Martedì, 4 Agosto 2026
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Cultura

Storia. I negazionisti delle foibe presentano un libro sui titoisti che combattevano con la Gramsci

(ASI) “[...]Queste due cause (ideologia e diplomazia) portarono a un errore gravissimo che fu quello di rimuovere il dramma delle foibe, di stendere non un velo ma una vera e propria coperta, per nascondere quello che non si voleva vedere.

Di Marco Petrelli 19 Maggio 2011 – 09:06 3 min di lettura
E non se ne parlò più[...]” (Frammento dell’intervista a Gianni Cervetti, 12/02/2007 al  Corriere della Sera http://www.archivio900.it/it/articoli/art.aspx?id=8109 )
Così il 12 Febbraio del 2007 Gianni Cervetti, dirigente del PCI, responsabile ufficio affari esteri del Partito Comunista durante la dirigenza Berlinguer, interveniva sul tema delle Foibe.
Il silenzio che per anni ha attanagliato l’eccidio degli italiani di Fiume e Dalmazia è stato voluto per ragioni  puramente politiche.

Una dimenticanza che pesa sulla coscienza e sull’animo di qualsiasi persona onesta intellettualmente: il fatto che Cervetti riconosca questo errore dimostra il chiaro intento di voler finalmente riabilitare la memoria di vittime innocenti di una guerra sporca, condotta nel nome della odiosa pulizia etnica, simbolo di una penisola, quella balcanica, per secoli sferzata da odi regionalistici e religiosi. Terni. Il comprensorio ternano e spoletino fu interessato, nel ’43-’44, dall’attività di partigiani montenegrini legati al Maresciallo Tito. Gli slavi erano inquadrati nella  brigata ‘Antonio Gramsci’ esercitando, come documentato da alcuni volumi di storia locale, una forte influenza sui compagni italiani.
I titoisti, per forza di cose, erano ideologicamente più inquadrati, collegati all’unica resistenza in Europa ad avere assunto connotazione militare: l’Esercito di liberazione jugoslavo era una vera e propria forza armata, con reparti, ufficiali, sottufficiali e truppa.

Il volume che verrà presentato Sabato 21 presso i locali del Centro Sociale ‘Cimarelli’  I partigiani jugoslavi nella resistenza italiana - storie e memorie di una vicenda ignorata (Andrea Martocchia, Odradek edizioni, Roma 2011) racconta di noti combattenti come Milan Tomovic e Svetozar Laković (noto col nome di battaglia ‘Toso’). Il libro richiama alle operazioni anti tedesche in Umbria (gli slavi erano detenuti nel carcere di Spoleto), con riferimento al ben noto comandante Alfredo Filipponi, reo con i suoi uomini di epurazioni ai danni di civili inermi ma divenuto a Terni una sorta di eroe cittadino, la cui memoria è sostenuta e difesa dall’ultra sinistra, da Rifondazione comunista e dall’ ANPI. Quest’ultimo, ente morale della Reubblica italiana,  non espresse, il 10 Febbraio 2011,  alcuna condanna ai terribili volantini negazionisti sulla tragedia delle Foibe fatti circolari dai militanti del CSA. Un precedente che, sicuramente, solleverà qualche dubbio sulla imparzialità culturale dell’evento in programma per sabato prossimo. Sebbene la storia degli jugoslavi a Terni e in Umbria sia stata già racconatata  dall’avvocato Marcello Marcellini nei suoi testi

 I Giustizieri e Un odio inestinguibile (Mursia, 2009-10) sabato si approfondirà l’argomento, narrando le vicende umane e militari di persone che la sorte ha spinto fino alle nostre terre.
Tra gli interventi, atteso quello degli autori de La Storia Rovesciata, opera in aperta antitesi con le argomentazioni di Marcellini. E’ semplice parere dell’autore di questo articolo che, prima di intervenire, i tre storici ternani, per rispetto verso la deontologia professionale, dovrebbero avere l’accortezza di ricordare (o rispiegare ) al Centro Sociale che la ricerca storica non ha fini ideologici ma puramente scientifici,  prendendo infine le distanze dalla posizioni negazioniste espresse in Febbraio dal ‘Cimarelli’.
Nota della Redazione

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