(ASI) Al celebre Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria di Perugia, situato nella preziosa cornice del chiostro cinquecentesco della Basilica di San Domenico, lo scorso 21 novembre si è tenuta la conferenza stampa presieduta dal Prof. Zahi Hawass.

Noto archeologo ed egittologo di fama internazionale, Segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità Egizie, già Ministro delle Antichità, presente sui programmi televisivi dedicati alla storia dell'antico Egitto, impegnato a presentare con fervente passione siti archeologici di unica e incommensurabile bellezza, il Prof. Zahi Hawass si trova in questi giorni a Perugia per presentare il suo ultimo libro intitolato "La magia delle piramidi".

Nella conferenza il Prof. Hawass ha reso note alla stampa le ultime frontiere in fatto di scoperte archeologiche da lui auspicate. Nella provincia di Alessandria, alcuni ritrovamenti di reperti risalenti al periodo di Cleopatra e Marco Antonio lo inducono a credere di essere vicino al ritrovamento della tomba della celeberrima (e celebrata) regina. Avvenimento questo - egli aggiunge - che, se si verificasse, risulterebbe non meno eccezionale della scoperta della tomba di Tutankamon, lo sfortunato faraone della diciottesima dinastia morto prematuramente in circostanze solo ultimamente chiarite dallo stesso Prof. Hawass in collaborazione con un'equipe di medici italiani.

Il 2016 sarà l'anno di un'importante scoperta archeologica... ovviamente in Egitto! Questa è la rivelazione di cui il Prof. Hawass ha voluto rendere partecipi i presenti in sala. Non ha lasciato trapelare nulla, nel suo solito stile clamoroso e misterioso in grado di distinguerlo dagli altri suoi eminenti colleghi. Ma una cosa appare almeno certa: uno studioso della sua fama non farebbe un'affermazione simile se non fosse pienamente sicuro di quanto riferito. E' giocoforza supporre che qualcosa sia già pervenuto alla portata del nostro illustre archeologo.

Prossimamente, aggiunge poi, un gruppo di archeologici si recherà alla piccola tomba di Tutankamon nella Valle dei Re per dirimere una volta per tutte le teorie di alcuni studiosi, secondo le quali, al di là di una parete opportunamente mascherata, si troverebbe la tomba di Nefertiti, la regina moglie di Amenofi IV, più noto come Akenaton, il faraone eretico, da studiosi come Freud, Assmann e altri considerato l'artefice del monoteismo.

Il professore ha voluto ricordare infine la tragedia siriana e la catastrofe archeologica in cui vestigia del passato come il tempio di Baal a Palmyra hanno subito e continuano a subire gli effetti di quella sorta di franchising del terrore più noto alle attuali cronache col nome di ISIS(Islamic State of Iraq and Syria). Pardon, come giustamente fa notare il Prof. Awass, ISIS era il nome della divinità dell'amore e pertanto sarebbe più corretto chiamarlo ISIL (Islamic State of Iraq and the Levant). Romanticismi a parte, il Prof Awass raccomanda un maggior impegno in tal senso da parte dell'UNESCO e dell'Occidente per quanto riguarda la tutela degli importanti reperti archeologici presenti in loco. A suo avviso si dovrebbe finanziare la messa in sicurezza degli stessi all'interno dei sotterranei dei musei e mantenere servizi di guardia armata all'ingresso dei circuiti museali così da ovviare alla piaga di una spoliazione sistematica finalizzata alla vendita per il finanziamento dell'ISIL.

Sebbene sia ampiamente risaputo che gli acquirenti dei reperti archeologici trafugati e collocati da saccheggiatori sul mercato nero siano entità del mondo occidentale, non possiamo che perorare comunque la causa del Prof. Awass, ben tenendo a mente il drammatico esempio del Museo di Baghdad dove, nonostante le precauzioni suggerite sopra, sciacalli su commessa di collezionisti d'oltreoceano venivano lasciati entrare indisturbati davanti ai carri armati americani appostati a guardia degli ingressi, senza dubbio gli stessi che innocentemente passavano più volte sulle stesse antiche strade del sito archeologico di Babilonia per l'occasione adibita a parte della base militare americana.

Finita la conferenza abbiamo avvicinato il professore per rivolgergli direttamente alcune domande sull'esodo biblico, evento la cui pretesa storica non pare trovare riscontri nei ritrovamenti archeologici in Egitto fino ad ora analizzati. La sua scaletta degli appuntamenti non ci ha permesso di ottenere una risposta per tutti i quesiti, tuttavia, ci ha potuto confermare, per quanto relativamente, che in Egitto non si trovano tracce di alcun esodo ebraico secondo la versione fornita dalla Bibbia in cui si legge che gli antichi egizi inseguirono e tentarono di forzare gli ebrei, manovalanza a buon mercato, a tornare indietro, prima dell'iniziatica traversata del Mar Rosso...

Siamo comunque rimasti in contatto col Prof. Zahi Hawass per approfondire altri argomenti sulle sue scoperte archeologiche e, non appena avremo notizie in merito, le pubblicheremo.

Massimiliano D'Amico - Agenzia Stampa Italia

 

 

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