(ASI) Doveva essere la festa dell’amore, ma invece la giornata di ieri, mercoledì 14 febbraio, è stata una tra le più difficili del nuovo anno per le ferrovie italiane. A causa di problematiche tecniche alla linea elettrica di alimentazione, la circolazione ferroviaria intorno a Roma ha subito profondi stravolgimenti con ovvie ripercussioni negative sulla circolazione dei treni.

Nel caos la Democrazia Forzata

Dato che il guasto ha interessato la linea Alta Velocità, i treni di rango circolanti su quest’ultima hanno dovuto utilizzare la linea normale tra Roma e Firenze. Nel prevedibile ingorgo di dimensioni titaniche che ne è seguito, a farne le spese sono stati praticamente tutti  i treni circolanti.

Per una volta infatti pratiche come il cosiddetto “inchino” dei treni regionali nei confronti di quelli alta velocità, o degli intercity, non sono state possibili. Si è dunque assistito ad una sorta di democrazia paritaria forzata che ha finito per portare a ritardi variabili tra un minimo di venti minuti, fino a oltre 2 ore, per tutti i treni in circolazione, a prescindere dalle prestazioni tecniche dei mezzi, dal costo, e dal blasone.

Tra l’altro i Treni Freccia, e Italo, una volta instradati sulla linea tradizionale, non hanno potuto minimamente sfoderare le proprie capacità velocistiche, ed hanno pertanto dovuto sottostare alle medesime limitazioni di tutti gli altri convogli circolanti.

Pendolari in rivolta: il comunicato

La situazione, particolarmente grave, ha fatto infuriare i pendolari umbri, che hanno emesso, nella giornata di ieri, un comunicato ufficiale a firma del “Comitato Pendolari Roma - Firenze”, che però è esemplificativo del pensiero di tutto il coordinamento dei pendolari umbro.

Di seguito il comunicato integrale:

  

“«Ogni promessa è debito» ricorda fino al prossimo 4 marzo ai viaggiatori/elettori l’Istituto Bruno Leoni con grandi contatori del debito pubblico installati nelle stazioni di Roma e Milano.

Oggi sulla Roma-Firenze facciamo soprattutto il conto dei ritardi, ben sapendo che anche ogni ritardo è debito, nella vita e nel lavoro di ciascuno. E un costo enorme di risorse per un paese con molti meccanismi in corto circuito.

Il piccolo esempio relativo solo al treno 581 di oggi.

Il treno IC 581 da Firenze, che porta ogni giorno a Roma circa 800 viaggiatori in gran parte pendolari dalle stazioni di Terontola, Chiusi e Orvieto, parte da Firenze con 80 minuti di ritardo per “ritardo nella preparazione del treno” (sic!). In seguito sopraggiunge anche un problema sulla linea Direttissima fra Orte e Civitella d’Agliano, sembra un problema agli impianti elettrici della linea.

Dei circa 500 o 600 viaggiatori da Orvieto molti si organizzano per raggiungere in automobile la stazione di Orte. Ecco alcuni contatori che iniziano a correre:

-         costi del pedaggio autostradale, del carburante, del parcheggio alla stazione di Orte, moltiplicato per una decina di automobili;

-         emissioni di CO2 dovute al trasporto su gomma, in orario di punta, di decine di persone che avevano già pagato un viaggio in treno per la stessa tratta;

-         arrivo a Roma Termini con circa 40 minuti di ritardo sull’orario previsto e conseguente ritardo di circa un’ora all’ingresso sul posto di lavoro (con una stima di circa 50 ore di lavoro perse in totale), oltre a questo appuntamenti mancati, lezioni perse, maggiore tempo speso sui mezzi di trasporto urbani di Roma etc.

Circa 200 o 300 viaggiatori dalle stazioni di Terontola, Arezzo, Chiusi e alcuni dalla stazione di Orvieto, arrivano a Roma Termini  alle 11.17 con 180 minuti di ritardo:  una stima di circa altre 750 ore di lavoro complessive perse.

800 ore di lavoro perse nei settori più vari: scuola, banche, università, istituzioni, enti, associazioni etc. Il costo medio di un’ora di lavoro in Italia era nel 2017 di 27 euro. Parliamo quindi di 21.600 euro, in termini di soli costi del lavoro, per un solo treno, persi in una sola mattina su una delle infrastrutture strategiche del Paese. 

A queste andrebbero poi aggiunte le ore perse da quanti hanno scelto di prendere un giorno di ferie. E le ore che molti volenterosi, a spese del proprio tempo, hanno speso in smartworking dal treno fermo nelle campagne del viterbese.

Capiremo forse meglio nelle prossime ore cosa è successo di preciso. Di fatto sappiamo quanto la Roma-Firenze, in particolare nel tratto fra Orte e Settebagni, sia una linea sovraccarica di treni e conosciamo tutti i problemi che ciò produce. A quando un utilizzo più razionale ed efficiente della linea che consenta a tutti i cittadini di usufruire di una infrastruttura strategica per il nostro territorio e per il paese?

Chi chiede promesse riceve promesse, e forse le merita. Noi ci aspettiamo invece ragionamenti di buon senso sulla gestione del futuro. E non vorremmo davvero più sentir dire, come è accaduto in un dibattito elettorale locale nei giorni scorsi, che l’Umbria è isolata perché la Direttissima e l’Autostrada del Sole non passano in Regione… Ci passano! E vorremmo che si cercasse di lavorare perché le infrastrutture che abbiamo siano utilizzate al meglio”.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

(ASI) Doveva essere la festa dell’amore, ma invece la giornata di ieri, mercoledì 14 febbraio, è stata una tra le più difficili del nuovo anno per le ferrovie italiane. A causa di problematiche tecniche alla linea elettrica di alimentazione, la circolazione ferroviaria intorno a Roma ha subito profondi stravolgimenti con ovvie ripercussioni negative sulla circolazione dei treni.

Nel caos la Democrazia Forzata

 

Dato che il guasto ha interessato la linea Alta Velocità, i treni di rango circolanti su quest’ultima hanno dovuto utilizzare la linea normale tra Roma e Firenze. Nel prevedibile ingorgo di dimensioni titaniche che ne è seguito, a farne le spese sono stati praticamente tutti  i treni circolanti.

Per una volta infatti pratiche come il cosiddetto “inchino” dei treni regionali nei confronti di quelli alta velocità, o degli intercity, non sono state possibili. Si è dunque assistito ad una sorta di democrazia paritaria forzata che ha finito per portare a ritardi variabili tra un minimo di venti minuti, fino a oltre 2 ore, per tutti i treni in circolazione, a prescindere dalle prestazioni tecniche dei mezzi, dal costo, e dal blasone.

Tra l’altro i Treni Freccia, e Italo, una volta instradati sulla linea tradizionale, non hanno potuto minimamente sfoderare le proprie capacità velocistiche, ed hanno pertanto dovuto sottostare alle medesime limitazioni di tutti gli altri convogli circolanti.

Pendolari in rivolta: il comunicato

La situazione, particolarmente grave, ha fatto infuriare i pendolari umbri, che hanno emesso, nella giornata di ieri, un comunicato ufficiale a firma del “Comitato Pendolari Roma - Firenze”, che però è esemplificativo del pensiero di tutto il coordinamento dei pendolari umbro.

Di seguito il comunicato integrale:

  

“«Ogni promessa è debito» ricorda fino al prossimo 4 marzo ai viaggiatori/elettori l’Istituto Bruno Leoni con grandi contatori del debito pubblico installati nelle stazioni di Roma e Milano.

Oggi sulla Roma-Firenze facciamo soprattutto il conto dei ritardi, ben sapendo che anche ogni ritardo è debito, nella vita e nel lavoro di ciascuno. E un costo enorme di risorse per un paese con molti meccanismi in corto circuito.

Il piccolo esempio relativo solo al treno 581 di oggi.

Il treno IC 581 da Firenze, che porta ogni giorno a Roma circa 800 viaggiatori in gran parte pendolari dalle stazioni di Terontola, Chiusi e Orvieto, parte da Firenze con 80 minuti di ritardo per “ritardo nella preparazione del treno” (sic!). In seguito sopraggiunge anche un problema sulla linea Direttissima fra Orte e Civitella d’Agliano, sembra un problema agli impianti elettrici della linea.

Dei circa 500 o 600 viaggiatori da Orvieto molti si organizzano per raggiungere in automobile la stazione di Orte. Ecco alcuni contatori che iniziano a correre:

-         costi del pedaggio autostradale, del carburante, del parcheggio alla stazione di Orte, moltiplicato per una decina di automobili;

-         emissioni di CO2 dovute al trasporto su gomma, in orario di punta, di decine di persone che avevano già pagato un viaggio in treno per la stessa tratta;

-         arrivo a Roma Termini con circa 40 minuti di ritardo sull’orario previsto e conseguente ritardo di circa un’ora all’ingresso sul posto di lavoro (con una stima di circa 50 ore di lavoro perse in totale), oltre a questo appuntamenti mancati, lezioni perse, maggiore tempo speso sui mezzi di trasporto urbani di Roma etc.

Circa 200 o 300 viaggiatori dalle stazioni di Terontola, Arezzo, Chiusi e alcuni dalla stazione di Orvieto, arrivano a Roma Termini  alle 11.17 con 180 minuti di ritardo:  una stima di circa altre 750 ore di lavoro complessive perse.

800 ore di lavoro perse nei settori più vari: scuola, banche, università, istituzioni, enti, associazioni etc. Il costo medio di un’ora di lavoro in Italia era nel 2017 di 27 euro. Parliamo quindi di 21.600 euro, in termini di soli costi del lavoro, per un solo treno, persi in una sola mattina su una delle infrastrutture strategiche del Paese. (Alleghiamo qui la foto della situazione di alcuni altri ritardi in Direttissima a metà mattinata).

A queste andrebbero poi aggiunte le ore perse da quanti hanno scelto di prendere un giorno di ferie. E le ore che molti volenterosi, a spese del proprio tempo, hanno speso in smartworking dal treno fermo nelle campagne del viterbese.

Capiremo forse meglio nelle prossime ore cosa è successo di preciso. Di fatto sappiamo quanto la Roma-Firenze, in particolare nel tratto fra Orte e Settebagni, sia una linea sovraccarica di treni e conosciamo tutti i problemi che ciò produce. A quando un utilizzo più razionale ed efficiente della linea che consenta a tutti i cittadini di usufruire di una infrastruttura strategica per il nostro territorio e per il paese?

Chi chiede promesse riceve promesse, e forse le merita. Noi ci aspettiamo invece ragionamenti di buon senso sulla gestione del futuro. E non vorremmo davvero più sentir dire, come è accaduto in un dibattito elettorale locale nei giorni scorsi, che l’Umbria è isolata perché la Direttissima e l’Autostrada del Sole non passano in Regione… Ci passano! E vorremmo che si cercasse di lavorare perché le infrastrutture che abbiamo siano utilizzate al meglio”.

Alexandru Rares Cenusa – Agenzia Stampa Italia

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