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(ASI) Continua senza sosta l'azione di contrasto da parte delle istituzioni ai patrimoni illeciti: si è conclusa infatti oggi, tramite il lavoro congiunto dei finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria con il Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria, l'operazione "All Clean 2", che ha portato al sequestro di beni pari ad un valore di circa 18 milioni di euro legati alla cosca di Rosarno."

All'alba di oggi le Fiamme Gialle ed i Carabinieri hanno stretto il  cerchio intorno ai latitanti della cosca di Rosarno" Così un comunicato diffuso nel sito istituzionale della Guardia di Finanza riassume l'operazione che ha portato al maxi sequestro. "Alcuni dei sequestri in corso di esecuzione- continua la nota - sono la prima e diretta conseguenza della  sentenza, pronunciata il 20 settembre u.s. dal GUP del Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti della famigerata cosca di ndrangheta operativa nella Piana di Gioia Tauro, con importanti propaggini in tutto il Nord Italia e, in particolare, in Lombardia. Il 21 e il 29 aprile ed il 5 maggio scorsi,
Guardia di Finanza e Carabinieri, diretti dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, che sta sostenendo l'accusa in dibattimento - avevano già inferto un durissimo colpo alla cosca, sottraendogli importanti attività commerciali (operanti in un regime pressoché monopolistico), beni immobili, beni mobili e disponibilità finanziarie, per un valore di circa 210 milioni di euro, che formavano l'illecito "impero economico" - Operazione "All Clean". Il recentissimo giudizio con rito abbreviato, pronunciato nel settembre scorso dal GUP del Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti di 11 accoscati, ha lanciato un ulteriore importantissimo segnale della reazione della società civile alle proditorie minacce della criminalità organizzata in Calabria.Nell'ambito del dispositivo, infatti, oltre alle pesantissime condanne personali, il Giudice ha posato una vera e propria pietra miliare nella storia del contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, condannando gli imputati anche al pagamento di una somma di 50 milioni di euro a titolo di risarcimento per i cittadini del Comune di Rosarno, vittime - per decenni - delle angherie e dell'arrogante prepotenza della cosca. Risarcimenti, per 10 milioni di euro ciascuno, sono stati altresì riconosciuti anche alla Regione Calabria ed al Ministero dell'Interno - in tal modo riconoscendo il notevole sforzo investigativo profuso dalle Forze di Polizia.

 Il numero dei beni sequestrati è - ancora una volta - di rilievo; si tratta, infatti, di ben 8 imprese, con tutto il loro patrimonio aziendale, operanti - principalmente - nel settore dei trasporti, in quello agrumicolo e nel commercio; alle attività commerciali, vanno poi aggiunti i beni mobili, immobili e le disponibilità finanziarie. L'operazione odierna dimostra, ancora una volta, come la ricchezza illecita generata dalle mafie venga - sempre più - reinvestita nell'economia legale, al fine di fornire alla stessa un abito pulito e nuovo, ma, soprattutto, non sempre aggredibile, grazie alla abili manovre di schermatura rese possibili da alcuni professionisti che - troppo spesso - si mettono al servizio dell'antistato. Con la continua aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dal clan di Rosarno, prosegue il cammino di riappropriazione del territorio calabrese da parte dello Stato, e Rosarno, giorno dopo giorno, diventa sempre un po' più libera".           

 

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