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(ASI) Negli ultimi decenni, oltre al norvegese Anders Behring Breivik sono stati diversi quelli che chiamerò “gli sterminatori”. Pensiamo a Timothy Mc Veigh, autore nel 1995 della strage di Oklaoma City, il quale con una camion bomba uccise 168 persone. Torna in mente Matti Saari il finlandese che nel 2008, dopo aver annunciato il proprio proposito su youtube, aprì il fuoco fra gli studenti della propria scuola, causando 10 morti., poi “Unabomber” Theodore Kaczynski che negli Usa provocò decine di feriti e 3 morti attraverso pacchi bomba postali.

Infine, ricordiamo l'episodio criminale che aveva destato maggiore scalpore prima di quello di Oslo, ossia la strage di Colombine, dove degli studenti, senza alcun motivo, uccisero compagni ed insegnanti. Quello che dobbiamo comprendere perché si commettono questi efferati crimini e quali istinti bestiali spingono un uomo a macchiarsi di simili atrocità.  Per prima cosa dobbiamo rilevare che le motivazioni non sono mai simili. A volte è rabbia per una presunta o vera ingiustizia subita. Altre volte invece: desiderio di vendetta,follia,psicopatie estreme in cui si vedono nemici dappertutto.

Nell'ultimo caso quello di Breivik, l'uomo che in Norvegia pochi giorni fa ha ucciso più di 70 persone, le ragioni che hanno indotto a scatenare la sua follia criminale sono varie e vanno dalle sue fobie per il diverso, passano per l'ideologia estremistica ed il razzismo, si alimentano con la passione per le armi, per miti cinematografici dove gli eroi ripuliscono il mondo dai “cattivi” e culminano con l'esaltazione di Macchiavelli e Churchill, così come di Orwell e Kafka, ma anche con l'uso eccessivo di internet e di videogame violenti non solo per apprendere strategie militari, ma anche per conoscere come dotarsi degli strumenti per attuarle.

In realtà, dietro la vita degli sterminatori, quasi sempre c'è una profonda solitudine ed un estremo grado di debolezza. Proprio nella società dei media e di internet questo tipo di individuo può diventare molto più pericoloso di quanto non potesse esserlo, ad esempio 20-30 anni fa. Infatti, se internet da un lato ha segnato un progresso per l'umanità, dall'altro ha anche portato soggetti che un tempo sarebbero stati lupi solitari senza eccessivo pericolo per la società, a progredire verso una strutturazione di una strage.

Da internet si possono sapere preziose informazioni su come costruire una bomba artigianale, dove incontrare gruppi politici violenti. Si può provare virtualmente anche a fare la guerra con i videogiochi e rendere il cervello più controllato una volta che si passerà all'azione perché tutto è stato provato centinaia di volte. Infine, l'idea di lasciare di se una traccia nel mondo, probabilmente, per soggetti simili è qualcosa di eccitante. Qualcosa che sicuramente aumenta il grado di autostima e rende la propria vita importante perché c'è un'ideale. Lo stesso degli attentatori dell'11 settembre o di quelli che si fanno esplodere in Iraq o in Afghanistan. Non conta più la morte perché in realtà gli stragisti non hanno una vita. Quella che si sono costruita è solo una vita virtuale, riempita da odio, ignoranza e senza il più nobile dei sentimenti umani: il senso della solidarietà e il rispetto della vita.

ASI precisa: la pubblicazione di un articolo e/o di un'intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell'autore e/o dell'intervistato che ci ha fornito il contenuto. L'intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull'argomento trattato, il giornale ASI è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d'interpretazione

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