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Cultura

Il corpo come mezzo d'espressione contemporanea, Il coreografo Virgilio Sieni ha raccontato la sua esperienza al Museo MAXXI di Roma

Di Lorenzo Nicolao 12 Marzo 2016 – 19:53 3 min di lettura

(ASI) Roma - "Il vento non spezza l'albero che sa piegarsi" così come "i corpi non effettuano gesti scomposti nella persone che ne hanno acquisito la consapevolezza dei propri".

Il corpo come mezzo d'espressione contemporanea,

Il coreografo Virgilio Sieni ha raccontato la sua esperienza al Museo MAXXI di Roma

 (ASI) Roma - "Il vento non spezza l'albero che sa piegarsi" così come "i corpi non effettuano gesti scomposti nella persone che ne hanno acquisito la consapevolezza dei propri".
Virgilio Sieni è uno dei più noti coreografi italiani e, pur lavorando quotidianamente con la sua compagnia di Firenze, sceglie volontariamente di lanciarsi ogni giorno in nuovi progetti che coinvolgano sempre più un pubblico digiuno della danza.
"Non ci sono mai stato, eppure mi accorgo di esserci nato". Così Sieni definisce il corpo umano, lo strumento di tante azioni abituali e di cui purtroppo si ha poca coscienza.

Al Museo MAXXI di Roma il secondo incontro del ciclo di conferenze "Le storie dell'arte" ha quindi trattato, attraverso l'esperienza professionale del coreografo, i principi della composizione performativa, tutt'altro che desueti, tutt'altro che propri solo di una nicchia fatta dai Roberto Bolle o le Carla Fracci.
"Tutto quello che è necessario sono la pazienza e le consapevolezza del gesto, non necessariamente da acquisire in anni di allenamento, ma sicuramente da perfezionare in un processo dialogico basato sul continuo confronto con gli altri e con l'ambiente". Questa la principale motivazione che spinge Sieni a lavorare con compagnie amatoriali formate da persone comuni di età compresa fra i 7 e i 93 anni.

"Abbiamo messo in scena Dante, spaziamo dai classici alle forme artistiche contemporanee, tutti imparano i gesti, tutti acquisiscono la forma migliore partendo dalla conoscenza di sé. Un insieme di movimenti diversi quanto le persone che compongono la coreografia, ma posti tutti in armonia. Ci possono essere percussioni, ci può essere musica, ma ogni gesto, anche nella routine di tutti i giorni, è in armonia con l'ambiente, paradossalmente in una dimensione dove l'equilibrio statico è reale quanto la perfezione, ovvero irraggiungibile."

In sintesi una lectio magistralis quasi trascendentale dove anche l'elemento più semplice può essere trasposto in una dimensione quasi filosofica. Non a caso la filosofia e la conoscenza furono le protagoniste del primo incontro, che ha visto cominciare un ciclo di conferenze fondato sulle diverse espressioni dell'arte attraverso suoi interpreti e studiosi di spicco.

"L'acrobates è colui che sa camminare sulle punte, ma allo stesso tempo è armonico anche in assenza di equilibrio. Ognuno con una maggiore consapevolezza del proprio corpo può ricercare l'armonia perché, si sa, non occorre essere danzatori per capire che nella vita sociale i gesti trasmettano più della parola le nostre emozioni - In questo modo Sieni ha reso universale la sua esperienza professionale - Gioia, serenità, ma anche ansia e paura, tutto si converte in uno specifico linguaggio somatico e, molte volte, nelle nostre relazioni sarà proprio questo a fare la differenza, nell'ispirare coraggio, timore, stima e sì, spesso perfino un innamoramento."

I riferimenti sono molteplici, le forme infinite, eppure una sequenza di gesti apparentemente semplice, ha spiegato il coreografo, nella sua consapevolezza di controllo, nella sua perdita di coscienza o semplicemente nella fluidità, può avere un impatto o trarre il risultato esattamente opposto. "Lì nasce la performance che va oltre il semplice gesto, lì nasce il ballerino che si pone come un professionista della composizione performativa."

Il corpo è il primo strumento d'espressione umano, un elemento di cui possono essere consapevoli anche coloro che non hanno opportunità, voglia o tempo di calcare le scene.

Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia 

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