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                                                                                                 Medicina e salute. Le infezioni ospedaliere. I rischi e la prevenzione

                                                                                                                       I consigli del Medico Carmine Ciccarini

(ASI) Ogni anno circa 40.000 pazienti muoiono in ospedale per le infezioni contratte all'interno del nosocomio, specie nei reparti lungo degenti, come rianimazione, cardio-chirurgia e geriatria. Le infezioni che, però, in realtà affliggono i pazienti ricoverati oscillano fra 400.000 e 500.000; un numero enorme.

Le cause sono batteriche ed hanno origine per l’uso indiscriminato che si è fatto per decenni degli antibiotici, prescritti, anche quando non esistevano le condizioni, sono diventati resistenti grazie a mutazioni genetiche che le hanno resi insensibili a farmaci verso i quali un tempo lo erano.

Questo spiega come klebsielle, micoplasmi e il vecchio bacino della TBC che si riteneva quasi non esistesse più, sono diventati virulenti e aggrediscono i pazienti con difese immunitarie depresse determinando spesso polmoniti o setticemie mortali. Pensiamo tra l’altro al costo sociale che queste malattie comportano per la socialità si parla di circa 100 milioni di euro. In realtà questo fenomeno potrebbe essere controllato se negli ospedali ci fosse una maggiore attenzione all’igiene personale dei pazienti, dei medici e dei paramedici, oltre che dei reparti e delle sale operatorie.

Inoltre anche i medici di base e gli specialisti dovrebbero porre più attenzione ai farmaci prescritti. Pensiamo ad esempio all’uso che si è fatto negli anni 80 e 90 di farmaci antitubercolari per infezione del cavo faringeo rendendo di fatto inutilizzabili questi preziosi rimedi quando si fossero presentati casi reali di Tubercolosi.

Un caso di interessie mondiali si è raggiunto nel nord dell’Argentina dove si è selezionato un ceppo di bacino di KOCH (quello della Tubercolosi) resistente a tutte le terapie con indici di mortalità di oltre il 90%.Quindi, per concludere ricordate che in ospedale muoiono di polmonite gente ricoverata per linfomi, leucemie, cardiopatie e malattie polmonari croniche, anche molti pazienti affetti da neoplasie intestinali, epatiche o di altra natura, muoiono per infezioni sopraggiunte in ambiente ospedaliero piuttosto che per la malattia di base.

Il mio consiglio è quello di evitare, se non per casi eccezionali ed acuti, il ricovero anziani e malati fortemente defedati. Molte terapie si possono effettuare anche a casa. E poi consiglio a tutti lavarsi bene con sapone e betadine le mani. Un vecchio rimedio che funziona sempre.

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