(ASI) Chieti. Il Cimitero di Guerra Canadese Moro River, nelle vicinanze di Ortona, è stato teatro della commemorazione del Remembrance Day, che ha avuto luogo l'11 novembre, alla presenza dell'ambasciatore canadese Peter McGovern. Nel cimitero sono sepolti 1375 militari canadesi deceduti durante la seconda guerra mondiale, in particolare durante la c.d. Battaglia di Ortona, oltre ad un centinaio di caduti inglesi. Le tombe sono tutte uguali, ma quelle dei britannici si differenziano per l'assenza della piccola foglia d'acero scolpita, simbolo del Canada.


Dopo gli inni nazionali canadese e italiano, ha preso la parola l'ambasciatore McGovern che con evidente emozione ha voluto ricordare, in inglese, francese e italiano, il significato sempre attuale del giorno della memoria, per apprezzare il significato della pace attraverso il sacrificio di tanti uomini, tra cui tanti giovanissimi. E proprio i ragazzi della sede di Lanciano del Canadian College in Italy hanno svolto un ruolo attivo nell'organizzazione della manifestazione, alla quale hanno partecipato l'addetto militare dell'Ambasciata del Canada, rappresentanti della NATO, sindaci e delegazioni regionali delle associazioni combattentistiche e d'arma e della Croce Rossa Italiana. Presenti il sindaco di Ortona, dott. Vincenzo D'Ottavio, che, dopo l'ambasciatore canadese, ha deposto una corona d'alloro ai caduti esprimendo la propria gratitudine al Canada per aver concorso alla liberazione dell'Italia, dell'Abruzzo e in particolare di Ortona, città che negli anni scorsi è stata ufficialmente dichiarata "Luogo di interesse storico nazionale del Canada". Una circostanza che ancor di più rafforza i legami tra Italia e Canada, paese dove vivono tanti emigrati italiani e abruzzesi.
Alla cerimonia hanno partecipato autorità locali, numerosi militari, ex militari, congiunti di caduti in guerra, ma anche semplici cittadini, italo-canadesi e una discreta presenza di studenti dell'Istituto Nautico di Ortona e del Liceo Scientifico "L. Da Vinci" di Pescara, accompagnati da diversi docenti.
La celebrazione del Remembrance Day risale al 1919 e coincide con il giorno della cessazione delle ostilità della prima guerra mondiale (11 novembre 1918). Cerimonia tradizionalmente anglosassone e dei paesi del Commonwealth, è anche nota come Poppy Day, dal papavero rosso, colore del sangue, che simboleggiano l'evento, riprendendo i versi della poesia "Nei campi delle Fiandre", scritta un secolo fa da un ufficiale canadese, John McCrae. Dopo la seconda guerra mondiale sono diventati due i minuti di silenzio da osservare durante la cerimonia.

Tra i presenti un ex ufficiale inglese, John Harvey, che dopo aver seguito la cerimonia a fianco del sindaco di Pizzoferrato, Palmerino Fagnilli, ha deposto una corona di papaveri rossi per ricordare i caduti del Royal West Kent Regimenth. Nel fogliettino cucito il richiamo al maggiore Lionel Wigram, caduto a Pizzoferrato il 3.2.1944 e alla Wigforce, formazione mista di inglesi e partigiani della Brigata Maiella. La figura dell'eroico maggiore, anch'egli sepolto nel cimitero Moro River, è oggi maggiormente conosciuta in Italia dopo la pubblicazione del racconto "To reason why" del maggiore Denis Forman, che fu comandante del presidio dell'VIII a Casoli, uscito nell'edizione italiana con il titolo "Wigforce Story" – ed. Menabò. Il libro ha finalmente messo in luce il ruolo che l'ufficiale inglese che condivise e sostenne le ragioni della resistenza tra gli alleati.
Ha completato le celebrazioni l'apposizione di una targa commemorativa gli appartenenti al 48° Reggimento Highlanders che hanno combattuto e sono caduti per liberare l'Italia e Ortona dall'occupazione nazifascista. La medesima targa sarà apposta anche al Museo della Battaglia della città adriatica, al cui allestimento hanno anche collaborato veterani canadesi.
Una luminosa giornata di sole nella splendida cornice tra il mare e la Maiella ha accompagnato la commemorazione che sta sempre più diventando un'occasione di riflessione collettiva che unisce sul tema della pace e dell'amicizia popoli diversi.

Antoni Bini

 

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