(ASI) Prosegue, a Perugia, la rassegna di film al femminile che intende promuovere l'attività, la ricerca, la sperimentazione di registe donne e la possibilità di far crescere un dibattito attorno a tematiche di genere.

In occasione della seconda serata del Festival delle donne, in data 12 marzo, il cinema Zenith “ha spalancato le porte” all'opera prima della regista Paola Randi. Il film “si segnala per un' ambizione di stile e una ricerca di regia piuttosto rare, oggi. Decisamente in controtendenza rispetto a un cinema che sembra accontentarsi di intercettare gli applausi del pubblico, senza preoccuparsi davvero di investire su un linguaggio che sia adeguato ai tempi e in sintonia con i nuovi gusti”. Questo il giudizio espresso dal Corriere della Sera quando il film uscì nelle sale cinematografiche, nel febbraio 2011, riscuotendo successo di pubblico e di critica.

“Al centro della vicenda c’è Alfonso, un ricercatore universitario licenziato per i tagli dei fondi. Timido e impacciato ha come unica possibilità per uscire dal precariato quella di chiedere un favore a un amico di infanzia, diventato politico, per ottenere una raccomandazione. Un favore però si paga con un altro favore e, a sua insaputa, Alfonso, viene coinvolto in una vendetta tra camorristi. Riuscirà a fuggire nascondendosi nell’appartamento di Gayan, un ex campione di cricket srilankese, arrivato in Italia alla ricerca di un sogno e finito a fare il badante. Per una serie di sfortunate circostanze i due uomini dovranno convivere forzatamente per alcuni giorni, nonostante le migliaia di chilometri che separano le loro origini, piano piano inizieranno a conoscersi e a instaurare un rapporto, prima di solidarietà e poi di sincera amicizia.”

Prima di assistere alla proiezione del film la platea del cinema Zenith ha ascoltato la video conferenza della regista, Paola Randi, impossibilitata ad essere presente in sala per motivi di salute ed intervistata per l'occasione dagli organizzatori del festival.

 

1. Cosa può dirci in merito alla particolarità di questa Sua opera prima?

“Il mio intento era quello di raccontare l'Italia muticulturale in cui viviamo, ribaltando le prospettive che solitamente vengono adottate. Ho voluto uscire dagli schemi della commedia tradizionale, quelli che vedono protagonisti  l'extracomunitario povero e disperato e l'italiano mentore che alla fine si sacrifica e muore... Ho fatto un po' di ricerca e in una delle piazze centrali di Napoli ho assistito ad una scena dalla quale ho tratto l'ispirazione per il mio film: da una parte vi era un gruppo di ragazzini che giocava a calcio dall'altra un gruppo di  elegantissimi teenager dello Sri Lanka che giocava a cricket. Da qui è partito il mio lavoro …ho fatto qualche mese di ricerca all'interno della comunità di srilankesi che vive a Napoli. Ciò che vedrete è il tentativo di raccontare una sorta di favola che possiede basi reali, come il quartiere in cui è ambientato il film che è lo stesso in cui vive la comunità di srilankesi …

Per me è stata un'esperienza notevole, davvero straordinaria.”

 

2. Al di là della storia che Lei racconta, ad averci colpito sono gli inserti surreali e la varietà di tecniche adottate …

“Ho avuto l'occasione di lavorare su un personaggio principale che fa lo scienziato e che dunque possiede un immaginario particolare … allora ho pensato che fosse interessante avere l'occasione di vedere il processo di analisi della realtà e di sogno da parte di questo personaggio. Per fare ciò mi sono basata su cose semplici, come il sogno ad occhi aperti che a me ha sempre affascinato molto.

Quando immaginiamo una situazione prima ancora di averla vissuta, in quel preciso momento stiamo creando una narrazione e questo è un talento comune a tutti gli esseri umani …Penso sia interessante indagare questo aspetto ed anche quello  della memoria emotiva: il cinema è un mezzo un po' nostalgico perché cerca di far rivivere un'emozione del passato, 'acchiappando' un qualcosa che è sfuggito via in un istante...

Inoltre adotto tante tecniche, come quelle di animazioni in ripresa … il film ha ricevuto delle nominations al David di Donatello …anche quella per gli effetti speciali di cui vado molto fiera, perché sono 'fatti in casa.'”

 

3. Perché, secondo Lei, ci sono così poche donne nel mondo dell'arte in generale e del cinema in particolare?

 

“Perché il mondo del cinema è sessista … vi è una forte discriminazione. Il nostro Paese è al sessantottesimo posto di una classifica stilata dalle Organizzazioni non governative, che misura la discrepanza di trattamenti e di diritti fra uomini e donne nei vari Paesi. Questo si riflette proprio in ambiti di predominio maschile, come quello del cinema.

Continuo comunque ad aver fiducia nel futuro, spero che le cose possano migliorare, perché ci sono delle pulsazioni nuove, ma di certo si dovrà combattere molto perché per le donne non vi è un terreno fertile, ma ... noi non ci siamo mai tirate indietro quando si è trattato di lavorare duramente!”

 

Agenzia Stampa Italia - Maria Vera Valastro

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