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(ASI) L’altra faccia del Melodramma, potremmo dire, quella meno illuminata dalle luci della ribalta, ma non per questo meno interessante sia da un punto di vista musicologico che artistico.  Stiamo parlando della Musica strumentale dei più noti ed amati Operisti italiani. Che infatti si dedicarono anche alle composizioni per soli strumenti con la sicura maestria delle grandi pagine della Lirica.  Non solo arie, cavatine o recitativi, ma anche Sonate, Trii e Quartetti, sono usciti dalla penna di Rossini, Puccini e Verdi.

 

Sabato 15 Giugno, dalle ore ore 19, nel suggestivo scenario del Cloître des Récollets, a Metz, sarà il Quartetto d’Archi di UmbriaEnsemble a rappresentare l’Italia in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi  organizzate dal Consolato Generale di Metz insieme con l’Istituto Italiano di Cultura di Strasbourg e la collaborazione della Municipalità di Metz.

Il programma del Concerto, dedicato alla musica strumentale degli operisti italiani,  ruota naturalmente intorno a Giuseppe Verdi, ma disegna un itinerario che da Rossini arriva fino a Puccini. Verdi fu infatti un importante punto di riferimento sia per i compositori a lui contemporanei che per le successive generazioni di musicisti che a lui si volsero come ideale referente di una forte identità  musicale nazionale aperta, tuttavia, al confronto culturale e stilistico con l’Europa.

Il ”Cigno di Busseto” fu forse il più autorevole  protagonista delle vicende che nel clima culturale italiano di fine Ottocento opponevano la musica vocale alla musica strumentale. Quando infatti negli ultimi decenni di quel secolo il Melodramma, giunto ormai al punto più alto del suo fulgore e della sua fortuna, cominciava già a significare una tradizione, quella del Belcanto, che resisteva al nuovo – rappresentato dal progresso della musica strumentale che dalla Germania cominciava ad imporsi in Europa e già a penetrare in Italia - Verdi seppe tenere conto delle nuove possibilità espressive e rinnovare sublimemente la propria arte senza lasciarsi sopravanzare dai mutamenti del gusto. Frutto di questa sensibilità è il “Quartetto in mi minore” (composto a Napoli il 1 Aprile 1873) eloquente ed altissima prova di abilità tecnica, dutilità stilistica ed apertura al confronto: mai dialettica fu più feconda e generosa di capolavori!

Completano il programma l’Elegia op.20, “Crisantemi”, di Giacomo Puccini e la “Sonata à quattro” in Sol Maggiore di Gioaccini Rossini.

www.umbriaensemble.it

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