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(ASI) Ieri, appena mi sono svegliato ho aperto la finestra e sono rimasto incantato nel vedere tutto innevato. Era uno spettacolo splendido: il giardino imbiancato, il cane che giocava con la neve e la natura che appariva ancora più bella. Un quadro perfetto, con tutte le sfumature al proprio posto. Senza pensare alla colazione o alla routine quotidiana, mi sono vestito e sono subito corso fuori a giocare con Bass, il mio boxer.

Mi sembrava di essere tornato bambino, cercavo di mettere a fuoco tutti i dettagli. Ho pure pensato alle pallate di neve che, da piccolo, insieme agli amici del quartiere era routine fare nel periodo invernale. Tutti in strada, tutti contenti. Ho pensato che, una volta, ci bastava davvero poco per avere un sorriso.

Come mai tutto questo è cambiato? C’era una volta l’inverno e l’estate. Ora, le due stagioni, vengono chiamate emergenza freddo/neve e emergenza caldo. “E’ l’inverno più freddo degli ultimi 10 anni”, o ancora, “caldo record” sono i consueti titoli che siamo (ormai) abituati a leggere nei quotidiani nazionali. E questa parola, “emergenza”, manda in tilt tutti. Dove sono finite le famiglie che, insieme ai propri figli, escono e vivono le strade delle propria città e i parchi del quartiere?

“Io devo uscire a fare un po’ di spesa. E ora, con questa neve, come faccio?”, questo in breve, è quello che ho sentito dire da diversi abitanti della mia zona. Li ho ascoltati e sono rimasto in silenzio. Poi la domanda mi è venuta spontanea: “ma davvero se per qualche giorno non si fa la spesa non si ha niente da mangiare?”. Ora, a rimanere in silenzio, c’erano solo loro. Vittime (o servi?) del consumismo a cui la modernità ci ha portato. Un consumismo inutile e sfrenato. Credo che in ogni casa, se ci si accontenta e si ritorna alle buone abitudini di una volta, si riesce a preparare un pranzo, una buona merenda e una cena per diversi giorni con quello che si ha a disposizione.

Camminavo e respiravo le stesse sensazioni di quando mi reco in montagna. Ascoltavo la musica del silenzio e osservavo tutte quelle cose che, fino ad adesso, nonostante abito in questa zona da più di dieci anni, non avevo mai guardato. Piccoli dettagli certo, ma speciali.

Cerchiamo di goderci questi spettacoli che la natura ancora riesce ad offrirci, ascoltiamola e rispettiamola. Se per qualche giorno siamo costretti a fermarci, facciamolo. Fermiamoci e riflettiamo su tutto quello che ci circonda. Usciamo nelle strade della nostra città, a giocare e a ridere: torniamo bambini. Se non altro, facciamolo per ribellarci alla monotonia della vita moderna, perché altrimenti, verremo logorati integralmente.

Uscire di casa in queste occasioni, potrebbe pure essere un buon inizio per riprenderci le strade della nostra città e ritrovare la comunità e il solidarismo. Valori, ormai, persi da tempo.

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