(ASI) Tagliacozzo – L'8 Dicembre, giorno dell'Immacolata Concezione, istituita dalla Chiesa Cattolica come festività dedicata alla Santa Vergine Maria nel 1854, è un giorno molto importante per l'Unità d'Italia.

Infatti, l'8 dicembre 1861, venne catturato nella Cascina Matroddi nell'Inghiottitoio della Luppa di Sante Marie (Aq), Don José Borges, il generale catalano legittimista a servizio del governo in esilio a Roma di Francesco II di Borbone, con 22 ufficiali e sottufficiali sia italiani che spagnoli con cui doveva organizzare un esercito di insurrezione nazionale per liberare il Regno delle Due Sicilie da quelli che venivano considerati gli invasori piemontesi, smembrando il Regno d'Italia dei Savoia.

Il Generale di origine spagnola, finanziato e nominato capo supremo dell'esercito duosiciliano in Italia dal generale Clary e dal nobile filo borbonico Fulco Ruffo, venne poi condotto in catene a Tagliacozzo, spogliato di ogni avere, compresa la sua spada di ufficiale che venne spezzata in segno di disprezzo, e vestito da brigante, fucilato nella Piazza Duca degli Abruzzi dell'importante centro della subregione abruzzese della Marsica al confine oggi con il Lazio e all'epoca con lo Stato della Chiesa.

Quella di Borges, è una spedizione durata solo 87 giorni che avrebbe potuto cambiare la storia d'Italia e che trova il suo tragico epilogo umano e politico proprio in Abruzzo, terra “forte e gentile” che spesso è stata toccata dalla grande storia, a volte anche inconsapevolmente.

José Borges era sbarcato l'11 settembre 1861 a Brancaleone in Calabria, proprio come aveva fatto alcuni decenni prima il Cardinale Ruffo che aveva restituito il Regno al Casato Borbonico di Napoli, capeggiando una grande insurrezione popolare lealista, anti napoleonica, anti francese e anti giacobina.

Secondo le istruzioni ricevute, il Generale Borges, aveva preso contatti con gli eserciti dei rivoltosi locali (quelli che sono passati poi alla storia come “briganti”), ma deluso dal loro modo di operare, teso soprattutto a fare razzie ( non solo di armi, viveri e vettovaglie, ma anche di denaro e beni preziosi), anziché a restaurare realmente il potere dei Borbone, il 20 novembre 1861 si separò in malo modo con Carmine Crocco e decise di intraprendere un epico viaggio, risalendo la Penisola fino agli Stati della Chiesa per poter mettere a conoscenza il governo borbonico in esilio della situazione nel Meridione d'Italia e armare un nuovo esercito per smembrare i territori caduti sotto il dominio di Vittorio Emanuele II.

Con un drappello di uomini, il generale catalano, percorrendo l'Appennino abruzzese in un tragitto che tocca alcuni centri come Capracotta (oggi in Molise), Ateleta, Roccaraso, Scurcola Marsicana, Magliano dei Marsi, Tagliacozzo, Sante Marie e Carsoli, con le Guardie Nazionali e i Bersaglieri alle costole, sfiancato dalla fame e dal freddo del nevoso inverno abruzzese di quell'anno, decide di fermarsi nella Cascina Mastroddi a pochi chilometri dal confine pontificio, credendo di essere ormai al sicuro.

Tradito dalla guida che lo aveva condotto fino a quel remoto casolare, viene sorpreso dalle Guardie Nazionali e da un gruppo di trenta bersaglieri di Tagliacozzo che assaltano e incendiano la Cascina nell'Inghiottitoio della Luppa, costringendo alla resa Borges e i suoi uomini a cui era stata promessa salva la vita.

Ma, le cose non andarono così, la vita di Borges e dei suoi uomini, non venne risparmiata e anzi fu fucilato alla schiena come un brigante e il luogo di sepoltura del suo cadavere venne occultato.

La grazia arrivò, ma troppo tardi, il plotone di esecuzione aveva già eseguito la sua condanna a morte. Il generale catalano venne ucciso in fretta e furia, perché evidentemente era un personaggio troppo scomodo, sia per la pericolosità, sia perché aveva molti beni preziosi con sé, di cui non si è saputo mai nulla dopo la sua morte.

Anzi, la sua vicenda venne dimenticata dalla storia ufficiale, come ogni atto di eroismo compiuto dai “partigiani” duosiciliani.

A distanza di 142 anni, nel 2003, fu ridato l'onore al Generale Borges e ai suoi soldati, con la posa di una targa in memoria proprio davanti alla Cascina Mastroddi dove venne catturato.

Recentemente, anche il Comune di Tagliacozzo ha posto un busto di José Borges nella piazza dove venne giustiziato il paladino della legittimità.

Un episodio che a distanza di 165 anni vale la pena ricordare, soprattutto per far capire come spesso sia labile nella storia il confine fra un “brigante” e un “eroe” e fra la vittoria e la sconfitta.

Cristiano Vignali – Agenzia Stampa Italia

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