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(ASI) La crisi uccide: a confermarlo sarebbero i casi di suicidio legati a ragioni economiche che, giorno dopo giorno, aumentano nel nostro Paese.

 

Oggi a Roma un imprenditore cinquantanovenne si è ucciso sparandosi un colpo di fucile, a causa delle gravi condizioni in cui si trovava la sua azienda. Il corpo è stato ritrovato dal figlio nella ditta insieme ad una lettera dove l'imprenditore chiedeva scusa per l'insano gesto legato a problemi di natura economica. La sua azienda, infatti, era in fallimento e gli operai in cassa integrazione. Sempre oggi a Milano un camionista si è impiccato nella sua cantina dopo aver perso il posto di lavoro.

I crescenti casi di suicidio legati alla crisi delle banche e della finanza sono una lampante dimostrazione di come l'emergenza sia diventata di carattere esclusivamente sociale. Basti pensare che negli ultimi due giorni sono stati registrati altri due suicidi per problemi di soldi nel Paese: è il caso del corniciaio di Centocelle a Roma che si è impiccato perché schiacciato dai debiti e della pensionata siciliana che ieri si è gettata dal balcone a causa di una riduzione della pensione.

Ma non è tutto. Solo nel mese di marzo sono state quattro le persone che hanno deciso di farla finita perché soffocate dagli stessi problemi, due a febbraio, per non parlare invece delle decine di tentativi di morte volontaria sventati dall’inizio del 2012.

Lavoratori, pensionati, imprenditori dipendenti, orde di disoccupati in costante aumento; la crisi non sembra risparmiare proprio nessuno. E di fronte a tali gravosi problemi legati alla depressione, il Governo delle banche, adombrato dal peso del risanamento e del debito sovrano, sembra totalmente insensibile ai reali bisogni della popolazione.

“Sono molto impressionato dal suicidio di un altro imprenditore avvenuto a Roma in pochi giorni”. Scrive il sindaco di Roma Gianni Alemanno nel suo blog aggiungendo: “ La crisi economica sta producendo un massacro tra le piccole e medie imprese italiane. Un massacro che non è solo economico, ma che coinvolge anche le persone, lavoratori che perdono l’impiego e imprenditori che vedono crollare la propria azienda. Questo è l’effetto di una gravissima mancanza di fiducia e di speranza nel futuro, a cui il Governo è chiamato a dare una risposta. I Comuni cercano di fare tutto il possibile ogni giorno, ma senza l’allentamento del Patto di stabilità e la possibilità di erogare pagamenti, si crea un effetto combinato e disposto tra tasse che aumentano e pagamenti che non vengono erogati. Bisogna almeno introdurre la possibilità di compensare tra tasse e pagamenti da parte delle Istituzioni pubbliche. Perché di fronte a 65 miliardi di arretrati nei pagamenti lo Stato non può pretendere di esigere le tasse”.

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