(ASI) Abruzzo - In questi giorni, gli "Idoli", le pitto- sculture create dalla fantasia di Amilcare Di Paolo sono esposte al Museo "C.Barbella" di Chieti nell'ambito degli eventi curati dal Prof. Massimo Pasqualone e patrocinati dalla Fondazione "Cantiere Abruzzo" dell'On. Fabrizio Di Stefano. Ma, conosciamo chi è questo artista abruzzese e cosa rappresentano le sue opere, tramite le parole della critica d'arte Chiara Strozzieri.

Il Maestro Amilcare Di Paolo di origini abruzzesi, nato a Castelguidone in Provincia di Chieti nel 1952, dopo aver trascorso l'infanzia e l'adolescenza nel piccolo paese natale, si è trasferito a Milano, dove partecipa al fervido momento culturale della fine degli anni '70 e di tutti gli anni '80. Il suo interesse per l'arte lo spinge alla sperimentazione come autodidatta in un percorso di ricerca costante, che da allora mai interrompe. Tornato in Abruzzo nel 1995 e aperto il suo studio  - laboratorio a Civitaquana nella campagna pescarese, Di Paolo si propone al pubblico per la prima volta in alcuni spazi espositivi di prestigio come la "Taverna Ducale" di Popoli, la "Camera di Commercio di Chieti", il Conservatorio "Luisa D'Annunzio" di Pescara, il "Palazzo della Cultura di Pianella". Partecipa, inoltre, ad alcune rassegne d'arte contemporanea, tra cui il Premio "D'Annunzio" 2001. Nel 2012 tiene una mostra personale presso il "Mediamuseum" di Pescara.

Sulle sue opere gli "idoli", pubblichiamo la recensione critica fatta ad aprile del 2012, dalla Dott.sa Chiara Strozzieri, che osservando le pitture del Maestro Di Paolo osservava e si chiedeva: "La pratica dell'arte è sempre più comunicazione nel contemporaneo, ma è possibile inventare un linguaggio che non abbia come prima finalità la trasmissione di un concetto?" In risposta gli "Idoli" di Amilcare Di Paolo"sono un lavoro meditato e assiduo su un codice visivo che viene proposto a uno spettatore critico, a cui non si ha la presunzione di voler passare dei messaggi, ma si chiede di leggere sinceramente tutte le forme artistiche", ha aggiunto la Strozzieri. "Dunque, è inutile, immedesimarsi nell'autore, per cercare di comprendere il significato del suo lavoro, perché è l'artista stesso ad esserne all'oscuro" poiché "quella che egli vive - ha continuato la Dott.sa Chiara Strozzieri - è la coincidenza tra pratica artistica e vita quotidiana, non c'è mai un momento prestabilito per dipingere un'imposizione a confrontarsi con la tela. Il Maestro Di Paolo ha uno sguardo artistico costante, che lo porta a meditare, giorno per giorno sulla sua ricerca, a elaborare i propri pensieri progettuali e a cercarne traccia nel mondo" e così che "nei luoghi più impensati egli incontra un elemento di ispirazione, molto spesso naturale come un pezzo di legno, una radice, una pietra, che all'istante diventa l'oggetto di cui ha bisogno, quel solo e unico collegamento fisico con la sua idea creativa. Prende il via il progetto e la prima cosa da fare è ridurre sul piano formale quell'elemento a ingrediente compositivo, incollandolo sulla superficie piana del quadro. A quel punto è libero di interagire con lo spazio della superficie, sia trattato in maniera classica attraverso la pittura, sia arricchito di oggetti di scarto, appartenuti all'autore e adesso abbandonati con un gesto liberatorio ( significativa la scelta di appendere la fede nuziale tra i capelli di una figura di ferro enigmatica)", ha osservato la Strozzieri. Alcuni racconti sembrano trasparire nonostante la volontà dell'artista, ma non sono mai abbastanza chiari da poter essere esplicitati nel titolo" ha precisato la Dott.sa Chiara Strozzieri. "Ecco perché tutte le opere ne sono prive e dunque appaiono come ombre di memoria di vita vissuta. E l'attrazione a non trasformare mai l'opera d'arte in un racconto, fa sì che ogni singolo pezzo sia il risultato di un lunghissimo rimpasto di idee,di una metabolizzazione totale dei concetti, fino ad arrivare alla loro scomparsa. Allora non c'è spazio che per due o tre quadri all'anno, ma tra loro è infinito il tempo per concepirli" ha infine osservato la Strozzieri.

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

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