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(ASI) Città di mistero Praga. Città antica, di frontiera,nella quale si intrecciano tradizioni, costumi, eventi, battaglie. drammi remoti e recenti. Città mistica e città martire: in un solo ventennio Praga fu sottoposta a due durissime occupazioni, quella tedesca prima e quella sovietica poi. I praghesi sono cittadini orgogliosi e poco inclini ad essere dominati.


O forse no, come la maggior parte della gente alcuni sono poco inclini alla soggezione, pochi altri preferiscono l'eroismo a costo della vita. Era il 1942 quando un quadrimotore inglese lanciò sulla capitale cecoslovacca un piccolo commando di patrioti locali. Soldati obbedienti al governo in esilio a Londra dal 1939, annoin cui le armate naziste avevano invaso il paese. Addestrato in Scozia dal SOE (Special Operation Executive), il commando aveva il compito di eliminare Reinhardt Heydrich, governatore di Praga, gerarca nazionalsocialista, cinico esecutore di torture e fucilazioni. Il 'boia di Praga' morirà dopo alcuni giorni di agonia; l'intero nucleo d'assalto verrà invece accerchiato e costretto alla morte per non cadere nelle mani della Gestapo. Eorismi appunto. E una libertà non immediata, ma che arriva dopo ulteriori tempo e sofferenze. 1968.La Primavera di Praga segna l'inizio di una svolta per una nazione dal '45 nell'orbita dell' Urss. Il primo ministro Dubcek avanza riforme miranti a restituire un po' di libertà al suo popolo: riduzione della censura, più libertà di stampa e di opinione. Sei mesi, dal Febbraio all'Agosto 1968, dura il clima di libertà. Poi gli eserciti sovietici e tedeschi dell'est entrano a Praga, ripristinando leggi e limitazioni infrante da Dubcek. Mesi di occupazione che, tuttavia, non fiaccano il morale dei cecoslovacchi. Il 19 Gennaio 1969 uno studente dell'Università Carlo di Praga, si reca in Piazza San Venceslao dove, prendendo esempio dai bonzi tibetani, si dà fuoco. Il giovane è Jan Palach di appena vent'anni, membro di una organizzazione di coetanei che ha scelto la linea dura, estrema del suicidio per manifestare il desiderio di libertà. In casa del ragazzo le autorità troveranno quaderni e appunti esplicativi delle motivazioni del gesto. Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà Giorni di agonia e di sofferenza immane, non del tutto vani. Quel gesto aveva smosso l'amor patrio e la dignità dei compatrioti che,il 25 gennaio di 43 anni fa, parteciparono in 600 mila alle esequie. Oggi in Piazza San Venceslao una crocedi legno sul selciato ricorda il sacrificio di Jan; la vecchia piazza Armata rossa reca invece il suo nome. Nel 40^ anniversario della contestazione sessantottina Marcello Veneziani scrisse "il vero '68 fu quello di Praga". E' vero. Jan Palach e, prima di lui, gli insorti di Budapest, furono i primi caduti per la nuova Europa, un'Europa da costruirsi sulle fondamenta della Libertà e dell'autonomia. Un'Europa nazione, con le sue tradizioni e i suoi valori, lontana dagli schematismi e dall'influenza delle super potenze e del libero mercato.



 

 

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