(ASI) Edward Lear, pittore e scrittore inglese (1812-1888), è stato un importante “descrittore” dell’Italia, dove visse gran parte della sua vita, e dell’Abruzzo in particolare. 

I suoi viaggi nella regione, tra il 1843 e il 1844, ci offrono la possibilità di conoscere la bellezza del paesaggio abruzzese di un tempo attraverso i suoi disegni e sulla base delle sue impressioni ed emozioni. Lear è universalmente noto per essere l’inventore del “non sense”, essendo l’autore di una serie di limericks raccolti e pubblicati sotto il titolo di “The book of non sense”, con numerose riedizioni giunte fino ai giorni nostri (l’ultima edizione italiana, curata da Einaudi, risale al 2004). Peraltro uno dei limerick più noti “Where the old man of Abruzzi..” rappresenta un’ulteriore testimonianza del suo particolare rapporto con la regione. Eppure egli si considerò sempre e soltanto un “landscape painter” (pittore di paesaggi), e così volle fosse scritto sulla sua tomba, nel cimitero di San Remo.

I suoi disegni ci raccontano il fascino dell’Abruzzo, che Lear si sforzò di rappresentare nella realtà, come egli stesso desiderò puntualizzare, pur non mancando di apportare evidenti sfumature romantiche. Solitamente privilegia la vastità del paesaggio naturale, che domina la scena, rispetto ai borghi e paesi, di cui cerca l’armonica contestualizzazione nello scenario naturali di colline e montagne. Le donne con i loro costumi e gli stessi contadini e pastori sono immancabilmente presenti, ma proposti in scala, come elemento di completamento del contesto rappresentato.

Uno zoom specifico sui costumi femminili viene riservato alle donne di Scanno e dell’oasi orientale di Villa Badessa. A Lear si deve anche il merito di aver trascritto quella che è da considerare la prima trascrizione musicale di un brano di zampognari abruzzesi, che colpì particolarmente il viaggiatore inglese. Un ulteriore spunto per la ricerca sul territorio riguarda i palazzi e residenze di campagna in cui Lear fu ospite o che semplicemente ebbe modo di visitare. Famiglie illuminate, come quelle dei Tabassi a Sulmona, dei Ferrante a Civita d’Antino, dei Marchesi Ricci a Capitignano, dei Baroni Forcella Abati a Penne, ed altri, con personaggi colti e ospitali, cui si deve il merito di aver favorito lo stesso viaggio dell’artista inglese, contribuendo ad accrescerne la visione positiva dell’Abruzzo. Proprio dalla citta’ di Penne fu colpito il pittore scrittore in quanto il 28 settembre del 1843 Dopo aver visitato il palazzo Aliprandi, l’accompagnatore guida di Lear ,suggeri’ allo stesso: “…Volete veder certi ritratti dei Re Inglesi? ...” .

Infatti segui’ incuriosito il Giardini, la sua guida e si reco’ presso il palazzo dei Baroni Forcella Abati . Il Barone gli mostro diversi dipinti ritratti della famiglia Stuart:Carlo I, Carlo II, Giacomo II, il Pretendente, Carlo Edoardo, la duchessa d’Albany ed il Cardinale duca di York, vescovo di Frascati. Nell’ampio salotto c’era un arpicordo appartenuto al Cardinale di York , “sommamente armonioso” anche se a dire il vero, mancavano le “corde”. Appeso su una grande parete l’albero genealogico dipinto dei Norton di Grantley, ora perduto, ove era indicata l’ava del barone Forcella Abati, lady Concezia Norton, congiunta degli Stuart alla quale lo stesso Cardinale di Frascati, il duca di York lasciò in legato i dipinti ed altre preziosità, in quanto anche dama di compagnia della duchessa d’Albany. L’ammirare le stanze ed i dipinti , i ritratti, nella ancora antica dimora appartenente ai discendenti della orami estinta famiglia Forcella Abati mi hanno suscitato forti sentimenti ed emozioni stante i legami affettivi e familiari con lady Concezia Norton Forcella Abati. Nessuno avrebbe pensato che in una piccola ma antica città del teramano, potesse esserci uno spazio delle antiche glorie degli Stuart.

Francesco Rosati - Agenzia Stampa Italia

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