(ASI) ROSETO (Teramo) - Portare in televisione Gabriele d’Annunzio nel 1988, davanti al grande pubblico di Mike Bongiorno, non era facile. Il Vate pescarese non era ancora del tutto sdoganato. Daniela Musini, pianista, attrice e poliedrica artista rosetana, quel coraggio l’ebbe. E, come una eroina dannunziana, vinse la sfida. Sfida che non ha mai smesso. Che ha rappresentato nei palcoscenici di tutto il mondo. Con una passione che traspare appena “attacca” una poesia di quel genio di eccentricità che fu D’Annunzio.

Ieri pomeriggio la sua passione Daniela Musini l’ha regalata ad un pubblico d’eccezione: gli “allievi” dell’Università della Terza età (e del tempo libero, come tiene a dire la sua presidente, Patrizia Di Filippo) di Roseto. Ecco, Roseto, la città natale di Daniela Musini. La città dove tornerà ad abitare in un prossimo futuro. La Roseto che porta nel cuore - e si sente - come ama, letteralmente, “un uomo che ha amato la vita” in tutti i sensi.

Un uomo, il D’Annunzio interpretato dalla Musini, dalla scrittura immaginifica, musicale, dai toni altissimi. Un uomo dalla vita amorosa incredibile, specie per i tempi. Capace, bruttino e piccoletto com’era, di far innamorare perdutamente donne bellissime e coltissime, che puntualmente, per spirito innato, lui tradiva nei modi più crudeli. Un enigma della natura umana, si direbbe.

Un poeta, soprattutto, D’Annunzio, che giocava con la vita come con le parole. Che le inventava, le parole (compreso la parola “tramezzino”), le sprovincializzava. Un precursore dei tempi, come dopo è stato riconosciuto. Un irresistibile anti-conformista. Controverso in tutto: in politica come in amore. Genio e sregolatezza, si direbbe nel calcio. Un “genio” che forse oggi non sarebbe potuto esistere, nella società all’apparenza libera di adesso, ma in realtà irreggimentata da fili invisibili.

Ecco, il D’Annunzio che Daniela Musini interpreta, sia di fronte agli imperturbabili giapponesi o ai suoi concittadini rosetani, interroga sulla natura dell’uomo. Se volete è una prospezione psicologica sul travagliato rapporto tra esseri umani, tra maschi e femmine. In fondo, è la relazione che passa tra la libertà assoluta, di cui D’Annunzio per certi versi era l’emblema, e l’altro (in questo caso l’altra). Un contrasto, una contraddizione insanabile ed irresolubile tra godimento personale ed “irresponsabilità” – diremmo oggi – da cui genera l’arte. Questo sfuggire diuturno alla malinconia della vita, cercando di “ammazzarla”, la vita stessa e pur amandola alla follia.

Insomma, D’Annunzio resta perché come tutti i grandi ha toccato le vette di una magia che non ha né fine né principio. Che oscilla tra il tutto ed il niente: lampi, fiondate di passione, in mezzo al tutto ed al nulla che è in noi. Daniela musini lo interpreta magistralmente. Per questo attrae. Per questo passa i tempi. E resta. In chi l’ascolta. Qualche volta rapito.

Tuttavia D’Annunzio non è il solo interesse culturale della Musini. È recentissimo un suo lavoro su Maria Callas. Che avrà una anteprima il 7 aprile ad Atri, poi andrà in prima nazionale a Busseto a maggio, ed in estate sarà a Roseto, nell’ambito del cartellone culturale promosso dall’amministrazione comunale e dall’assessora Carmelita Bruscia specialmente. Amministrazione municipale che ha accolto il recital di questo pomeriggio nella sala del Consiglio comunale, con l’omaggio floreale finale offerto dalla presidente d’Aula, Teresa Ginoble.

Ugo Centi

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