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(ASI) Come dividiamo il tempo, quali nomi diamo ai giorni, perché abbiamo l’”ossessione” per l’acqua e siamo famosi al mondo per costruire strade, ponti e ospedali, dove nascono i nostri simboli, i colori della nostra bandiera, i confini delle regioni, da che provengono i nostri nomi, i gesti quotidiani, la sfortuna di alcuni numeri, gli eroismi dimenticati, ma anche certi vizi.

Tutto questo è ROMA DENTRO, nuovo saggio di costume che svela lo spirito di Roma pagana nel nostro quotidiano. Scritto dal giornalista e studioso modenese Paolo Casolari, il volume è riuscito a rendere in maniera divulgativa una miniera di circostanze rimosse che ci fanno riscoprire l’orgoglio di appartenenza alla grande civiltà degli antenati nel momento in cui il nostro Paese pare aver perso l'anima. L'autore non è alla sua prima opera editoriale, ma quest'ultima ha il dono dell'originalità e della completezza, esplorando un mondo sinora composto solo per frammenti.

Pubblicato per i tipi della MMC Edizioni di Roma, il saggio trascina il lettore nel torrente carsico che ci lega a Roma e ci spiega l’origine delle più note feste cristiane, l’uso del presepe e dell’albero, le sagre paesane, il legame ai santi: non vanteremmo oggi  un’eccellenza del “made in Italy” quale la buona tavola senza la grande cucina romana, neppure useremmo certi amuleti senza il “fascinum”, né giocheremmo a scacchi senza il “ludus latrunculorum” o ameremmo certi sport senza i gladiatori. La gran parte del nostro “patrimonio comportamentale” viene dall’Urbe, ma noi lo abbiamo dimenticato.

Tra gli spunti di maggior interesse, la carrellata sul calendario, che ancor oggi segue la struttura voluta da Caio Giulio Cesare e solo ritoccate da papa Gregorio, e conserva i nomi delle più importanti divinità romane; il parallelismo tra le principali ricorrenze cattoliche, il Natale, la Pasqua, S. Valentino, rispettivamente con le feste del Sol Invictus, del Navigium Isidis e dei Lupercali; la caratteristica tutta italiana della piazza e del centro storico, retaggio dimenticato dell’inaugurazione rituale delle città da parte degli àuguri che individuavano l’incrocio ideale tra gli assi - cardo e decumano - a “specchio del cielo” e vi pianificavano l’urbanizzazione; gestualità italianissime come il tocco del ferro e il corno, che nascono dall’uso romano di “chiamare la forza”, la fortuna dei numeri dispari, conservata nei doni floreali alle donne o la sfortuna del 17 legato all’anagramma delle cifre romane che significano “sono morto”;  infine suggestioni come il rapporto tra lo stellone d’Italia e Venere e sul Tricolore che nasce sì il 1796 a Reggio Emilia, ma che ha rappresentato, in antico, i colori simbolo delle tribu’ in cui erano ripartite funzionalmente le società indoeuropee: bianco, funzione sovrano/sacerdotale - rosso, funzione guerriera - verde, funzione produttiva: a Roma, i tre ceppi etnici che la fondarono, gli Etruschi/Luceres (bianco), i Latini/Ramnes (rosso), i Sabini/Titientes (verde).

Completano le trecentoventi pagine del saggio, reperibile su www.romadentro.it, un contributo dello scrittore Giandomenico Casalino sul legame arcano tra Roma e ltalia, un calendario delle ricorrenze parallele in 150 anni d’Italia unita, in 1500 anni di devozione cattolica e in 1200 anni di Romanità classica, gli elenchi dei nomi italiani d’origine latina e delle città italiane, già municipi romani.

 

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