D: Come si inserisce la Sua opera di Storico entro il dibattito revisionismo-antirevisionismo?

R: Sinceramente non si inserisce. In quanto considero il revisionismo la normale metodologia di approccio alla storia; mentre l’antirevisionismo è solo la disperata difesa di una storia preconfezionata politicamente, un conservatorismo che è solo un atto di fede ideologico o, molto più frequentemente, la difesa del proprio stipendio.

 

D: L’anno scorso è stato fondato il Comitato “Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti, di cosa si tratta?

R: Di un ente di promozione culturale apolitico e apartitico che ha avuto l’ambizione di costruire un percorso della memoria della Repubblica Sociale Italiana nel Reatino, una provincia che i più ignoravano facente parte della RSI e su cui mai era stato condotto uno studio scientifico multidisciplinare.

D: Ci parla in breve del suo ultimo libro sulla Repubblica Sociale Italiana ambientato nel territorio di Rieti?

R: Una grande soddisfazione professionale. Dieci anni di studi e di attività su un territorio “vergine” per la ricerca storica. Abbiamo finalmente inserito la storia del Reatino tra il 1943 e il 1944 nella storia della RSI, facendo un importante passo nella conoscenza di quello straordinario periodo storico.

D: A suo parere perché oggi non si può parlare liberamente di RSI, di fascismo in Italia? Quale è l’aspetto-tabù che impedisce ancora ai sostenitori del pensiero unico di affrontare con serenità la Storia di quegli anni, che sono comunque Storia italiana?

R: Semplicemente si difende una “storia rovesciata”, la manipolazione dei fatti intavolata dal PCI fin dai primissimi anni del dopoguerra per ritagliarsi un “volto umano” e rendersi presentabile ad un’Italia che di una ideologia sovversiva come quella del comunismo non ne voleva sapere. Solo così, solo falsando la storia, il PCI poteva crearsi “crediti democratici” e marciare verso il potere collaborando con le altre forze antifasciste. La manipolazione della storia, di tutta la storia d’Italia, era a questo punto fondamentale. E fu fatta in maniera grossolana ma assidua: nelle scuole, nelle università, nei giornali. Ovunque fu mistificata la realtà storica. E questa missione politica per servire la causa del comunismo non è venuta meno nemmeno dopo il crollo del muro di Berlino. Quella missione era diventata anche un bel lavoro, lautamente pagato; carriere scolastiche, universitarie, giornalistiche spianate ai “gendarmi della memoria”. Oggi, che il comunismo – ideologia di miseria, terrore e morte – non esiste più, vi è sempre un posto di lavoro da difendere.

D: La Storia come disciplina a suo parere può o deve essere oggettiva o lascia margine all’interpretazione dello storico?

R: La libertà di ricerca, di interpretazione dei fatti storici, sono libertà universali, che non dovrebbero essere messe in discussione da nessuno. Eppure, oggi, con l’ondata degli studi revisionisti che ha travolto la “storia rovesciata” scritta dai comunisti e dai loro portaborse, c’è chi tenta di mettere un bavaglio agli studiosi indipendenti, magari con leggi limitanti la libertà di pensiero. E’ il volto di una democrazia sclerotica, che ha fatto il suo tempo; sono i “gendarmi della memoria” che tentano di difendere il proprio stipendio (statale).

 

D: Quanto sarebbero utili per lei oggi degli studi di Mistica Fascista?

R: Ovviamente, se vogliamo comprendere il fascismo nel suo complesso e penetrare più profondamente in quelle “aristocrazie” che si facevano continuatrici della Rivoluzione del 1922, gli scritti di Mistica Fascista sono fondamentali. Rappresentano l’analisi più interessante e ricca di significati del fascismo come “stile di vita”, come “pensiero che si fa azione”, come “rivoluzione permanente” (antiborghese).

D: Mussolini ha fatto diventare l’Italia una potenza mondiale. Ma aveva a che fare con un popolo di traditori, preferendo l’invasore all’amor di Patria. In uno dei suoi detti “la Storia mi darà ragione…”, ben oltre 80 anni previde tutto: il dominio assoluto dell’impero giudaico-massonico ben visibile nella società e si riflette in tutte le sue sfaccettature. Cosa ne pensa?

R: Mah! Non credo che il popolo italiano sia un popolo di traditori. Essenzialmente, dopo tre anni di guerra, di una guerra sfortunata sotto tutti i punti di vista; di difficoltà economiche sempre più grandi; l’evidenza della sconfitta; il sistema logicamente crollò, il consenso venne meno e il 25 Luglio quasi una “soluzione”. Una soluzione disastrosa, peggio della stessa guerra, che portò all’8 Settembre e a tutto il dramma conseguente. Semplicemente il popolo subì gli eventi. Davanti a un Re, a un Governo, ai Generali che scappavano come leprotti in campo di caccia, davanti a questi esempi “edificanti”, cosa si pretende?

 

D: Nella Repubblica Sociale Italiana l’innovazione più luminosa di Mussolini fu la “Socializzazione delle Imprese”, non andata in porto. Una sua considerazione in merito e se applicabile ai giorni nostri.

R: Ovviamente la socializzazione fu il cavallo di battaglia del fascismo repubblicano, uno strumento di rivoluzione sociale ben ancorato alla precedente esperienza del Ventennio che vide nella Carta del Lavoro, nelle corporazioni e nella legislazione sociale l’attuazione di un “socialismo nazionale” italiano. Oggi, non credo che sia applicabile su larga scala, semplicemente perché manca un tassello fondamentale: l’educazione dell’operaio ai doveri. Ormai il lavoratore è uno schiavo ben inserito nel sistema liberal-capitalista. Tuttavia, oggi, ci sono dei casi in cui la socializzazione ha salvato aziende in liquidazione o in fase di delocalizzazione. Lavoratori “illuminati”, invece di subire passivamente la chiusura dei loro stabilimenti magari esibendosi in carnevaleschi e inutili scioperi sindacali, hanno fatto quadrato, rilevato le aziende attraverso un sistema di azionariato operaio e rimesso in moto l’attività produttiva, mantenendo in vita l’azienda, trascinandola fuori dalla spietata logica capitalista: in quelle aziende non si cerca il massimo profitto; si difendono i posti di lavoro! Il risultato è straordinario.

 

D: Quali sono i suoi progetti futuri?

R: Sto lavorando, insieme ad altri studiosi, su un progetto sulla Repubblica Sociale Italiana a Terni e Perugia. A tal proposito sono stati già costituiti due Comitati che organizzeranno una serie di eventi sui territori in questione, come preparazione al 75° Anniversario della RSI. A livello editoriale sono in uscita con tre volumi: un tomo da collezione per il centenario de “Il Popolo d’Italia”; La Guardia della Rivoluzione (il secondo volume sulla Milizia fascista che tratterà interamente della GNR durante la RSI); e Fiume trincea d’Italia (uno studio sul diciannovismo e sui rapporti tra fiumanesimo e fascismo)

 

Davide Caluppi - Agenzia Stampa Italia

 

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