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(ASI) La Galleria Art-Space, a Roma, ha ospitato nella mattina di mercoledì la conferenza di presentazione ufficiale di Shabaka, rete di solidarietà che ha l’obiettivo di raccogliere realtà di varia natura (associazioni no-profit, agenzie stampa, ma anche singole persone) che già ora sono impegnate a sostenere attivamente la causa palestinese.

Relatori dell’incontro sono stati Mohammad Hannoun (Associazione dei Palestinesi in Italia), Elisa Gennaro e Angela Lano (redattrici dell’agenzia stampa Infopal), responsabili per l’Italia di questo progetto di solidarietà.

Shabaka è approdato ufficialmente in Italia a meno di un mese dalla sua nascita, avvenuta a Gaza lo scorso novembre durante il viaggio della delegazione internazionale “Carovana della Primavera della Libertà”. Questo nuovo progetto - come annunciato da Elisa Gennaro nel suo intervento introduttivo - si pone in linea di continuità con l’esperienza da loro tre stessi fondata “Freedom Flottilla - Italia”, depurandosi tuttavia da cappe ideologiche che possono dare origine a conflitti interni. La stessa Elisa Gennaro ha inoltre tenuto a precisare che Shabaka prosegue nell’impegno a sostegno di tutti i diritti inalienabili del popolo palestinese, tra i quali la fine dell’assedio e dell’embargo di Gaza. Altri aspetti della causa palestinese che Shabaka ritiene non negoziabili sono lo smantellamento del “Muro dell’Apartheid” che opprime i palestinesi in Cisgiordania e delle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme, il ritorno dei profughi palestinesi nella loro terra. Una serie di freddi dati enunciati da Elisa Gennaro danno la misura di quanto intrepida e difficoltosa sia questa battaglia, a fronte dell’inarrestabile politica israeliana volta a ebraicizzare Cisgiordania e Gerusalemme: negli ultimi tempi si contano la demolizione di 411 case di persone palestinesi e la costruzione, da parte di Israele, di 4.000 abitazioni destinate a coloni ebrei. Per cancellare la presenza palestinese da quelle terre, Israele ricorre a metodi sbrigativi ed estranei al diritto: 7.000 prigionieri politici palestinesi (tra cui donne e minorenni) si trovano attualmente nelle carceri senza alcuna accusa.

Il viaggio che i tre fondatori di questa rete (Shabaka, appunto, in lingua araba) hanno svolto a novembre è servito loro a porre le basi del nuovo progetto partendo dalla testimonianza diretta di quanto drammatiche siano le condizioni di vita del popolo palestinese a Gaza. Mohammad Hannoun ha spiegato che erano presenti rappresentanti di quaranta Paesi che hanno raggiunto la Striscia di Gaza tramite il valico di Rafah dall’Egitto. In territorio palestinese sono stati accolti da Ismail Haniya, membro di Hamas e Primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese presso la Striscia di Gaza. La realtà che la folta delegazione internazionale ha potuto osservare è stata sintetizzata dalle parole di Hannoun: “Le bestie in Occidente godono di maggiore dignità rispetto ai palestinesi relegati nei campi profughi di Gaza”. Queste condizioni disumane riguardano un milione e settecentomila palestinesi, il numero di quanti vivono nei campi profughi in Palestina, che solo nella Striscia di Gaza costituiscono l’80% della popolazione. A rendere ancora più difficile la vita ai palestinesi di questo martoriato territorio, l’ostruzionismo violento e ingiustificato da parte dell’esercito israeliano. Hannoun ha spiegato che i contadini palestinesi si trovano nella condizione di non poter coltivare i campi, giacché contaminati dai bombardamenti di Israele o requisiti dallo stesso Stato ebraico. Angela Lano si è invece soffermata sulla situazione che vive chi pratica la pesca, l’altra principale attività di sostentamento a Gaza. I bombardamenti che la marina israeliana perpetua verso i pescherecci solo quest’anno hanno provocato l’uccisione di sette pescatori e il ferimento di trenta, quaranta imbarcazioni sono inoltre state sequestrate e spesso distrutte. Per comprendere quanto un simile, ingiustificato atteggiamento soffochi questa proficua attività di reddito utile sottolineare che ammontano a oltre cinque milioni di euro le perdite causate al settore ittico. Le ingenti spese che l’Unione Europea destina a sostegno delle popolazioni palestinesi vengono così vanificate dalla furia dei cannoni di Israele. Angela Lano ha poi spiegato che i luoghi in cui più è tangibile la drammaticità a Gaza sono gli ospedali. Il problema di questo territorio è oggi sanitario più che alimentare, in quanto i centinaia di tunnel che uniscono Gaza all’Egitto - quegli stessi tunnel che Israele e i maggiori media occidentali definiscono “di contrabbando” - permettono l’approvvigionamento frequente di cibo, e dunque la sopravvivenza degli abitanti di Gaza. La mancanza di strumentazioni mediche di base e medicinali rendono, invece, le sale ospedaliere precarie. I pazienti vivono situazioni gravose, si pensi che Israele non concede ai molti disabili - tra i quali tanti che hanno perso gli arti durante Piombo Fuso - di uscire dalla Striscia di Gaza, neanche per operazioni vitali.

Ciò che incoraggia rimane la forza di volontà del popolo di Gaza, testimoniata dalla nascita di un’associazione sportiva per disabili che la “Carovana della Primavera della Libertà” ha incontrato a novembre. Forza di volontà che accomuna tutti i palestinesi e che ha potuto esprimere Sagidah Ahmad, rappresentante dei Giovani Palestinesi in Italia. L’intervento della ragazza, racchiuso nell’eloquente concetto per cui la lotta dei palestinesi per la propria terra procede infaticabile anche oltreconfine, è stato quello conclusivo della conferenza che ha visto Shabaka lanciare il proprio appello solidale all’Italia.



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