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L'UDU invita all'università di scienze politiche il presidente dell'ANM

Palamara critica il "legittimo impedimento"

Manuela Comodi, segretario regionale dell'ANM, apre il dibattito

 

Di Michele Topini

 

(ASI)Luca Palamara, presidente nazionale della ANM (associazione nazionale magistrati), è stato invitato dai giovani dell'UDU, a tenere un dibattito circa lo scudo "legale" forgiato dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi, attraverso la legge cosiddetta del "legittimo impedimento".

 

La dottoressa Manuela Comodi, presidente della sezione regionale umbra della magistratura, apre il dibattito sostenendo che lo scudo così come avrebbe desiderato utilizzarlo Berlusconi è inapplicabile.

Berlusconi non potrà rinviare udienze per futili motivi, quali feste di inaugurazioni, feste paesane o addirittura sagre, come contemplato dalla legge sul legittimo impedimento, poichè la corte

costituzionale ha bocciato parlzialmente tale legge.

Non c'è nessuna motivazione politica dietro tale bocciatura come Berlusconi sostiene, dando del "comunista" a qualunque persona o organo si opponga al suo volere, ma bensì il semplice e puro rispetto della costituzione italiana che nell'articolo n.3 prevede che i cittadini siano tutti uguali davanti alla legge. Il leggittimo impedimento non rispetta, di fatto, suddetto articolo, poichè le sovracitate cause di rinvio di un processo, che andrebbero ad aggiungersi a quelle già contemplate dal sistema giudiziario, varrebbero solo per i parlamentari, creando disuguaglianza tra "onorevoli" e "cittadini qualunque". Tuttavia sostiene la Comodi, se pure tale scudo sia di fatto già decaduto, è importante andare al referendum e votare per l'abrogazione di tale legge, poichè è neccessario dare un messaggio di indignazione verso chi utilizza il potere per i propri comodi, e cioè per sottrarsi al giudizio della magistratura circa le accuse di numerosi reati, come ad esempio la corruzione o lo sfruttamento della prostituzione minorile.

 

La Comodi, in attesa dell'intervento di Palamara, racconta dunque la storia di tale tentativo di scudo da parte del premier. Tutto era cominciato nel 2004, quando fu dichiarato costituzionalmente illegittimo il lodo Schifani, che prevedeva l'immunità parlamentare per le cinque più alte cariche dello stato, e proseguito nel 2008 con il lodo Alfano, che a sua volta riproponeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello stato.

Entrambi i lodi sono stati dichiarati anticostituzionali, ma pur di sottrarsi ai processi in corso, Silvio Berlusconi ha dovuto nuovamente proporre un tentativo di scudo, estendendolo a tutti i parlamentari, che gli permettesse stavolta di non presentarsi ai processi in corso a suo carico, molti dei quali lo vedono accusato di reati gravissimi.

 

Purtroppo, spiega la Comodi, non è un bel momento per gli amanti del diritto, poichè oltre ad essere presentate leggi chiaramente "ad personam", che dunque denotano interessi e benefici strettamente personali e non comuni, molte delle leggi che vengono proposte dal governo oggigiorno, sono spesso notevolmente sgrammaticate e piene di contraddizioni e di errori di ortografia che denotano scarso interesse verso l'intero sistema giudiziario, ultimamente sempre meno rispettato e sempre più screditato dalle pesanti parole di accusa che escono dalla bocca del Presidente del Consiglio.

 

Concluso l'intervento di apertura di Manuela Comodi, la parola è passata al presidente dell'associazione nazionale magistrati Luca Palamara.

Egli ha affrontato il discorso della "velocizzazione" dei processi, distinguendo tale problematica dal cosiddetto "processo breve" che a tutto serve fuorchè a sveltire le udienze in tribunale.

Il processo breve , spiega Palamara, serve a garantire soltanto che alcuni processi, che guarda caso vedono imputato il signor Silvio Berlusconi, non giungano mai a termine, perchè cadano prescritti prima del verdetto finale. Questo è un chiaro tentativo dell'attuale Presidente del Consiglio di sottrarsi al giudizio della magistratura, vedendosi cadere in prescrizione numerosi processi a carico.

Qui Palamara tiene a precisare che "prescrizione" non è affatto sinonimo di "assoluzione".

Dopo un'assoluzione l'imputato è dichiarato innocente e non colpevole di avere commesso il reato per il quale è stato accusato, diversamente, dopo una prescrizione l'imputato non dovrà scontare alcuna pena, ma solo perchè il processo non è terminato nei tempi minimi richiesti dalla legge, egli dunque non è necessariamente innocente o colpevole ma bensì "non giudicato".

 

Il presidente dell' ANM, analizza dunque un esempio concreto che riguarda i tempi di prescrizione di un reato, e nella fattispecie parla del reato di corruzione.

Inizialmente la corruzione cadeva in prescrizione dopo quindici anni, ora grazie alle nuove leggi volute da Berlusconi bastano appena sette anni. Il caso vuole che Berlusconi sia indagato proprio per aver corrotto un avvocato, Mills, peraltro già condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per l'evidenza delle prove che dimostrano come egli abbia intascato una tangente dalla Fininvest. Siamo, insomma davanti ad un caso in cui colui che ha ricevuto la tangente è stato già condannato, mentre colui che l'ha erogata, e che a detta dell'accusa è proprio Silvio Berlusconi, è ancora ingiudicato perchè il processo non riesce a volgere al termine, grazie ai continui rinvii ottenuti con le riforme sovracitate, e peggio ancora il processo rischia di terminare prima ancora della sentenza definitiva poichè il reato sta per cadere in prescrizione.

 

Far cadere in prescrizione un reato è gravissimo laddove sia invece possibile portare a termine il processo in termini ragionevoli, perchè, spiega Palamara, accettare la prescrizione, di fatto, significa andare dalla vittima interessata a che venga fatta giustizia e dirle che lo stato non ha più interesse ad accertare la verità.

 

Questo "processo breve", che in sostanza è una "prescrizione breve", rischia di far terminare, prima dell'accertamento della verità, numerosi processi in corso, quasi quindicimila, danneggiando pesantemente tutte le vittime in attesa di giustizia.

Si pensi che tale "processo breve", tra i tanti, permetterebbe di lasciar cadere in prescrizione i reati commessi a L'Aquila riguardanti appalti illeciti, infiltrazioni mafiose nel mercato dell'edilizia e la costruzione di "case di sabbia" che hanno provocato dopo il terremoto del 2009 la morte di numerose persone e lo svuotamento totale di una città che tuttora è deserta perchè inagibile.

 

Palamara sostiene dunque che il governo dovrebbe agire in altra direzione, e cioè sveltendo realmente le procedure giudiziarie e dunque la durata dei processi, affinchè la verità venga accertata in tempi più ragionevoli. Suggerisce ad esempio di digitalizzare molti degli atti che ad oggi vanno presentati su cartaceo e dopo infinite procedure burocratiche, e ancora aggiunge che sarebbe importantissimo eliminare le cause seriali e razionalizzare le risorse incrementando il numero dei cancellieri, indispensabili per lo svolgimento del processo ed oggi in pesante sottonumero.

 

L'intervento di Palamara è terminato momentaneamente per continuare successivamente nella Sala dei Notari, dove egli è stato ospite del festival del giornalismo.

In questa sede il presidente dell'associazione nazionale magistrati ha parlato nuovamente della prescrizione breve definendola come una vera e propria garanzia di impunità diffusa della quale beneficierebbero numerosi indagati.

 

Qui il discorso approda poi sull'episodio del sei aprile, verificatosi di fronte al tribunale nel quale il Presidente del Consiglio aveva avuto l a prima udienza del processo per il caso Ruby.

Berlusconi ha tenuto, al termine dell'udienza, un vero e proprio comizio in piazza, con tanto di gruppetto di sostenitori pronti a cantare slogan e motti in sua difesa, nel quale si è pubblicamente assolto dalle accuse a suo carico, influendo pesantemente sia sull'opinione pubblica sia sul corretto svolgimento del processo.

Palamara condanna pesantemente tale metodologia di difesa adottata da Berlusconi, definendola inaccettabile, perchè così facendo egli cerca un'assoluzione da parte dei suoi sotenitori fuori delle aule di tribunale danneggiando l'intero sistema giudiziario che rischia di essere screditato oltre che delegittimato agli occhi dei cittadini, con pericolose conseguenze.

 

Palamara conclude infine il suo intervento aggiungendo che a suo avviso il processo penale e l'informazione giornalistica debbano viaggiare parallelamente e su binari differenti, capendo quali sono i confini dell'una e dell'altra parte.

Questo può avvenire solo se determinati atti vengono protetti dal segreto e non resi necessariamente pubblici e dunque pubblicabili. Ciò è necessario, altrimenti la pubblicazione di alcuni atti, magari non rilevanti ai fini giudiziari, può essere comunque rilevante, e anche pesantemente, per l'opinione pubblica, rischiando di sbilanciare, ancora una volta fuori dal tribunale, un giudizio che invece deve attenersi esclusivamente alle prove e rimanere il più oggettivo possibile.

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