(ASI) Roma. Si inaugurerà alle 18.00 del 6 luglio 2016, il “Cortile della Memoria” presso il Museo dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia dall’internamento dalla Guerra di Liberazione e loro familiari). Questo tributo di artisti contemporanei a cura di Francesca Pietracci, va ad arricchire la mostra permanente “Vite di Internati Militari Italiani”.

Il Cortile della Memoria
Sculture site specific di
Alberto Baumann
Giulio Gorga
Gianluca Murasecchi
Pàl Németh
Justine Peyser
Kilarski Robert Waldemar

A cura di
Francesca Pietracci

Inaugurazione
Mercoledì 6 luglio 2016
ore 18.00 – 21.00
ANRP
Via Labicana, 15/15° - Roma
Info 067004253 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il Cortile della Memoria
Francesca Pietracci, curatrice

Il progetto di sculture per il Cortile della Memoria è iniziato da circa un anno con le opere site specific di Gianluca Murasecchi, i corpi “Resilienti” dei prigionieri. Un lavoro quasi astratto, ma allo stesso tempo molto comunicativo attraverso le sue linee di forza e di tensione estreme.

E’ poi arrivata l’opera di Pàl Németh, “Gestazione di un ponte”, realizzata dall’artista nella suo studio-fonderia di Pécs, in Ungheria. Anche questo è un tema toccante, connesso anche alla situazione socio-politica del suo paese. Il suo lavoro rappresenta un muro in terracotta che si squarcia e che aprendosi mostra l’embrione di un ponte realizzato in bronzo.

Sempre legata alla tematica del muro, come simbolo di prigionia e chiusura, è l’opera di Kilarski Robert Waldemar, artista polacco. Ma questa volta l’elemento che permette il superamento delle barriere è un leggero aquilone in lamiera, che cerca di liberarsi dal filo spinato. L’opera, intitolata “Oltre il muro, la libertà”, cattura l’attenzione di grandi e piccoli, con il suo forte significato non disgiunto da un concetto appartenente all’immaginario collettivo e riguardante il desiderio di volare.

Alan David Baumann ha invece donato l’opera “Se esco vivo da qui” di suo padre Alberto, toscano di padre ungherese, che ha subìto in quanto ebreo le discriminazioni razziali durante il periodo nazifascista. La scultura rappresenta un quadro in ferro, con un largo squarcio al centro che lascia scoprire la scritta e un gancio appuntito nella parte bassa. Anche qui speranza e dolore si fondono sintetizzando la vita di un uomo diventato artista e scrittore dopo le dure vicende che lo hanno coinvolto.

L’opera di Justin Peyser, artista di New York, riprende il tema della bisaccia, già da lui elaborato l’anno precedente per una complessa installazione. In questa occasione, tuttavia, si tratta di un ipotetico “Zaino del prigioniero” all’interno del quale si trova ingabbiata una grande chiave. Con essa si potrebbe aprire l’antica serratura che pende verso il basso come un pendolo, ma l’azione risulta essere molto difficile, quasi paradossale. Come a dire che per liberarsi dalle catene si devono usare cuore, forza e intelligenza.

A chiudere questa prima serie di opere per il Cortile della Memoria è l’opera intitolata “Tempo e Memoria” di Giulio Gorga, una stele realizzata in travertino romano, la stessa pietra con la quale è stato edificato il vicino Colosseo. Sulla sua facciata è inciso un cerchio interrotto da una freccia, la circolarità naturale del tempo viene bloccata, come la storia dell’umanità violata a causa di vecchie e nuove forme di prigionia.

Ma di fronte a queste ignominie si può dire “No!”, come hanno fatto eroicamente numerosi Internati Militari Italiani costretti al lavoro coatto per il rifiuto di collaborare con la Germania nazista e con l’Italia fascista di Salò. Molte delle loro storie sono raccontate nella mostra permanente “Vite di IMI”. Anche nel percorso espositivo, nella Biblioteca e nell’Archivio sono presenti opere d’arte contemporanea: “Altrove” di Anna N. Mariani, “Prigioniero” di Rinaldo Capaldi, “Prigioniero di via Tasso” di Georges de Canino, “Shoah” di Eva Fischer e “Mio padre” di Enrico Pietracci.

Alberto Baumann è nato a Milano nel 1933, ma è cresciuto in Toscana ed è stato adottato all’inizio degli anni cinquanta dalla città di Roma, dove si è spento il 1° novembre 2014.

Dopo la nascita di Alberto, la famiglia si stabilì a Montecatini Terme. La madre, Estelle, scomparve quando aveva sei anni. Il padre Alessandro - giornalista ungherese ed inviato di guerra nel primo conflitto mondiale del XX secolo -, fu spedito al confino dal regime fascista in quanto ebreo, apolide e perché ne aveva rifiutato il distintivo. Alberto dovette perciò crescere con i nonni e con la “banda” della sua strada, di cui era il più piccino.

Le peripezie di quegli anni hanno sempre accompagnano la sua estesa fantasia, quasi nutrendola. Prima i svariati modi per procurarsi del cibo, poi, per fuggire alle persecuzioni dei nazisti che avevano occupato Montecatini, la fuga nelle campagne toscane ed il rifugio presso dei gitani fiorentini, dai quali ha appreso varie arti circensi.

Culturalmente, come i più indottrinati geni artistici, Alberto Baumann è stato cittadino di quel mondo perverso, senza scrupoli, duro, ma egualmente tenero e romantico; preciso ma dispersivo e soprattutto insaziabile ed infinito: quel mondo che ha per lui rappresentato il legame tra la fantasiosa epopea artistica e la nuda realtà.

E' stato giornalista per gran parte della sua vita, iniziando come corrispondente da Montecatini per La Nazione di Firenze, poi collaborando con Il Mondo di Pannunzio e con L’Umanità diretta da Aldo Garosci. E’ stato fra i fondatori del mensile Shalom. Scrittore e poeta, ha pubblicato la selezione di racconti Se esco vivo da qui (1969) e le raccolte di poesie Il sapore delle cose (1968) e Ti presento il Signore Dio tuo (1970). E' stato inoltre tra i precursori delle televisioni commerciali, collaborando nell’organizzazione del palinsesto di una delle prime televisioni private di Roma, la GBR, per la quale ha creato e diretto delle trasmissioni divenute poi dei format di successo.

Dai primi anni Ottanta, ha espresso il suo estro attraverso la pittura e la scultura: “... Se sei un poeta – diceva -, anche dipingendo un quadro puoi scrivere dei versi”.

La sua opera pittorica si ispira al primo astrattismo, benché nelle sue composizioni siano riconoscibili, in grado o misura diversi, elementi figurativi che danno al suo discorso una personalissima piega filosofica di origine letteraria, con diretti richiami a poeti come Paul Celan, Giuseppe Dessì, Giacomo Noventa, Salvatore Quasimodo e ad amici come Sandro Penna, Alfonso Gatto, Rafael Alberti. Fonte di ispirazione del suo agire di getto col pennello sono anche le musiche di compositori a lui particolarmente cari quali Chopin e Mahler, ma anche Max Bruch, Gershwin, Burt Bacharach e l’amico Ennio Morricone; nonché le voci di Sinatra, Nat King Cole, Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Dean Martin.
Anche gran parte delle sue sculture rappresentano le intuizioni ricevute, ma a volte dettate, da musica, poesia e letteratura, dall’arte di cui Alberto si nutriva e respirava sin dal suo arrivo a Roma negli anni cinquanta. Le ha tramutate in totem di ferro, aggrovigliamenti di emozioni da palpare, statue che gemono ad ogni sussurro del vento, pietre che sfidano le intemperie, vortici che si incuneano nei pensieri.

La sua arte ha trovato immediatamente riscontro positivo negli Stati Uniti d'America. Sono numerosi i suoi collezionisti in California, Florida e a New York.

Con estrema naturalezza, Alberto Baumann ha giocato con le forme e i colori, interpretando vari ruoli. I contendenti – rincorsi o rincorrenti – rappresentano episodi di passione, ma anche di malavita, e tentano tutti di deviare il corso degli eventi, strappandolo da una realtà spesso crudele ed “incollandolo” o “materializzandolo” in segno di liberazione.

Per maggiori info sull’artista: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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