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(ASI) Francis Fukuyama divenne famoso nel 1989 con il trattato “The End of History”, La Fine Della Storia, nel quale dichiarava, “non si tratta solamente della fine della Guerra fredda, o del passaggio di un particolare periodo della storia post-bellica, ma della fine della storia come tale, ossia la fine dell’evoluzione ideologica e l’universalizzazione della democrazia liberale occidentale”. Due decenni dopo, Fukuyama ha rivisitato la domanda dello sviluppo politico in un nuovo e ancor più sofisticato volume dal titolo “ Le Origini dell’ordine politico”, il primo di due volumi dei quali il primo partirà dalla preistoria fino alla rivoluzione Francese, ed il secondo che è ancora in lavorazione coprirà il presente ed il futuro. Fukuyama è ancora un devoto credente nella libera democrazia occidentale ed ora si chiede da dove ebbe origine e come potrà essere sostenuta in futuro.

Fukuyama inizia domandandosi come mai sono poche le nazioni a comportarsi come la Danimarca, che secondo l’autore possiede una combinazione chiave di elementi vitali per la libertà politica quali: uno stato ordinato ed efficiente , uno stato di diritto, ed un governo con un senso di responsabilità verso i propri cittadini. “Il miracolo della politica moderna” è come la definisce l’autore il giusto equilibrio tra: uno stato potente e operativo dotato di un sistema legale trasparente e di assemblee rappresentative, ma La storia ha dimostrato che la combinazione dei tre elementi è una merce rara da trovare . Fukuyama è contrario alla teoria del contratto sociale e sostiene che gli esseri umani non sono mai esistiti in uno stato pre-sociale, l’idea che gli uomini vivessero isolati e che interagissero secondo uno schema di anarchia e violenza (Hobbes) o in ignoranza pacifica (Rousseau) è secondo lui errata. Fukuyama come Polanyi sostiene che le economie di mercato non siano naturali ma al contrario che esse siano parte integrante delle strutture sociali. I nemici principali di uno stato efficiente ed ordinato sono: il patrimonialismo, clientalismo, corruzione e reti tribali che proteggono i privilegi di pochi, e secondo Fukuyama questo sistema lo si può definire “Tirannia dei cugini”. Fukuyama dibatte inoltre contro “l’assolutismo debole” della Spagna e della Francia, “l’assolutismo di successo “ in Russia e di “oligarchia fallita” in Polonia e di governo “responsabile” in Inghilterra che dopo il 1688 è diventata la prima società ad accomunare tutti e tre gli elementi della sacra trinità. Altri paesi occidentali influenzati dalla Riforma, quali la Danimarca, la Svezia, e Paesi Bassi sono riusciti con successo a mettere insieme uno stato di diritto e responsabile in un singolo pacchetto già nel 19° secolo.

La Cina spiega Fukuyama ha sviluppato uno stato potente ben presto , lo stato di diritto esisteva in India, nel Medio Oriente ed in Europa, mentre un governo responsabile dinnanzi ai propri cittadini è apparso per la prima volta in Gran Bretagna.

Lo sviluppo secondo Fukuyama è complesso e specifico al contesto e allo stesso tempo sia la religione sia l’ideologia giocano un ruolo importante nella storia, perché li dove riescono a sviluppare una base di potere indipendente dallo stato, come l’Induismo in Cina, l’islam in medio Oriente e il Cristianesimo in Europa, lo stato di diritto si sviluppa in maniera maggiore.

Gli Europei evidenzia Fukuyama sono stati coinvolti in guerre per il 75% degli anni tra il 1494 e il 1975 e non hanno mai trascorso 25 anni in pace.

L’Est Asiatico ha avuto 300 anni di pace tra il 1590 e il 1894, ad eccezione di qualche incursione barbarica . Nei 200 anni precedenti, la Cina è stata coinvolta in guerra soltanto una volta, anche se nel periodo tra il 750 a.C. fino al 200 d.C. i cinesi hanno combattuto tante guerre quante ne hanno combattute gli Europei anni dopo. Il punto è che la guerra è un invariante , non deriva dalla natura umana di per se ma da determinate società e culture con determinate caratteristiche.

Secondo Fukuyama , negl’ultimi due secoli le democrazie liberali sono riuscite a ritagliarsi un discreto equilibrio politico bilanciando il potere dello stato, lo stato di diritto, e la responsabilità verso i propri cittadini, ma avverte anche che i successi del passato non sono una garanzia per il successo futuro che dipenderà dall’essere “capaci di mantenere il giusto equilibrio tra forti interventi da parte dello stato quando la situazione lo richiede e le libertà individuali che sono alla base della democrazia legittima e allo stesso tempo promuovere lo sviluppo del settore privato”. Il futuro della storia non sembra essere finito, anzi sembra avere una strada piena di dossi davanti a se….

 

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