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(ASI) Era il 1916, esattamente il 4 novembre, quando la compagnia di Angelo Musco, indimenticata icona dell’universo culturale catanese, rappresentava al teatro Argentina di Roma, per la prima volta in assoluto, l’opera “Liolà” di Luigi.

Pirandello: un lavoro ambientato ad Agrigento, la vecchia Girgenti, tra i più stuzzicanti e suggestivi tra quelli firmati dall’autore siciliano. Le scene si svolgono in un contesto tipicamente agreste in cui è ancora la “roba”, di verghiana ispirazione, a guidare l’esistenza del popolo. La compagnia “Liotru” ha scelto quest’opera per alzare il sipario sul quarantaseiesimo cartellone, curato dalla direzione artistica di Franco Blundo, sabato, con doppio spettacolo alle ore 17.30 e 21, e domenica, alle ore 18.15, sul palcoscenico del teatro Don Bosco di Catania. Con la regia di Grazia Nicotra, vincitrice del Premio Musco per la regia edizione 2013, la versione proposta dal sodalizio artistico catanese è ambientata in un paesino alle pendici del vulcano Etna. I tre atti della trama si snodano attorno alle quotidiane vicende dei contadini impegnati nel duro lavoro dei campi e agli intrecci amorosi che inevitabilmente si innescano.

E’ l’ingenuo, ma generoso, Liolà il protagonista principale della narrazione, “vittima” di Simone Palumbo che, in mancanza di eredi, decide di “appropriarsi” del nascituro della nipote Tuzza che attende un figlio proprio da Liolà.

E quest’ultimo, con lo spirito scanzonato e libero che caratterizza la sua esistenza, si offre di accudire il figlio di Tuzza, dando vita ad una serie di inganni, sotterfugi, inconfessabili verità.

Il nutrito cast è composto da Luca Tanteri, Franco Roccasalvo, Deborah Sorbello, Claudia Cantale, Noemi Stracquadanio, Giorgia Greco, Marianna Muscari, Rosalba Ruggieri, Jenny Baiunco, Giulia Zappalà, Claudia Blundo, Sandro Seminara, Alessandro Blundo, Daniel Fresta, Sergio Buttigè, Giuseppe Raimondo, Davide Imbrosciano, Manuela Lupica, Noemi Di Paola, Mariateresa Di Mauro, Gloria Seminara, Sofia Raimondo, Alice Raimondo. Scenografia di Enzo Merola, luci di Vito Mammana, coreografie di Cinzia Riccioli.

 

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