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L’orchidea: al di là delle apparenze

di Barbara Spadini

Il sapere e la bontà degli uomini sono paragonabili alla fragranza che si coglie in una stanza piena di “Lan”

(Confucio)

In un tempo di Luce, quando il mito aveva un senso, un giovane bellissimo, Orchis, figlio di una ninfa e di un satiro, cresceva sano e bello come la madre, focoso ed aitante come il padre.

Era tanto perfetto e fiero che, nel corso di una festa in onore del dio Dioniso, Orchis sfidò ogni legge e tentò di sedurre una sacerdotessa, sicuro di mantenere la propria impunibilità anche davanti al dio terribile , in virtù del proprio fascino e  dei propri sacri natali.

Dioniso l’inclemente, però, diede ordine di  farlo  sbranare dalle belve fedeli: il consesso affranto  degli altri divini, tuttavia,  decise di perpetuarne la memoria.

Dai suoi resti mortali nacque una pianta di raro splendore che nelle radici conserva ancora il simbolo della virilità  che fu fatale al giovinetto.

Le leggende dell’Epiro sono due: mentre quella sopra narrata è cruenta, questa a seguire è  più dolce e tragica. Orchide era  un giovinetto bellissimo, che all'inizio dell'adolescenza vide mutare progressivamente il suo corpo.

Crescendo gli spuntarono due floridi seni, poi l'intera figura si modellò in curve sinuose che resero impossibile definirne il sesso.


Per questo suo particolare aspetto, ragazzi e ragazze lo sfuggivano, trovandolo ambiguo e diverso : un ermafrodito.


Il suo carattere piano piano, a seguito dell’incomunicabilità con gli altri,  cambiò e divenne ambivalente come il suo corpo, talora timido e introverso, altre volte  aggressivo e impudico.


Nel tempo egli divenne insopportabile a se stesso e decise, allora, di porre fine alla vita gettandosi da una rupe.


Sul prato che accolse ciò che restava  del suo corpo bello ed unico, miseri brandelli  tra macchie e rivoli di sangue, gli  dei pietoso fece nascere  una miriade di fiori diversi per colore, eppure  simili di forma : le orchidee.

A ricordo di quella tragica fine, ma forse, più semplicemente, perché nelle orchidee sono celati sia i segni della virilità, sia quelli della femminilità, gli efebi ateniesi - i giovinetti che si affacciavano alla pubertà -  portavano sul capo coroncine di orchidee intrecciate; così adornati e vestiti di bianco, colore simbolo della purezza, cantavano le lodi agli  dei.

I Greci chiamavano l'orchidea "kosmosandalon = sandalo del mondo", per la curiosa forma a scarpa del labello presente in alcune specie; nel mondo greco questo fiore incarnava bellezza ed armonia, due doti sacre, che – possedute e coltivate dagli uomini- li accomunavano agli dei.

Il nome orchidea fu coniato proprio entro questa cultura, da Teofrasto, forse il più grande botanico dell’antichità: in Historia Plantarum (Ricerche sulle piante) descrive strane piante con due tubercoli rotondeggianti alla base dell’apparato radicale.

Nacque così l'orchis (=orchidea): il nome tradotto dal greco significa "testicolo" e ricorda la forma degli organi ipogei di alcune specie di orchidacee, somiglianti agli attributi riproduttivi dell’uomo.

Ecco che l’orchidea coniuga splendidamente il duplice aspetto maschile/femminile nel proprio simbolismo delicato e forte insieme: ma, come il giovane Orchis, essa “appare” e rifulge di bellezza fin troppo scontata. E come sempre, dietro ogni simbolo e significato, esiste un percorso multiforme che da Oriente arriva ad Occidente, comprendendo tutte le sfumature di colore tipiche di questo fiore giovanissimo, di recente storia biologica.

Gli studiosi davanti all’orchidea sono tutt’ora perplessi : nessun fossile ne testimonia una precisa appartenenza geologica, tanto da far credere che l’orchidea sia figlia recente della nostra Era, stando alla ancor possibile e tutto sommato facile ibridazione della nostra, capacità che la inserisce in una genetica ancora in divenire.

Sicuramente nell’antica Cina e nel Giappone di tremila anni fa, l’orchidea era conosciuta e venerata come “Lan”, un aggettivo che significa in un campo semantico molto ampio: “ bello, virile, elegante, forte”, ed attribuibile come qualità tanto al’uomo quanto alla donna.

Così, se una donna “lan” è “bella” o “elegante”, un uomo “lan” sarà “forte” e “virile” .

Uccelli e lan, le orchidee in varietà gialle e profumate, furono i primi esempi cinesi di rappresentazione letteraria figurativa e, sempre tra i primi esempi di letteratura, anche in Giappone l’orchidea entra da protagonista in un’antica cronaca imperiale, risalente al 250 a.C.

La cronaca racconta della leggendaria disperazione dell’Imperatore Shi-Kotei perchè la sua consorte Principessa Yohki-Hi non riusciva a dargli l’erede al trono. Fu consigliato di inebriare la stanza della Principessa con la fragranza di una bellissima orchidea della varietà  Cymbidium ensifolium, con 13 steli portatori ognuno di un fiore. Dopo qualche tempo  la principessa concepì il primo di tredici  figli.

Ecco che in Cina l’orchidea era un fiore legato alla “festa della primavera”, al “risveglio” della Natura ed alla purezza, diventando quindi un potente talismano contro l’infertilità e la sterilità, credenza che si riverberò anche nell’Occidente in epoca medievale, quando era solito utilizzare questo fiore, le sue foglie e le sue radici, per preparare filtri e pozioni d’amore.

L’orchidea è un fiore regale e bellissimo, che conta mille generi e ventiduemila specie: dopo la sua scoperta nelle zone tropicali e la sua importazione, l’interesse e la morbosa curiosità di studiosi, nobili ed avventurieri portò quasi ad un delirio collettivo gli ambienti europei più salottieri e ricercati, tanto che per avere un’orchidea da donare all’amata, molti gentiluomini arrivarono ad indebitarsi o ad avventurarsi in mille peripezie e viaggi faticosi.

Simbolo di fecondità, di amore duraturo, il dono dell’orchidea dovrebbe essere unicamente alla donna amata, alludendo a voluttà e passione, ma anche a rarità ed unicità: non si dimentichi, infatti, che questo fiore presenta notevoli difficoltà di coltivazione, proprio come è arduo alimentare un grande amore e farlo durare nel tempo, salvandolo dal logorio del quotidiano.

Regalare un’orchidea, allora, significa ammettere la totale devozione, rispetto ed ammirazione  alla propria amata, in un connubio di delicate sfumature odorose ed entro un arcobaleno di colori, quante sono le gamme aromatiche e cromatiche legate a questo fiore che ben raffigura l’amore in ogni sua vibrante emanazione.

Nella teologia cristiana, le macchie sui petali di  questo fiore rappresentano il sangue di Cristo, versato a profusione in nome dell’amore per l’uomo: ecco perché, tradizionalmente, le orchidee addobbavano l'altare come decorazione nelle chiese a Pasqua e a Natale.

Va ricordato che l’orchidea è “fiore degli dei”, in quanto parla di regalità: mai Cristo fu Re più grande che nell’atto di immolare se stesso.

Una varietà d’orchidea, la tenebrosa  nera, in realtà marrone scuro, fu caricata tradizionalmente di poteri magici nella stregoneria, nelle leggende e nei miti spettrali simboleggianti potere e autorità assoluta.

Del resto anche i fiori, legati a simbologie complesse e varie, attingono dagli opposti equilibri del Bene e del Male la loro storia tradizionale, parte della storia spirituale degli uomini e scandita dai ritmi saggi della Natura.

A prova di ciò, nelle nostre campagne quasi tutte le orchidee selvatiche, le ofridi in particolare, sono popolarmente chiamate:"scarpette della Madonna", sia  perché fioriscono in uno spettacolo di colori  nel mese di maggio, il mese che la Chiesa cattolica dedica tradizionalmente alla Madre di Cristo, sia perché la loro bellezza richiama l'Armonia e la Perfezione dello Spirito.

Il “sandalo del mondo” è quindi anche “scarpetta di Maria”; le membra di Orchis dilaniate dalle belve o auto immolate dalla propria disperazione, divengono fiori nati nel sangue, sangue ricordato dalle macchie scure dei suoi petali, come quello versato dal Redentore del mondo per il mondo.

La sterilità maschile e femminile vengono fugate sotto la protezione di questo fiore, che riassume nella sua forma e nei propri significati l’ambivalenza dell’ermafrodita, l’innocenza della giovinezza, la sensualità della passione e la duratura fedeltà dell’Amore.

Nessun fiore è meglio assimilabile all’uomo, nel suo dualismo e bipolarità, nella sua essenza psichica e corporea di maschio e femmina, nella sua ambiguità del sentire- spirituale e sensuale- o nel rivelare la propria unicità ed irripetibilità del progetto: un progetto che per auto realizzarsi richiede lo stesso impegno di Nero Wolfe, l’investigatore nato dalla penna di Rex Stout capace di indagare nelle pieghe dell’animo umano comprendendone ogni sfumatura: dalla sua serra di orchidee, con pochi piccoli strumenti e una pazienza delicata, emana un messaggio che – volendolo comprendere – irradia di significati il nostro sfumato esistere.

Al di là delle apparenze, la bella orchidea sa parlare al  cuore dell’uomo, la cui originalità del “sentire” si moltiplica in  milioni di forme.

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