Dialogo con Salvo Nugnes sul Premio Orizzonti

(ASI)Vicino a Torino si è svolta la nuova edizione del Premio Orizzonti, un riconoscimento non solo per il talento ma anche per il cuore. Ideato dal curatore d’arte, scrittore e giornalista Salvo Nugnes, il premio nasce per valorizzare coloro che, in diversi campi, uniscono il loro lavoro all’impegno civile e alla solidarietà.

Ne abbiamo parlato con Nugnes, che ci ha raccontato lo spirito di un progetto capace di unire mondi diversi sotto lo stesso cielo di valori.

Come nasce questo progetto e qual è la sua filosofia?
Il Premio Orizzonti nasce dal desiderio di riconoscere e valorizzare l’impegno umano e civile che spesso si cela dietro le professioni, che siano artistiche, culturali o imprenditoriali. “Orizzonti” è una parola che richiama l’apertura, la visione, il futuro: volevamo creare un premio che guardasse oltre il successo personale, per mettere in luce chi, attraverso il proprio lavoro, contribuisce al bene comune, alla solidarietà e alla crescita collettiva.

L’ultima edizione si è svolta da poco a Mazzè, vicino a Torino. Ci racconta com’è andata?
È stata un’edizione davvero speciale. Il pubblico ha accolto con calore e partecipazione i premiati e gli ospiti. C’era un clima di condivisione, di dialogo, di autentica umanità. Ogni premiato ha portato la propria esperienza e la propria sensibilità, trasformando la manifestazione in un momento di riflessione collettiva sul valore dell’impegno e della solidarietà.

Tra i premiati di quest’anno figurano nomi molto diversi fra loro: Johnson Righiera, Tony Cuomo, Alviero Martini, Francesco Panasci, Fabrizio Caramagna e l’associazione Ancora. Come sono stati scelti?
La varietà dei profili è proprio la forza del Premio Orizzonti. Non ci interessa premiare solo una categoria, ma un atteggiamento, un modo di essere. Johnson Righiera rappresenta la capacità di un artista di reinventarsi e di continuare a portare leggerezza e ironia nel mondo della musica. Tony Cuomo, con il suo ristorante L’Aquila Nera di Ivrea, unisce la tradizione culinaria all’impegno sociale e culturale del territorio.
Alviero Martini è un simbolo di eleganza e creatività, ma soprattutto di beneficenza. Francesco Panasci, giornalista, regista e produttore culturale, è da anni una voce autorevole della comunicazione libera e del pensiero indipendente. Attraverso il suo impegno nel giornalismo, nella formazione e nella direzione artistica di grandi eventi, ha dato spazio a temi sociali, culturali e civili, promuovendo un dialogo costruttivo tra istituzioni, impresa e comunità.
Fabrizio Caramagna, con la sua poesia, ci ricorda il valore della parola e della sensibilità come strumenti di inclusione e riflessione. Infine, l’associazione Ancora rappresenta l’anima del premio: la solidarietà concreta verso i disabili e le persone più fragili.

Cosa lega figure così diverse tra loro sotto il segno di un unico riconoscimento?
L’idea che la bellezza non è solo estetica, ma anche etica. Ogni premiato, nel proprio ambito, porta avanti un messaggio di umanità. Il Premio Orizzonti vuole unire mondi che spesso sembrano lontani – l’arte, la moda, la ristorazione, il giornalismo, la poesia – mostrando che l’impegno civile può attraversare tutti questi campi.

Quale vuole che sia il messaggio che il Premio Orizzonti lancia al pubblico e ai giovani?
Che la cultura e la solidarietà non sono dimensioni separate. Essere artisti, cuochi, stilisti, giornalisti o poeti significa anche assumersi una responsabilità verso la società. Vorremmo che i giovani capissero che il talento ha valore solo se si mette al servizio di qualcosa di più grande: la comunità, l’inclusione, la speranza.

Guardando al futuro, quali “orizzonti” si aprono per il premio?
Vorremmo far crescere il progetto, portarlo in altre città e coinvolgere sempre più realtà sociali e culturali. L’obiettivo è creare una rete di persone e istituzioni che credano nella bellezza come forma di impegno civile. L’arte, se è viva, non può che essere solidale.

Un’ultima domanda: cosa le ha lasciato questa edizione di Mazzè a livello personale?

Salvo Nugnes: “Con il Premio Orizzonti celebriamo chi trasforma il talento in solidarietà”

È stata una giornata di emozioni e di umanità quella che si è conclusa a Mazzè, dove si è tenuta la nuova edizione del Premio Orizzonti, ideato da Salvo Nugnes, curatore d’arte, scrittore e giornalista. Un riconoscimento che non guarda solo all’eccellenza professionale, ma soprattutto ai valori di solidarietà, impegno civile e responsabilità sociale.
Ne parliamo con Nugnes, anima e ideatore di questo progetto che unisce cultura, arte e solidarietà sotto un unico orizzonte.

Come nasce questo progetto e qual è la sua filosofia?
Il Premio Orizzonti nasce dal desiderio di riconoscere e valorizzare l’impegno umano e civile che spesso si cela dietro le professioni, che siano artistiche, culturali o imprenditoriali. “Orizzonti” è una parola che richiama l’apertura, la visione, il futuro: volevamo creare un premio che guardasse oltre il successo personale, per mettere in luce chi, attraverso il proprio lavoro, contribuisce al bene comune, alla solidarietà e alla crescita collettiva.

L’ultima edizione si è svolta da poco a Mazzè. Ci racconta com’è andata?
È stata un’edizione davvero speciale. Il pubblico ha accolto con calore e partecipazione i premiati e gli ospiti. C’era un clima di condivisione, di dialogo, di autentica umanità. Ogni premiato ha portato la propria esperienza e la propria sensibilità, trasformando la manifestazione in un momento di riflessione collettiva sul valore dell’impegno e della solidarietà.

Tra i premiati di quest’anno figurano nomi molto diversi fra loro: Johnson Righiera, Tony Cuomo, Alviero Martini, Francesco Panasci, Fabrizio Caramagna e l’associazione Ancora. Come sono stati scelti?
La varietà dei profili è proprio la forza del Premio Orizzonti. Non ci interessa premiare solo una categoria, ma un atteggiamento, un modo di essere. Johnson Righiera rappresenta la capacità di un artista di reinventarsi e di continuare a portare leggerezza e ironia nel mondo della musica. Tony Cuomo, con il suo ristorante L’Aquila Nera di Ivrea, unisce la tradizione culinaria all’impegno sociale e culturale del territorio.
Alviero Martini è un simbolo di eleganza e creatività, ma soprattutto di beneficenza. Francesco Panasci, giornalista, regista e produttore culturale, è da anni una voce autorevole della comunicazione libera e del pensiero indipendente. Attraverso il suo impegno nel giornalismo, nella formazione e nella direzione artistica di grandi eventi, ha dato spazio a temi sociali, culturali e civili, promuovendo un dialogo costruttivo tra istituzioni, impresa e comunità.
Fabrizio Caramagna, con la sua poesia, ci ricorda il valore della parola e della sensibilità come strumenti di inclusione e riflessione. Infine, l’associazione Ancora rappresenta l’anima del premio: la solidarietà concreta verso i disabili e le persone più fragili.

Cosa lega figure così diverse tra loro sotto il segno di un unico riconoscimento?
L’idea che la bellezza non è solo estetica, ma anche etica. Ogni premiato, nel proprio ambito, porta avanti un messaggio di umanità. Il Premio Orizzonti vuole unire mondi che spesso sembrano lontani – l’arte, la moda, la ristorazione, il giornalismo, la poesia – mostrando che l’impegno civile può attraversare tutti questi campi.

Quale vuole che sia il messaggio che il Premio Orizzonti lancia al pubblico e ai giovani?
Che la cultura e la solidarietà non sono dimensioni separate. Essere artisti, cuochi, stilisti, giornalisti o poeti significa anche assumersi una responsabilità verso la società. Vorremmo che i giovani capissero che il talento ha valore solo se si mette al servizio di qualcosa di più grande: la comunità, l’inclusione, la speranza.

Guardando al futuro, quali “orizzonti” si aprono per il premio?
Vorremmo far crescere il progetto, portarlo in altre città e coinvolgere sempre più realtà sociali e culturali. L’obiettivo è creare una rete di persone e istituzioni che credano nella bellezza come forma di impegno civile. L’arte, se è viva, non può che essere solidale.

Un’ultima domanda: cosa le ha lasciato questa edizione di Torino a livello personale?
La consapevolezza che, nonostante tutto, esiste ancora una grande voglia di umanità. Ho visto negli occhi dei premiati e del pubblico lo stesso desiderio: costruire insieme un mondo un po’ più giusto, più gentile, più aperto. Ed è proprio questo l’orizzonte che vogliamo continuare a inseguire.

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