua stessa comunità, che lo condanna ad espiare con il sacrificio la colpa di desiderare ed amare ancora Lola e di avere sedotto Santuzza. E finalmente l’allestimento ha fatto vedere il duello tra Alfio e Turiddu: «Il colpo di coltello – come ha dichiarato Enrico Castiglione – è ben evidente nella partitura e non può che essere rappresentato prima del celebre grido ‘hanno ammazzato compare Turiddu’».

Accanto alla coppia Dessì-Armiliato, un cast di cantanti-attori: innanzitutto il bravissimo mezzosoprano Giuseppina Piunti, una Lola affascinante e fatale, il baritono Valdis Jansons, un Alfio fiero e risoluto, e e Maria José Trullu, dolente Mamma Lucia, che accoglie alla fine Santuzza con la pietà di una madre. Compatta e dal suono curatissimo l'Orchestra Sinfonica del Taormina Festival, diretta dalla prestigiosa bacchetta del brasiliano Luiz Fernando Malheiro, con l’attento e ben presente Coro Lirico Siciliano, istruito da Francesco Costa.

 

 

 

Nota della Redazione

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